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Processo Italstrade, la difesa: «Indagine partigiana, accuse senza fondamento»

ISCHIA. Si sono concluse le arringhe difensive nel processo relativo alla realizzazione dei lavori sul lungomare di via Giovanni Mazzella a Citara, nel Comune di Forio. Un processo lungo quasi un lustro, e incardinato sulla base di indagini iniziate circa otto anni fa: come si ricorderà, la Procura della Repubblica di Napoli ipotizzò diversi reati nella conduzione delle opere di riqualificazione del litorale foriano, che vanno dalla truffa al falso materiale e al falso ideologico, reati contestati all’architetto Giovanni Matarese, direttore dei lavori e responsabile del VII settore presso il Comune di Forio; Dario Amoroso, che rivestiva il ruolo di responsabile del procedimento, e il collaudatore Giuseppe Castagliuolo. Ad essi va aggiunto  Nicola Malinconico, amministratore delegato della società “Italstrade”che si aggiudicò i lavori di riqualificazione del lungomare, la cui posizione fu inizialmente stralciata.  Il difensore di fiducia di Amoroso, l’avvocato Iannuzzi, aveva formulato le proprie conclusioni nell’udienza del 24 novembre scorso. Ieri mattina, dinanzi il giudice Alberto Capuano presso la sede di Ischia del Tribunale, è stata la volta degli altri due difensori  di tenere la discussione finale. Ha iniziato l’avvocato Raffaele Pesce, legale di fiducia del signor Castagliuolo. Il penalista ha ribadito in modo esplicito il ruolo del proprio assistito, il quale era soltanto il collaudatore finale delle opere e nulla più. In particolare, le poste contabili contestate furono modificate nel febbraio 2011, mentre la documentazione per il collaudo venne consegnata al signor Castagliuolo soltanto nell’aprile successivo. Di fatto, quando a giugno 2011 egli depositò i documenti attestanti il collaudo finale, non poté fare altro che  certificare quello che gli era stato sottoposto. Se ci fosse stato un errore o un illecito commesso in precedenza, il Castagliuolo non avrebbe potuto fare altro che certificare l’avvenuta modifica contabile. L’avvocato ha quindi chiesto l’assoluzione per il propri assistito, per non aver commesso il fatto o perché il fatto non costituisce reato o, in subordine, l’applicazione del minimo della pena contemplata.

È stato poi il turno del difensore dell’architetto Matarese. L’avvocato Giuseppe Di Meglio ha sinteticamente ripercorso i capi d’accusa, dalla truffa al falso e all’omessa denuncia, per poi chiedere l’assoluzione del suo assistito da tutti i reati contestati, perché il fatto non sussiste, in quanto la vicenda processuale nasce dall’indagine curata dall’agente provinciale  Savastano, del nucleo di polizia sanitaria, un’indagine che l’avvocato Di Meglio ha definito “chiaramente partigiana”.  La Savastano sarebbe infatti intervenuta sul posto quando i lavori erano già conclusi. Il penalista ha sottolineato come nel documento contabile depositato non vi sia alcuna menzione della quantità di materiale di risulta che sarebbe stato smaltito, del quale l’architetto Matarese ha predisposto la liquidazione. Nei documenti la quantità di materiale da rimuovere si attesta in soli 0,48 metri cubi. In ogni caso il capitolato d’appalto prevedeva lo smaltimento del materiale “a corpo”, non “a misura”: non si sarebbe stata quindi nessuna necessità da parte  dell’architetto Matarese di andare a verificare la quantità del materiale. Inoltre, secondo l’avvocato Giuseppe Di Meglio, dal processo sarebbero emerse alcune discrasie circa i luoghi di consegna del materiale, ma ciò non fu posto in essere dal signor Matarese né dunque è a lui addebitabile, in quanto del tutto estraneo. Altra prova dell’ignoranza della dottoressa Savastano sarebbe data dal fatto che le norme che impongono di verificare lo smaltimento mediante fatture, riscontri e analisi sono intervenute soltanto  a partire dal 4 ottobre 2011, ad opera della giunta regionale della Campania, quindi in epoca successiva all’appalto conferito alla Italstrade e alla chiusura dei lavori. L’appalto che, si ripete, prevedeva uno smaltimento forfettario, a corpo e non a misura. Va quindi escluso il reato di falso ideologico e di truffa perché  Matarese non era tenuto a procedere alla verifica dello smaltimento dei rifiuti speciali, né di verificare dove essi venivano portati. Infine, l’avvocato Di Meglio si è soffermato sulla “riserva d’impresa” a favore della ditta per agire autonomamente in relazione allo smaltimento dei rifiuti non inseriti dall’architetto nel libretto delle opere realizzate, riserva che l’azienda aveva già preannunciato nel 2009. Siccome tale riserva era scritta a penna nel verbale, il perito giudiziario ritenne erroneamente che essa fosse stata aggiunta successivamente. In conclusione, un’indagine basata su supposizioni erronee tali da aver generato un malinteso che secondo la difesa minò sin dall’inizio l’attività investigativa e il processo da essa originatosi. Al termine delle arringhe, il pubblico ministero ha chiesto un termine per eventuali repliche: la prossima udienza è stata fissata tra due mesi esatti.

