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Processo per l’alluvione di Casamicciola, sfilano i testi dell’accusa                  

Con la prescrizione ormai maturata ma non dichiarata, continua il processo per le conseguenze dell’alluvione di Casamicciola avvenuta nell’autunno 2009. Nell’ultima udienza, svoltasi il 18 ottobre, le parti rinunciarono consensualmente alla testimonianza di Domenico Trovato, che avrebbe dovuto riferire sulle medesime circostanze già illustrate dall’ingegner Lupoli, funzionario della Protezione civile regionale ascoltato lo scorso giugno. Gli altri due testimoni indicati dall’accusa, assenti in quella occasione dovrebbero deporre nell’udienza di stamane, dinanzi il giudice monocratico Alberto Capuano della sezione penale di Ischia.  Si tratta di Giuseppe Conte e Franco Ortolani. Tuttavia anche il magistrato è consapevole che il processo è ormai del tutto “virtuale”: otto anni sono sufficienti per far scattare la prescrizione, anche se la difesa per il momento ha deciso di non servirsene. I quattro imputati, Vincenzo D’Ambrosio, Giosi Ferrandino, Silvano Arcamone e Simone Verde, furono chiamati a rispondere di disastro e di omicidio colposo in relazione all’evento alluvionale che provocò numerosi danni nel Comune di Casamicciola oltre alla morte della giovane Anna De Felice. Il rinvio a giudizio arrivò soltanto nella primavera 2016, dopo un’udienza preliminare insolitamente protrattasi nel tempo. Il processo di fatto è iniziato da circa un anno, anche se  già all’ora era chiaro  che la prescrizione sarebbe arrivata prima di qualsiasi sentenza.  Finora sono stati ascoltati alcuni esponenti delle forze dell’ordine che intervennero nelle ore immediatamente successive al disastro e condussero le prime indagini: Guardia Forestale, Carabinieri, Guardia di Finanza, hanno illustrato le operazioni di salvataggio di alcuni cittadini rimasti coinvolti nella furia dell’alluvione, oltre l’attività di accertamento effettuata sugli appalti per i lavori di manutenzione degli alvei. Proprio l’individuazione della competenza in materia di manutenzione degli alvei è uno degli snodi principali del processo. La difesa punta a vedere riconosciuto il carattere eccezionale delle precipitazioni in quei funesti giorni che precedettero la tragedia che portò via la giovane vita di Anna De Felice, ma soprattutto la mancanza di responsabilità del Comune di Casamicciola in ordine alla competenza per la manutenzione degli alvei, smentendo le accuse di aver usato impropriamente alcuni fondi regionali per la bonifica di tali alvei destinati ad accogliere le acque piovane.

In una delle poche udienze finora svoltesi, l’avvocato Gennaro Tortora produsse la famosa delibera n. 107 del 2004 del Comune di Casamicciola che sin dal titolo rivelerebbe l’esatta destinazione di progetto da circa 800mila euro, finanziato coi fondi regionali Por 2001-2006, diretto al recupero degli alvei per la filiera termale e conseguentemente dei finanziamenti. Si sarebbe dunque trattato sin dall’inizio di un progetto nell’ambito del Programma operativo regionale a carattere turistico termale, e quindi non si sarebbe verificato alcun “dirottamento” illecito. Emersero anche gli insufficienti  accertamenti da parte delle forze dell’ordine, soprattutto per quanto riguarda le esatte competenze in ordine alla manutenzione ordinaria e straordinaria degli alvei destinati a raccogliere le acque piovane.  Indubbiamente, la difesa mise a segno un netto punto a favore, dal momento che gran parte del processo verte proprio sull’accusa di presunta distrazione di fondi. L’avvocato dunque ribadì che l’appalto in questione era destinato alla riqualificazione della filiera termale. Fra l’altro, nell’udienza dello scorso giugno l’ingegner Lupoli, all’epoca in servizio presso la Protezione civile regionale, sottolineò nella sua testimonianza il carattere eccezionale dell’evento alluvionale che colpì Casamicciola nel novembre di otto anni fa, oltre alla notevole “propensione franosa” del territorio casamicciolese.

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