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CRONACA

Procida, ruspe ancora in azione contro la povera gente

La protesta e le riflessioni di Gennaro Savio e del Comitato per il Diritto alla Casa delle Isole

Quanto vi stiamo per raccontare, sembra la trama di un film drammaticamente irrealistico, e cioè frutto della fantasia di un regista, ed invece è tutto terribilmente vero. E’ ciò che sta accadendo in queste ore a Procida, l’Isola designata Capitale della cultura 2020 dove, incredibile a dirsi, in piena pandemia e con l’esplosione di contagi da covid-19, si sta provvedendo ad abbattere una casa abitata da circa trent’anni da un’umile famiglia lavoratrice.

Casa terminata di costruire nel 1992 e nella quale sono passate ben tre generazioni della famiglia Ambrosino e per cui è stata presentata istanza di condono nel lontano 1994 come ci ha spiegato il figlio degli anziani proprietari, il signor Nicola il quale, tra l’altro, ha anche sottolineato che la richiesta di autodemolizione è stata rigettata dal comune perché si pretende l’abbattimento di tutto l’immobile e non solo degli 80 mq. quadrati previsti dalla Resa. “Negli anni ‘90 – ha affermato Nicola Ambrosino – fummo oggetto di una denuncia per la quale si attivò un procedimento penale con una sentenza passata in giudicato per la quale nel 2013 ci fu notificato dalla procura una resa relativa soltanto ad una parte del fabbricato (80 mq). Successivamente, forti del condono ‘94, nel 2016 ricevemmo la sanatoria dietro parere favorevole della sovrintendenza e parere paesaggistico. Tre mesi fa (dopo le elezioni comunali) abbiamo ricevuto dal comune una revoca in autotutela di tutti i permessi in sanatoria, ben 6 anni dopo il rilascio delle sanatorie che facevano riferimento al condono del ‘94. Di recente la procura ci comunica che il giorno 15 aprile avrebbe provveduto alla demolizione con le ruspe. Per cui abbiamo deciso di fare richiesta di autodemolizione, che ci è stata concessa con non poche difficoltà, però anticipata al 12.

Così il 12 alle ore 8.00 del mattino abbiamo iniziato l’allestimento del cantiere e l’auto demolizione. Alle 10.30 dello stesso giorno si è presentano il CTU con l’Ufficio tecnico del comune di Procida i quali sostenevano che l’ambiente non fosse sufficientemente vandalizzato e che la demolizione non riguardasse solo l’oggetto della resa, ma bensì tutto il fabbricato (ma chi avrebbe dovuto dircelo Visto che il resto non era oggetto di nessun procedimento penale?!). Così il 13 riceviamo dalla procura l’annullamento dell’autodemolizione. Ma nello stesso giorno abbiamo ricevuto dal Consiglio di Stato una sospensiva del provvedimento di autotutela del comune che mette in reviviscenza le sanatorie fino al 6 maggio, giorno in cui il consiglio di stato entrerà in merito. Successivamente nonostante istanza e incidente di esecuzione al giudice penale della nuova condizione, giovedì mattina l’immobile è stato affidato alla ditta che per conto della procura procederà alla demolizione. In questa vicenda – ha concluso Nicola – c’è molto di marcio che va approfondito e penso che sarà oggetto di vergogna”.

A questa famiglia di lavoratori cacciati fuori dalla propria casa dopo vent’anni, va tutta la solidarietà umana e sociale del Comitato per il Diritto alla Casa delle Isole di Ischia e Procida fondato dal compianto Domenico Savio. Intanto il fatto che da dodici anni a questa parte – e persino in piena pandemia e nel pieno dei contagi da Covid-19 – vadano giù solo le case abitate delle famiglie lavoratrici e mai la grossa speculazione edilizia affaristica legata a potentati di tutte le specie, dimostra che quella demolizione rappresenta solo una grossa ingiustizia perpetrata ai danni di poveri cristi dallo stato capitalistico che si diverte a fare il debole coi forti e il forte coi deboli.

Che vergogna! Altro che rispetto delle leggi e ripristino della legalità con cui si sciacquano la bocca vari rappresentanti istituzionali. E non dimentichiamo che a non voler risolvere questa tragedia non è ovviamente la magistratura che coi magistrati si limita ad applicare la legge, ma quella stessa politica che negli ultimi quarant’anni non ha voluto mettere in condizione i cittadini di costruire nelle legalità costringendoli a realizzarsi un tetto abusivamente perché far proliferare l’abusivismo a dato a molti, in tutto il centro sud, la possibilità di tenere milioni di cittadini sotto scacco dal punto di vista politico ed elettorale: che vergogna. E’ ora di mettere fine a questa ingiustizia. Basta ipocrisia da parte di sindaci, consiglieri regionali e parlamentari. E’ ora di passare dalle chiacchiere e dalle strumentalizzazioni ai fatti con l’approvazione di una Legge che dia alle famiglie la possibilità di sanare l’abuso di necessità. Si passi finalmente alla demolizione degli ecomostri di Stato e della grossa speculazione edilizia e affaristica con cui sono state irrimediabilmente distrutte coste e colline della nostra regione. Basta far piangere la povera gente!

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