CULTURA & SOCIETA'

L’Algeria e la contaminazione procidana

C’è tanta Procida in Algeria. Precisamente in due città: Mers El Kebir e Philippeville, oggi Skikda: due luoghi che per oltre cent’anni furono abitati da isolani che portarono sulle coste africane tradizioni, famiglie e dialetti. E ancora oggi, fra uomini che parlano lingue straniere, sono frequentissimi i cognomi Scotto, Mazzella, Esposito.

Procida, con la sua storia di navigatori famosi in tutto il mondo, ha unito tre coste del Mediterraneo nel nome di San Michele: l’Algeria, la Francia e Procida.

Marsiglia, Saint-Mandrier-sur-Mer, Orano, Mers El Kebir. Le rotte che hanno condotto i procidani, soprattutto pescatori, sulle sponde del Mediterraneo: Algeria e Francia.

Agli inizi dell’800, diversi nuclei di pescatori procidani, inizialmente stagionali, lasciarono l’isola alla ricerca di fortuna verso altre mete del Mediterraneo e, da pescatori, si diressero presso le coste del nord dell’Algeria. Dopo l’indipendenza, nel 1962, molti procidani si trasferirono sulle coste meridionali e nell’entroterra della Francia.

Stupenda la grande folla della processione di San Michele Arcangelo, collante religioso e culturale, un rito riproposto in Algeria e poi in Francia con la stessa fervente e appassionata dedizione con la quale lo si conosceva sull’isola natia.

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“Mio nonno materno Michel Roch ESPOSITO – ci dice Michèle PENTAGROSSA – era il penultimo dei cinque figli di Michele ESPOSITO e di Margarita Ciro ROSELLI, entrambi nati in Procida ed emigrati in Francia precisamente a Marsiglia nel 1879, come dimostra l’atto di naturalizzazione del 1899. I loro cinque figli, nati in Francia, divennero alla richiesta dei loro genitori, francesi per filiazione.

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Mio nonno era un carpentiere di Marina ma anche un esperto in tutto ciò che riguardava le tele e la preparazione di vele”.

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