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PROMOZIONE Procida, Russo: «Siamo stati un po’ abbandonati e si è perso l’entusiasmo»

Il difensore biancorosso analizza il campionato e fa autocritica, poi i ringraziamenti: «Non si può fare bene se non c’è tranquillità. Cesarano? E’ più di un presidente per me»

E’ tempo di attese ma anche di resoconti di un anno o più anni, messia a confronto, dove spesso più che puntare il dito contro gli altri si cerca di capire se e come si è cresciuti e soprattutto dove si voleva andare e dove si è arrivati. E’ il caso questo di Giorgio Russo, classe ’94, difensore napoletano in forza al Procida da ben due anni. Un ragazzo sveglio e determinato, ma, soprattutto deciso, capace di analizzare, il tutto, in modo obiettivo e sincero.

Un fiume in piena tra autocritica, ringraziamenti e verità.

Parliamo di questa lunga stagione, o meglio di questi tuoi due anni col Procida. Campionati importanti dove insieme a tutta la tua quadra sei riuscito a sfiorare il grande sogno, ma non a raggiungerlo. Cosa è mancato a questo Procida per il grande salto?

«Se proprio la vogliamo dire tutta sono ben tre anni consecutivi che il Procida si ritrova a giocare i play off: prima in Eccellenza  quando io ancora dovevo arrivare, poi in Promozione. A mio parere manca quel pizzico di sale e qual passo in più per agguantare quel grande obiettivo e farlo proprio. Per quanto mi riguarda sono state due annate belle ma diverse. Il primo anno è stata una vera e propria avventura, non conoscevo Procida, ne le persone, gli allenatori e devo dire che è stata veramente una bella scoperta. Partendo dal niente siamo riusciti ad arrivare ad un obiettivo importante e che soprattutto nessuno si sarebbe mai aspettato ma nemmeno immaginato forse che arrivassimo a tanto. E’ stato un campionato duro e in salita anche se c’è da dire che a parte l’Afro Napoli che era di altra categoria, come d’altronde ha dimostrato quest’anno, c’erano poi tutte squadre con cui ce la giocavamo a armi pare e possiamo dire che abbiamo fatto il massimo. Per quanto concerne la stagione appena terminata il percorso è stato abbastanza diverso. Al di là del fatto che abbiamo cambiato l’allenatore, una situazione che potrebbe essere più o meno positiva, anche se considero che quando si interrompe un progetto, non è mai positivo, insomma sempre quarti siamo arrivati.  Per le esperienze avute anche in altri luoghi dove sono cresciuto sia come persona che come calciatore, quello che ho imparato è proprio questo. Secondo me ci è mancato veramente l’ultimo tassello per poter coronare un sogno fantastico. Quella scorsa è stata una stagione memorabile, difficile da dimenticare. C’è tanto amaro in bocca a molti isolani. Quest’anno tutto diverso anche se eravamo più o meno la stessa squadra, a parte gli innesti di Pianese e Napolitano. Credo che il nostro sia stato un percorso alquanto lineare, netto, almeno per quel che concerne le prime giornate. Poi dopo non c’è stata più quell’unione all’interno della squadra, società, ambiente. Potevamo far di più perché eravamo una delle più forti che io abbia mai avuto e visto sul campo. Certo è che è stato, come accennavo prima, un campionato diverso dall’anno scorso. Questa stagione vi erano più squadre attrezzate per arrivare all’obiettivo e raggiungere quel primo posto».

Un campionato in tal senso anche anomalo se vogliamo considerando che il Poggiomarino ha vinto alla penultima di stagione: un caso più unico che raro…

«Io del Poggiomarino che avrebbe vinto il campionato l’ho sempre detto anche nello spogliatoio me lo sentivo che vinceva, ma nessuno mi credeva. Hanno un grandissimo allenatore, il Sig. Teta che ha militato in altre categorie. Io credo che sia una giusta vittoria, un giusto risultato a seguito di tre anni in cui si è lavorato per giungere a ciò senza mai fermarsi. Se andiamo a vedere anche la rosa, per la maggior parte sono gli stessi giocatori da tre anni,  quest’anno hanno aggiunto solo quelle giuste pedine nei ruoli che occorrevano. Se non erro a dicembre hanno peso poi l’attaccante Lepre che è un ottimo calciatore che ci ha messo in difficoltà e ha messo in difficoltà anche lo stesso Micallo che è un giocatore di spessore. Ma la bravura dell’avversario era evidente non mi meraviglia, tanto che il suo è stato un percorso lineare, ha perso solo qualche scontro diretto. Quindi merito a loro che sono riusciti ad arrivare all’obiettivo, speravamo anche noi ma nel calcio non vi è mai una regola scritta e purtroppo quando viene meno quel giusto equilibrio tra le varie componenti di una società diviene tutto più difficile».

Cosa è venuto a mancare? Di che equilibrio parli? 

