CULTURA & SOCIETA'

Procida, domani serata dedicata al Cristo morto

L’evento si terrà presso la chiesa di Maria SS. della Pietà e San Giovanni Battista. Prevista una relazione di. Giacomo Retaggio

Domani, Giovedì 24 Settembre, presso la chiesa della Maria SS della Pietà e di San Giovanni Battista, con inizio alle ore 19,30, il dr. Giacomo Retaggio, medico e scrittore, terrà una relazione sul “Cristo morto” procidano, la cui statua si trova in esposizione pubblica dal 12 Settembre scorso proprio nella chiesa dei marinai.

La serata si svolgerà all’insegna di una sorta di celebrazione dei riti pasquali che quest’anno, come si ricorderà, causa la pandemia da Covid-19, non si sono tenuti sull’isola.E’ stata una precisa volontà di Matteo Germinario, priore della Congrega dei Turchini, sede e custode della statua del Cristo morto, quella di attenuare, almeno in parte, il disagio della mancata realizzazione della Processione del Venerdì Santo a cui i Procidani tengono molto. Non a caso essa si svolge da quattrocento anni. «Il Cristo morto procidano – dice il dr Retaggio – è una vera e propria opera d’arte. Una leggenda metropolitana, dura a morire, lo vuole scolpito da un carcerato della locale Casa penale. Ma non è vero. La data impressa sulla base della statua è 1728, mentre il carcere è stato istituito a Procida da Ferdinando II di Borbone nel 1830, vale a dire oltre cento anni dopo.

Essa appartiene al filone del barocco napoletano ed è opera dello scultore Carmine Lantriceni, un abruzzese trapiantato a Napoli, di cui esistono anche altre opere nelle chiese della città. Il nostro Cristo si inserisce nel trittico barocco del “Cristo deposto” del duomo di Capua di Matteo Bottiglieri e del” Cristo velato” del Sammartini. La sola differenza è che il Cristo procidano è di legno policromo mentre gli altri due sono di marmo. Evidentemente ai Turchini serviva una statua da portare in processione. Non si può parlare del Cristo senza coinvolgere la Congrega dei Turchini e non si può parlare di questa senza far riferimento all’ordine dei Gesuiti. Tutte e due le situazioni – conclude Giacomo Retaggio – portano dritto dritto alla grande Storia, di cui Procida, forse anche suo malgrado, per il passato ha fatto parte».

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