LE ACCUSE. Il processo che volge ormai al termine ha ruotato principalmente intorno al destino di oltre duemila metri cubi di materiale di risulta prodotto nel corso dei lavori, che secondo l’accusa non sarebbe stato smaltito secondo le disposizioni legislative vigenti. In ballo ci sono anche le presunte discrasie  tra quanto il Comune di Forio aveva corrisposto alla Italstrade per il trasporto, gli oneri di discarica e lo stesso smaltimento,  e la spesa documentata, ma anche tra la cifra previsto per l’acquisto di conglomerati bituminosi, e quella che secondo gli inquirenti  fu documentata tra le spese. Nel dettaglio l’accusa di truffa si configurerebbe «perché, in concorso tra loro, nelle rispettive qualità: Malinconico Nicola di amministratore unico della società Italstrade srl (aggiudicataria dell’appalto “riqualificazione lungomare Citara” approvato con le delibere della giunta comunale di Forio d’Ischia n. 25 del 10.10.2005 e n. 44 del 15.3.2006 ed oggetto delle successive varianti in corso d’opera approvate con le delibere di giunta del 7.4.2008 e del 21.10.2010); Matarese Giovanni Raffaele di responsabile del settore VII del comune di Forio d’Ischia e direttore dei lavori; Amoruso Dario di responsabile unico del procedimento relativo al sopraindicato appalto; mediante la condotta di cui al reato di falso, nonché per Matarese e Amoruso nell’aver dolosamente omesso, in violazione del codice degli appalti e del relativo regolamento di attuazione, di verificare le richieste di pagamento allegate ai S.A.L. (nelle quali sono state registrate lavorazioni e somministrazioni non supportate dalla prescritta documentazione di riscontro), inducevano in errore il comune di Forio d’Ischia che nell’importo complessivo dell’appalto, corrispondeva alla società appaltatrice Italstrade srl anche la somma di euro 106.038,61 per il trasporto, gli oneri di discarica e lo smaltimento dei rifiuti prodotti nell’esecuzione dei lavori a fronte di una spesa documentata di soli 1.398,88 euro, nonché l’importo di euro 129.882,31 per l’acquisto di conglomerati bituminosi a fronte di una spesa documentata di soli 60.000,00 euro, in tal modo procurandosi un ingiusto profitto di corrispondente ammontare con pari danno per il predetto ente pubblico». L’ipotesi di falso materiale e falso ideologico, lanciata nei confronti dei soli Matarese e Malinconico (non di Amoroso) si concreterebbe nell’alterazione dei registri allo scopo di provare che i rifiuti speciali sarebbero stati rimossi dal cantiere del lungomare e trasferiti in terraferma per lo smaltimento, e quindi «per aver, in concorso tra loro, nelle rispettive qualità di cui al reato di truffa, nonché Malinconico Nicola anche quale istigatore, Matarese Giovanni Raffaele quale pubblico ufficiale ed esecutore materiale, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, in tempi diversi, attestato falsamente sul registro contabile dei lavori dell’appalto (atto pubblico) fatti di cui l’atto era destinato a provare la verità e precisamente: che alla data del 6.11.2009 erano stati trasportati a rifiuto e smaltiti circa 1.350 mc di rifiuti provenienti dal cantiere Lungomare Citara di Forio d’Ischia; che alla data del 6.11.2009 i lavori di rifacimento del manto stradale erano stati eseguiti per il 90% del totale della categoria; nonché falsificavano il terzo verbale di ripresa dei lavori datato 25.10.2010, apponendovi in data postuma una riserva formulata dall’appaltatore». Secondo la Procura si configurerebbe altresì il reato di omissione di denuncia da parte di Matarese e Amoroso, i quali «in concorso tra loro, nelle rispettive qualità di cui al reato di truffa, omettevano di denunciare all’autorità giudiziaria il reato di cui all’art 6 L 210/08 posto in essere da Malinconico Nicola (quale legale rappresentante pro tempore della Italstrade srl), reato di cui avevano avuto notizia nell’esercizio delle loro funzioni e precisamente dopo aver ricevuto la missiva prot. n. 1054 del 13.1.12011 (registrata anche nel libretto delle misure n 5), nella quale il Malinconico ammetteva il non corretto smaltimento dei rifiuti prodotti nel cantiere Lungomare Citara e, contravvenendo agli obblighi contrattuali e alle prescrizioni previste in sede progettuale, riconosceva l’improprio utilizzo dei rifiuti come materiale da costruzione, non sottoponendolo preventivamente all’accettazione del direttore dei lavori». Castagliuolo, come collaudatore, avrebbe sottoscritto alcuni registri dichiarandone la regolarità: «Per aver, nella qualità di collaudatore tecnico amministrativo nell’appalto “riqualificazione lungomare Citara” e pertanto di pubblico ufficiale, falsamente attestato nelle relazione di collaudo dotata 3.6.2011 fatti di cui l’atto era destinato a provare la verità e precisamente la regolarità degli atti contabili della procedura d’appalto e la rispondenza delle opere eseguite rispetto alle registrazioni della documentazione di cantiere, senza invece rilevare la carenza delle fatture comprovanti le spese sostenute dall’appaltatore per lo smaltimento dei rifiuti e per l’acquisto dei conglomerati bituminosi, il mancato conferimento in discarica dei rifiuti nella quantità stabilita e la non corretta compilazione dei registro di contabilità».

Francesco Ferrandino

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