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CULTURA & SOCIETA'

Procida riconoscente festeggia il Patrono San Michele

“All’armi ! All’armi ! La campana sona”, romanzo storico di Giacomo Retaggio

Un altro romanzo ambientato dal prestigioso Scrittore Giacomo Retaggio sull’Apparizione salvatrice di san Michele Arcangelo nella sua grandiosa festività. Sono due le processioni e le solennità riconoscenti in onore del Santo Patrono San Michele. La prima l’8 maggio, data canonica della strepitosa apparizione del 1535 (che mise in fuga precipitosa i saraceni musulmani con il famigerato capo Ariadeno Barbarossa di Algeri), in cui la statua in oro e argento dell’Arcangelo Michele dopo la S. Messa viene portata in processione dalla storica Abbazia sulla sommità della Terra Murata per tutta l’isola (Covid permettendo) dai Confratelli detti “dei Gialli” -dal colore della ‘mozzetta’ che portano sulle spalle- seguita dal corteo del clero e dei fedeli procidani e non. In questa occasione infatti giungono sull’isola i discendenti dei procidani che nell’ 800 emigrarono a Mers El Kébir (fino al 1962 si chiamava Saint André de Mers-el-Kébir) -città portuale del nordovest dell’Algeria, nei pressi di Orano- e che oggi risiedono prevalentemente a la Ciotat nei pressi di Marsiglia, in Francia.

La seconda il 29 settembre giorno in cui ricorre la festività degli Arcangeli Michele, Gabriele, Raffaele (con gli auguri a tutti coloro che portano questi Nomi splendidi come anche mia moglie Raffaela, l’omonima nipotina Raffaela Puglia e la ricorrenza nozze di mia figlia Grazia Maria e Nicola Baldino proprio il 29 settembre). La statua di San Michele dopo la S. Messa viene portata in processione fino al panoramico belvedere dei cannoni da dove viene impartita la benedizione su tutta l’isola. L’artista napoletano Nicola Russo (1647-1702) fu chiamato nel 1690 ad eseguire quattro dipinti su tavola per decorare il coro seicentesco della stupenda Chiesa dell’Abbazia di San Michele, di cui conobbi in visita scolastica l’infaticabile Curato don Luigi Fasanaro. E il più famoso di questi dipinti rappresenta l’Arcangelo Michele in volo, con una spada di fuoco in pugno e contornato da angeli. Ai suoi piedi Procida durante l’assedio dei Saraceni dell’8 maggio del 1535. La raffigurazione di ‘San Michele Arcangelo scaccia i Saraceni da Procida’ è ovviamente oggetto di ammirazione estetica e particolare venerazione da parte dei procidani riconoscenti. Anche a Sant’Angelo d’Ischia, nel comune collinare di Serrara Fontana, e a Monterone a Forìo, san Michele è veneratissimo. Il suo culto (Mi-ka-el =’chi è come Dio?’) è diffuso in tutta Europa. Alla fine del V secolo il culto infatti si diffuse rapidamente in seguito all’Apparizione dell’Arcangelo sul Gargano in Puglia l’8 maggio 490 d.C. a san Lorenzo Maiorano, Vescovo di Siponto (Manfredonia, prov. Foggia), nella grotta ove sorge il famoso Santuario di San Michele Arcangelo. Ancora: il 13 ottobre 1884 il Papa Leone XIII ebbe una visione al termine della S. Messa in Vaticano nella quale il Maligno minacciava la Chiesa, per cui compose una preghiera raccomandando che fosse recitata al termine di ogni S. Messa: il che avvenne fino al 26 settembre 1964 con la riforma liturgica del Concilio Vaticano II che decretò “…le preghiere leonine sono soppresse”. Ma Papa Francesco, a seguito dello scandalo a sfondo sessuale nell’episcopato e nel clero, ha chiesto di recitare l’antica Preghiera alla Vergine SS “Sub Tuum Praesidium” con quella a San Michele Arcangelo e molti Vescovi hanno chiesto la reintroduzione della Preghiera a San Michele alla fine di ogni S. Messa. Tanto per spiegare le radici dell’esemplare fiducia e venerazione del popolo procidano e delle numerose comunità europee e mondiali nel “Principe delle milizie celesti”, Difensore dell’immutabile Dottrina Cattolica e Vincitore con Maria SS ‘Donna Vestita di Sol con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle’ sul Demonio (Apocalisse 12,1-9: ‘Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago…il serpente antico, il diavolo, satana che seduce tutta la terra’). San Giorgio Patrono della Parrocchia di Testaccio (comune di Barano d’Ischia) è raffigurato nell’attacco al drago: famosi i registri parrocchiali fotografati dallo scrivente in una memorabile Ricerca storico-culturale scolastica e traduzione dei testi con i propri bravi Allievi di Latino del 1995/96: ad esempio nella foto il Parroco don Albinio Di Meglio annota “Adì 24 de giugno 1544 vene Barbarusso at isola de Ischia co 136 vele et si piglio 75 persune in fra piccholi et grade”; e ancora “Adì 16 luglio 1536 fo pigliato lo testaccio et se forno pigliate vinte 22 persune”. A Testaccio c’è una Torre quadrangolare aragonese -con cisterna e forno- recuperata dal precario abbandono -come per il Sudatorio, pendìo Corafà, Chiesa Assunta, chiesa del Crocifisso; e Torrione a Forìo- con i decisivi servizi giornalistici su “Il Mattino” dello scrivente e l’intervento del compianto Sovrintendente dr. Pierluigi Mazzella. Secondo la testimonianza del caro Parroco don Ubaldo Conte molti storici hanno visitato i registri e la razza dei cosiddetti “zellusi” è un incrocio ibrido di saraceni e donne locali. Così nel romanzo di Retaggio il giovane Giobattista e la sua promessa Salette con i due fratelli piccoli e il padre sono deportati e separati dai pirati di Kair-el-Din (Ariadeno Barbarossa) chi a Tunisi, chi a Malta. L’isola di Procida è devastata. Salette, amata prediletta del Rais, viene fatta avvelenare per gelosìa dall’harem, complice l’eunuco Simbad: tutti puniti. Giobattista, a dispetto del tradimento di Salette, è convinto dal compagno ebreo greco Kontocolachis a rinnegare la propria Fede cristiana e diviene ‘turco’ col nome di Mulay Ahmed a comandare una galea per la pirateria. Ma viene catturato da nave crociata e si pente, assolto (tra i sei giudici tale “Càrolus Baldinus”) torna a Procida sconvolta dal 24 giugno 1544, ove incontra e ama Filomena (compagna di Salette). Due armatori locali lo convincono a guidare il brigantino “San Michele” nel Mediterraneo: il saluto dei Procidani “giusini”(comunità di giù) affollati alla partenza e Filomena che gli urla: “Io aspetto un bambino. E’ tuo!”. Pegno d’aurora nuova per il giovane senza parole allontanarsi navigante, come tanti procidani, sull’azzurro mare. In breve, è l’isola veramente letteraria, avvincente, del grande Retaggio. (continua)

*Pasquale Baldino – Responsabile diocesano Cenacoli Mariani MSM; docente Liceo; poeta; emerito ANC-Ass Naz Carabinieri (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)

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