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Progetto “Scuola Viva” all’IPS “V. Telese”, evento finale al plesso di Fondobosso

Gianluca Castagna | Ischia – “Chi sono, cosa posso, cosa non posso”; “Ogni singolare è plurale”; “Scuola – Lavoro: le competenze alla luce della L.107”; “Terra e Mare da amare attraverso lo sport”. Quattro moduli realizzati con 240 ore di formazione, circa 100 alunni destinatari, 60 aperture straordinarie,10 docenti interni coinvolti, più il personale ATA, 10 esperti esterni, 4 enti partner di provata esperienza, output e attività di comunicazione che hanno interessato tutti i laboratori della scuola. Sono questi i numeri della seconda annualità con cui l’IPS “Vincenzo Telese” di Ischia ha partecipato al Progetto “Scuola Viva”, programma triennale, finanziato mediante risorse del Fondo Sociale Europeo, con cui la Regione Campania realizza, a partire dall’anno scolastico 2016-2017, una serie di interventi volti a potenziare l’offerta formativa del sistema scolastico regionale, con l’obiettivo di innalzare il livello della qualità della scuola campana e rafforzare la relazione tra scuola, territorio, imprese e cittadini. Sono state circa 500 le realtà scolastiche della Campania che hanno aperto nelle ore pomeridiane per offrire iniziative culturali, sociali, artistiche e sportive ai ragazzi e alle famiglie, in particolare nelle realtà più difficili. Un inno ad una scuola viva, che genera partecipazione e che apre le proprie porte al territorio.

Come ribadito dal D.S. Prof. Mario Sironi, in occasione della cerimonia finale per la seconda annualità, durante la quale sono stati consegnati gli attestati di partecipazione agli alunni che hanno preso parte al progetto. «Una delle cose più belle della progettazione di Scuola Viva – ha commentato il preside del “Telese” – è l’intreccio tra la scuola con le associazioni del territorio. Il presidio ischitano di “Libera” contro le mafie; Federalberghi, da anni partner privilegiato e fondamentale per la realizzazione dei percorsi alternanza scuola-lavoro o quelli di tirocinio e orientamento dei nostri allievi; il presidio Slow Food di Ischia e Procida, che ha valorizzato, attraversi stage e incontri seminariali, l’idea dello sviluppo sostenibile. E ancora l’Associazione Nemo, grazie alla quale i nostri ragazzi hanno fatto snorkelling e altre attività legate sempre alla conoscenza del territorio, e di un mondo, quello marino, con cui, pur essendo isolani, hanno un rapporto pari a zero: non basta andare a farsi il bagno d’estate, ma bisogna conoscere cos’è il mare, cosa significa osservarlo, che vita c’è dentro questo delicatissimo e prezioso ecosistema. Insomma – ha continuato Sironi – con i moduli del Progetto “Scuola Viva” realizzati in questa seconda annualità, il Programma si rafforza e migliora, di anno in anno, grazie alla piena sinergia tra la comunità scolastica, il mondo delle associazioni isolane, i docenti e gli esperti, le famiglie e il territorio. Una grande rete che, attraverso la continuità e la stabilità di azione, contribuisce a realizzare l’innovazione sociale e culturale, e a costruire una scuola più inclusiva per tutti».
«Quello che i sindaci non hanno avuto il coraggio di fare, cercheremo di realizzarlo all’Istituto Vincenzo Telese. Una scuola senza più plastica». E’ questa la prossima sfida che la comunità del Professionale di Fondobosso vuole lanciare nella terza annualità del progetto “Scuola Viva”.
«Ci stiamo ragionando», ha annunciato il preside Mario Sironi. «Stiamo individuando tutti gli usi impropri di plastica che facciamo all’interno della scuola e cercare di sostituirli con altri materiali o altre abitudini. Certo, un compito non facile, mi rendo conto che attorno non abbiamo un contesto che aiuta a non usare la plastica, soprattutto per come è organizzato il circuito delle distribuzione commerciale. Questo però non vuol dire che sia impossibile.»
A cominciare dall’abolizione dei piatti di plastica, per adottare sostituti immediatamente compostabili.
«L’idea è di fare dell’IPS Vincenzo Telese una scuola senza plastica, educando anche i nostri alunni a non usarla o a trovare percorsi alternativi», continua Sironi. «Ad esempio, ora che il sistema idraulico è completamente a posto grazie all’intervento della Città Metropolitana, contiamo di installare fontanine per l’acqua potabile. E’ mia intenzione commissionare analisi chimiche all’acqua che arriva a scuola per essere tutti più sicuri, anche se ritengo che sia perfettamente potabile. La maggior parte dei ragazzi potrebbe utilizzare le fontanine rinunciando così a portare in classe la classica bottiglietta di plastica». «Una scuola che forma chef, addetti alla sala, lavoratori dell’accoglienza, professionisti del grafico pubblicitario, esperti di agraria, ha il dovere di fare un tentativo in questa direzione. Non sarà semplice, perché i costi di soluzioni alternative sono certamente maggiori. Qualcosa di vantaggioso, tuttavia, l’abbiamo già trovato in rete. Dobbiamo provarci: eliminare la plastica dai nostri acquisti è oramai un imperativo.»

