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Procida, il Gaetanina Scotto di Perrottolo è salvo

di Francesco Castaldi

PROCIDA – L’isola di Procida e i suoi abitanti, dopo mesi di apprensione per la sorte del “Gaetanina Scotto di Perrottolo”, possono finalmente esultare. Nella giornata di ieri, infatti, è giunto il responso dei giudici del Tar della Campania, che hanno accolto il ricorso presentato per ottenere l’annullamento del piano regionale di programmazione della rete ospedaliera 2016 – 2018, approvato il 17 maggio scorso con apposito decreto sottoscritto dal commissario ad acta per la Sanità, il dottor Joseph Polimeni. La notizia dell’accoglimento del ricorso è rimbalzato in pochi istanti su Facebook, ed è stato accolto con grande favore da parte dell’intera comunità procidana, che rischiava di perdere per sempre l’unico presidio ospedaliero presente sul territorio.

A commentare per primo la sentenza è stato uno dei principali proponenti del ricorso, ovverosia l’avvocato Luigi Muro. L’ex sindaco di Procida, comprensibilmente commosso per lo straordinario risultato ottenuto, ha dichiarato a “Il Golfo”: «Sono felice ed emozionato. Vince tutta Procida: abbiamo vietato a Regione e governo di trascinarci indietro di vent’anni. Ora spetta alle istituzioni lavorare bene senza tentennamenti e inutili polemiche. La mia mente torna alle battaglie fatte per dare a Procida quello che merita, e che non poteva esserci tolto con un colpo di mano».

Ma passiamo ora ad analizzare alcuni passaggi della sentenza pubblicata nella serata di ieri dal Tar. In particolare, i giudici amministrativi sottolineano che «non può ritenersi indifferente per un residente in un’isola, la circostanza che l’unico punto di pronto soccorso venga soppresso ovvero depotenziato con modalità che, secondo la prospettazione contenuta nel ricorso, incidono in modo significativo sulla tutela del diritto alla salute. L’interesse alla conservazione dell’attuale consistenza organizzativa – funzionale di una struttura sanitaria che assicura la più tempestiva ed efficace risposta alle esigenze di soccorso e di cura della popolazione è radicato in capo a ciascun soggetto residente nell’ambito operativo del servizio sanitario erogato dalla struttura medesima. Tale interesse è direttamente connesso alla tutela della salute di cui all’art. 32 Costituzione e appare viepiù giustificato dalla prospettata difficoltà dei residenti medesimi di raggiungere, in caso di necessità, gli altri nosocomi disponibili: si aggiunga che non è necessario provare in giudizio di essere nello stato di ricoverati – fruitori del servizio giacché il bene della salute è instabile e soggetto ad imprevedibili cadute e ricadute e, pertanto, vi è l’esigenza di poter confidare su una risposta sanitaria pronta ed efficace».

Inoltre, secondo il decreto ministeriale numero 70 del 2015, «sono considerate zone particolarmente disagiate quelle che risultano distanti più di 90 minuti dai centri hub o spoke di riferimento più di 60 minuti dalle strutture di pronto soccorso, superando i tempi previsti per un servizio di emergenza efficace; in tale categoria il decreto ricomprende espressamente i “presidi situati in aree considerate geograficamente e meteorologicamente ostili o disagiate, tipicamente in ambiente montano o premontano con collegamenti di rete viaria complessi e conseguente dilatazione dei tempi, oppure in ambiente insulare” aggiungendo, per quanto rileva nel presente giudizio, che “In tali presidi ospedalieri occorre garantire una attività di pronto soccorso con la conseguente disponibilità dei necessari servizi di supporto, attività di medicina interna e di chirurgia generale ridotta”. Pertanto, la funzione di pronto soccorso può essere prevista anche in presidi ospedalieri di aree disagiate, quindi anche nelle isole, con un numero di abitanti inferiore alla soglia minima di 80.000».

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