«Il gruppo ci è sempre stato al di là delle persone che l’hanno allenato, che fosse Iovine o Ferraro, non me ne vogliano, ma il gruppo all’interno c’è sempre stato. Il mio dubbio è che si sono fatte delle decisioni all’interno della società che forse hanno destabilizzato un po’ la squadra. Noi in fondo con Iovine stavamo bene, la squadre rispondeva bene anche alle richieste dell’allenatore, poi si fanno delle scelte che possono rivelarsi negative o positive. Non sto dicendo che con Ferraro ci sia stata negatività, forse però è stato sfortunato perché noi durante la sua gestione abbiamo vinto si, ma anche le altre. Oltre il quarto posto. Era difficile arrivare. Secondo me queste sono state decisioni che poi non  hanno fatto bene alla squadra. Io, come tutti i miei compagni, abbiamo fatto dei sacrifici durante l’anno e poi ci ritroviamo a perdere una finale che potrebbe essere la carta per accedere all’Eccellenza, oppure avvertire sensazioni strane, come se si fosse persa quella verve, quella voglia di vincere  e arrivare fino alla fine, ma non tanto da parte della squadra, quanto dai vari reparti dirigenziali. Insomma quelle due fazioni che si sono venute a creare hanno destabilizzato l’intero ambiente. E tutto ciò ha pesato proprio nella partita decisiva quella col Sant’Antonio nei play off dove potevamo tranquillamente vincerla se solo la società ci fosse stata più vicina. Non c’era più quel clima di entusiasmo. Non l’ho visto e non l’ho vissuta come l’anno precedente. Se facciamo un riepilogo, un confronto delle due annate, il primo anno possiamo dire che con poco e niente siamo arrivati alla finale con quella giusta grinta e voglia. In quest’ultima annata invece no, basta pensare che anche gli allenamenti sono stati disputati normalmente, in un clima agiato e non con  quella giusta pressione e voglia che invece occorreva.  Tutto ciò ha pesato sulla  squadra, eravamo un po’ sfiduciati e abbiamo avuto poi, grosse difficoltà col Sant’Antonio, nonostante mancavano due figure importanti tra le loro file come l’under e Ciccio Vitale. Ce la siamo giocati male soprattutto nel primo tempo, nella ripresa siamo usciti fuori più forse per orgoglio, ma non è bastato, ci è andata male. Mi avrebbe fatto piacere riuscire a raggiungere questo grande sogno perché al di là che mi sono affezionato alle persone e alla stessa Procida che mi ha adottato in questi anni, credo che l’isola se la meriti questa conquista».  

Non c’è due senza tre, magari il terzo play off è quello buono…

«Se il presidente lo staff mi vorrà perché no, io ne sarei felicissimo. Ne approfitto per afre un  un plauso al Presidente Cesarano, che è stato molto più di un presidente. Ha fatto tanti sacrifici e si è sempre comportato più che bene anzi direi ottimale nei miei confronti, da vero padre. Per me non è stato facile considerando che sto studiando e mi sto quasi per laureare e non è facile mantenermi mi ha sempre dato la disponibilità, sempre aiutato anche nei mesi che ho avuto difficoltà, anche economicamente e il presidente ha sempre rispettato i patti, persona di parola. Credo che la società Procida e tutti i dirigenti dovevano coalizzarsi se ci sono due battaglioni e ciò non da serenità alla squadra. Fin quando Procida non si coalizzerà, dirigenti, allenatori, staff, gente, fin quando non si farà un unico Procida non si potrà creare e arrivare a nessuna finale con il giusto appiglio».

Un difensore dal vizietto del gol, possiamo dirlo? Cinque reti quest’anno…

«Merito del piede magico di Pianese – sorride e riprende – significa che in squadra hai persone che ti hanno dato la possibilità di segnare, dipende sempre dal gruppo, dai compagni che ti mettono in condizioni di far bene. Ogni volta che segno, ho un senso di gioia, allegria e devozione e lo dedico sempre a mio nonno che non c’è più e alla mia famiglia che mi supporta  e sopporta in questa mia passione».

Futuro di Giorgio Russo e del Procida?

«Come accennavo rima spero che il Procida si ricompatti e che non me ne voglia nessuno ma siamo stati un po’ abbandonati quest’anno, soprattutto quando ci dovevamo giocare la partita più importante e così facendo si è perso l’entusiasmo, la grinta che poteva farci fare il grande salto. Io sono dell’opinione che è come l’ultimo esame all’Università se non lo affronti con grinta determinazione, risulta difficile superarlo. Al di là di tutto sono contento di aver fatto parte di questa squadra per due anni e soprattutto contento di aver conosciuto tantissime persone che mi hanno dato tanto sia in termini calcistici che come persona. Un a tra queste è sicuramente mister Iovine che al di là dell’allenatore, per me è stato come un padre acquisito. Ferraro anche mi ha insegnato tanto, è una bravissima persona e mi sono trovato bene ma sicuramente qualche gestione del gruppo doveva essere fatta meglio, tornare in dietro, però non si può. Io mi auguro di rimanere a Procida e di riuscire a fare questo grande salto, tutti insieme».

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