Bravissimi dunque i giovani studenti dell’Istituto professionale di Fondobosso, che hanno dato il meglio di se stessi, sviluppando e consolidando talenti e capacità che forse nemmeno sospettavano di possedere. I quattro moduli hanno posto didatticamente gli allievi in una posizione di sano protagonismo, superando l’atteggiamento di passività e di estraneità che caratterizza spesso il loro atteggiamento di fronte alle lezioni frontali e approntando itinerari personalizzati per sviluppare competenze tecniche e scientifiche in relazione all’etica dello sviluppo sostenibile e della difesa dei beni comuni.
Si pensi, ad esempio, al modulo “Terra e Mare da mare attraverso lo sport” che, avvalendosi della presenza di guide ambientali escursionistiche preparate e certificate, ha da tempo consolidato competenze su attività legate al mare ed all’escursionismo in montagna. Lo scopo del modulo è stato quello di portare alla conoscenza del territorio attraverso lo studio delle sue caratteristiche, delle sue potenzialità, la valutazione dei suoi bisogni, condizioni queste necessarie al fine di tutelarlo. La vocazione turistica e termale dell’isola, la sua posizione geografica, che determina situazioni climatiche peculiari, unita ad una conformazione geo-morfologica speciale, rappresentano un patrimonio unico del Mediterraneo, un laboratorio naturale dove vivere o trascorrere una vacanza e comprendere appieno il significato dei concetti di ecologia e biodiversità, che necessitano di essere approfonditi in maniera corretta e con un approccio scientifico.

«Escursioni in montagna, camminate nei nostri boschi, le case di pietra, le fosse della neve, le parracine come esempio di architettura rupestre. E poi il nostro mare, la biologia marina, lo snorkelling che in fondo resta una disciplina abbastanza semplice, alla portata di tutti. E da quest’anno anche la vela. Solo così si comprende l’essenza del nostro territorio, la ricchezza, i pregi, i punti di forza e le criticità. E’ la piattaforma di conoscenza da cui partire per adottare, con il tempo, un atteggiamento sostenibile attraverso la tutela e la promozione.» A sostenerlo è Gianluca Iacono, presidente Associazione Nemo e uno dei tre esperti (insieme a Luca Tiberti e Agostino Iacono) che si sono occupati del modulo “Terra e Mare da mare attraverso lo sport”.
«La risposta dei ragazzi è stata entusiasta» ha confermato l’esperto, «anche per la componente ludica di molte attività del progetto. Ha prevalso soprattutto la curiosità e la sorpresa: non tutti, ad esempio, conoscevano le case di pietra sull’Epomeo. Così come tanti non si aspettavano che gettare un sacchetto di plastica potesse avere conseguenze così serie sulla vita degli organismi marini. E’ necessario indurre le nuove generazioni a queste riflessioni. In termini di formazione è fondamentale.»

«Con ‘Vino, orto e coniglio’» spiega invece Silvia d’Ambra del presidio Slow Food di Ischia e Procida, «ci siamo rivolti soprattutto agli allievi dell’Indirizzo di Sala e a quelli dell’Agrario. Insieme alla collega Lucia Esposito, esperta in coaching, abbiamo notato che, specialmente i primi, patiscono un po’ la mediaticità e i riflettori puntati su altre figure professionali. Oggi tutti parlano degli chef e tralasciano il ruolo, altrettanto importante, che hanno altre figure nell’ambito dell’accoglienza e della ristorazione».
«Il mio compito» racconta la Esposito «è stato quello di accompagnare i ragazzi in valutazioni che solitamente non è possibile fare tra le mura di una scuola. Abbiamo puntato sul team building, ad esempio, ragionando su cosa significasse lavorare in squadra all’interno di una struttura alberghiera, il lavoro di sala affiancato da quello in cucina, come da quello di ogni ambito alberghiero. Incontri sul territorio con realtà assai disparate: dall’Hotel Hermitage a un home restaurant come “La sosta di Bacco”. Due modi completamente differenti di svolgere lo stesso lavoro, partendo – in entrambi i casi – da un forte radicamento con il territorio. Cosa significa farlo in due contesti così disparati, con ritmi diversi che rispecchiano la storia, i valori, le dinamiche di mondi attigui ma differenti?».
Nessun disorientamento da parte degli allievi? «Nessuno. Quando diventano protagonisti di un progetto, tirano fuori tante domande. E’ il nostro obiettivo: non fornire risposte, ma sollecitare interrogativi a cui loro stessi sono in gradi di rispondere.»

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