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Prostituzione e atti sessuali con minore, incidente probatorio per la vittima

L’esame, durato circa due ore, è avvenuto alla presenza del consulente della Procura e dei difensori dei due indagati

È durato circa due ore l’incidente probatorio nell’ambito della vicenda che vede accusati un 52enne e un 37enne di concorso nei reati di prostituzione minorile e atti sessuali con minorenne, commessi nei confronti di un minore di 14 anni originario dell’isola di Ischia. In camera di consiglio, allo scopo di assumere la prova dichiarativa con modalità analoghe a quelle del dibattimento, acquisendo in via definitiva le sue dichiarazioni, il giovane è stato ascoltato alla presenza del Gip Marcello De Chiara, del pubblico ministero Curatoli, del consulente della Procura, dei difensori dei due indagati, gli avvocati Aniello Cozzolino e Onofrio Castaldi, oltre a un consulente di parte.

Durante l’udienza in camera di consiglio il giovane ha confermato e precisato alcuni episodi e dettagli già oggetto della testimonianza resa ai Carabinieri lo scorso dicembre, mentre su qualche circostanza sarebbero emerse delle contraddizioni

Naturalmente non è possibile conoscere i dettagli dell’udienza, tuttavia a quanto si apprende sono emersi alcuni particolari, nella deposizione del ragazzo, piuttosto differenti rispetto alle dichiarazioni rese in precedenza, quando nel dicembre scorso fu ascoltato rendendo sommarie informazioni testimoniali ai Carabinieri di Ischia, guidati dal capitano Angelo Pio Mitrione. Il giovane ha precisato la dinamica e le circostanze di alcuni episodi, confermandoli, mentre sarebbero sorti dubbi nel riconoscimento di una delle persone con le quali ci furono contatti. In sostanza, ci sarebbe relativa certezza riguardo i contatti avuti col 37enne, mentre qualche contraddizione sarebbe emersa in relazione alla seconda persona, e al nome della stessa. Alcuni di questi contatti sarebbero inoltre avvenuti dopo il compimento dei 14 anni di età. Episodi comunque accaduti nei mesi di ottobre, novembre e dicembre scorsi. Mesi nei quali i due arrestati, secondo le indagini, avrebbero indotto il minore a prostituirsi e a compiere atti sessuali in cambio di piccole somme di denaro. Sulla base di questi elementi il Gip del Tribunale di Napoli aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per il 37enne, mentre nei confronti del 52enne era stata disposta la misura degli arresti domiciliari. Contro entrambi i provvedimenti venne inoltrato ricorso al Tribunale del Riesame, ma mentre il primo è riuscito a ottenere un alleggerimento della misura, finendo ai domiciliari, il secondo si è visto confermare gli arresti da scontare nella propria abitazione.

L’INDAGINE. Le attività investigative si basano su testimonianze e in particolare su una serie di intercettazioni telefoniche e ambientali che secondo gli inquirenti non lascerebbero dubbi sulle responsabilità dei due indagati. Il Gip Marcello De Chiara, nel motivare le scelte delle misure cautelari a carico del 37enne e del 52 enne, era partito dal presupposto che i reati commessi appartengono ad una sfera che non consentirebbe agli autori degli stessi di riuscire a porvi un freno. In pratica, la mancanza di autocontrollo renderebbe praticamente inevitabile una misura cautelare in grado di privare o quantomeno limitare la libertà personale.

I due indagati, dopo la discussione dei ricorsi al Tribunale del Riesame contro l’applicazione dell’ordinanza cautelare del Gip, sono attualmente agli arresti domiciliari

Fra l’altro, l’ingente materiale probatorio raccolto dai Carabinieri nel corso di un’indagine abbastanza snella e rapida (iniziata a dicembre del 2019 e terminata a fine gennaio dell’anno in corso) aveva consentito agli investigatori di poter ragionevolmente accertare la consapevolezza dei due indagati di aver tenuto comportamenti di una certa gravità per le quali non hanno esitato ad esternare più volte il timore di poter essere arrestati. Nel caso del 37enne casamicciolese si era scelta, come detto, la pesante soluzione del carcere, anche per evitare che egli potesse ripetere i suoi comportamenti criminosi, con l’ausilio degli strumenti messi a disposizione dalla moderna tecnologia e dunque tramite internet e le chat di messaggistica di varia natura. Ma, come già accennato, il Riesame un mese fa ha alleviato la misura ponendolo ai domiciliari. L’altro indagato aveva invece ottenuto da subito gli arresti domiciliari perché non utilizza social network né altri strumenti di comunicazione e dunque la misura meno afflittiva è stata ritenuta sufficiente per evitare di produrre ulteriori “danni”. Tra l’altro, al 52enne viene contestato un solo incontro con il minore di 14 anni, avvenuto in un parco pubblico ischitano, anche se un secondo appuntamento non si materializzò esclusivamente perché il ragazzino non si presentò nel giorno e nell’orario concordato. Sarebbe stata la madre della vittima a far scattare l’indagine, avendo riscontrato sul telefono cellulare del figlio una serie di messaggi inquietanti con il più giovane degli indagati.

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