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Protettore, avvocato “abusivo” e col dono dell’ubiquità: le tre facce di Ottavio Di Meglio

Di Francesco Ferrandino

ISCHIA. La richiesta di rinvio a giudizio, notificata ieri dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli ai venticinque destinatari, coinvolge un gran numero di dirigenti e funzionari dei comuni di Casamicciola e Barano, principalmente in relazione a vicende di abusi edilizi, ma non solo, come si evince dal documento redatto dai sostituti procuratori Morra e Cannavale indirizzato al Giudice per le Indagini Preliminari. Infatti, le indagini  hanno assunto una connotazione tipicamente “edilizia” soprattutto nel ramo “casamicciolese” dell’inchiesta, che in tal caso si è essenzialmente diretta sugli abusi realizzati sui due immobili, rispettivamente in via vecchia Cretaio e via Senigallia, e sulle ulteriori irregolarità ad esse seguite, già illustrate ieri su queste pagine, consistenti in varie ipotesi di abuso d’ufficio, omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale, falso ideologico e materiale. Reati che coinvolgono, oltre ai proprietari degli immobili in questione e i loro tecnici di fiducia, come gli architetti Giuseppe Barbieri, Giuseppe Monti e il geometra Salvatore Mattera, anche figure apicali dell’amministrazione casamicciolese dell’epoca, come l’ex sindaco Vincenzo D’Ambrosio e l’assessore Ignazio Barbieri. Se invece si sposta l’attenzione sul versante “baranese” del caso, oltre alla lunga teoria di imputazioni per omessa denuncia di reato da parte di pubblico ufficiale, ci si imbatte anche in fattispecie diverse, del tutto slegate dagli abusi edilizi, come l’accusa di peculato nei confronti del Comandante dei vigili urbani, Ottavio Di Meglio, «perché – come scrivono i sostituti procuratori –  con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso, quale comandante della Polizia Municipale di Barano d’Ischia, pubblico ufficiale, avendo per ragioni del proprio ufficio la disponibilità dell’autovettura Fiat Panda tg DS744DF di proprietà del Comune di Barano d’Ischia, se ne appropriava per fini non istituzionali ovvero solitamente per recarsi presso il Tribunale di Napoli, sezione distaccata di Ischia, per svolgere abusivamente la professione forense ovvero accompagnando per fini non istituzionali persone estranee all’amministrazione [..]». In effetti, il comandante Di Meglio è accusato, ai sensi dell’art. 348 del codice penale, anche di abusivo esercizio della professione, in quanto, come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio, «pur essendo stato cancellato dall’ordine professionale degli Avvocati di Napoli, attesa l’incompatibilità con l’incarico di Comandante della Polizia Municipale di Barano d’Ischia, abusivamente svolgeva la professione forense curando direttamente gli interessi dei clienti e facendosi sostituire solo formalmente, per le sole udienze, da procuratori e/o avvocati legittimati [..]». Un altro fronte da cui sono scaturite diverse ipotesi di reato nei confronti di vari soggetti, è quello che si dipana a partire dal ristorante “Onda Verde”, situato lungo la strada che porta ai Maronti. Il titolare, Giorgio Vuoso, avrebbe posto in essere alcuni abusi edilizi, secondo la Procura godendo della complicità di vari componenti della Polizia Municipale: come l’agente Vincenzo Mattera che insieme al Comandante, visti i loro ruoli, «pertanto agenti di Polizia Giudiziaria, su istigazione del Vuoso, avendo avuto notizia della consumazione di reati di natura edilizia posti in essere dallo stesso Vuoso, titolare del ristorante Onda Verde, omettevano di effettuare denuncia all’Autorità Giudiziaria». Viene chiamato in causa, sempre in concorso con Giorgio Vuoso, anche Vincenzo Salvato, nell’accusa di falso ideologico, «perché Salvato – scrive l’accusa – quale redattore della DIA ai sensi dell’art. 23 DPR 380/01 –  esercente un servizio di pubblica necessità – assunta al protocollo del Comune di Barano d’Ischia al n. 1758 del 12 febbraio 2009 ovvero della relazione tecnica asseverata allegata alla stessa, in concorso con Vuoso, titolare del ristorante Onda Verde ed istigatore del primo, dichiarava il falso, in un atto destinato a provare la verità e precisamente che: 1) l’immobile oggetto dei lavori non era sottoposto a tutela storico-artistica o paesaggistico-ambientale ai sensi del D.Lgs 490/1999 e succ. mod.; 2) l’esecuzione delle opere non avrebbe comportato modifiche della sagoma e dei prospetti dell’immobile; 3) l’immobile non era oggetto di provvedimenti amministrativi ostativi alla realizzazione dell’intervento in progetto; 4) l’intervento era conforme alla normativa urbanistica-edilizia vigente; l’intervento rientrava tra le opere di manutenzione ordinaria, straordinaria, restauro o risanamento conservativo, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali e senza modifica delle superfici, dei volumi, della destinazione d’uso, del numero di unità, della sagoma e dei prospetti». Inoltre, il titolare del ristorante, secondo i sostituti procuratori, ha beneficiato di un altro tipo di aiuto dallo stesso Comandante della Polizia Municipale Ottavio Di Meglio, in quanto quest’ultimo, istigato dal Vuoso, avrebbe «revocato, con provvedimento 293 del 27/3/2009, ad horas al tenente Guido Lombardi l’incarico di responsabile del settore Vigilanza Edilizia della Polizia Municipale di Barano d’Ischia, procurava intenzionalmente al predetto Vuoso un vantaggio patrimoniale consistente nel mantenimento del citato manufatto senza che lo stesso fosse sottoposto a sequestro e nella prosecuzione, in tal modo, dell’attività di ristorazione». In sostanza, per i magistrati inquirenti, la rimozione di Lombardi dal suo incarico sarebbe stata effettuata precipuamente allo scopo di “proteggere” il ristorante Onda Verde e il suo titolare (compresi gli abusi edilizi) da qualsiasi azione di controllo. Un altro curioso caso che emerge dalla richiesta di rinvio a giudizio è quello di peculato che viene contestato  a Lucio Di Massa, al sindaco Paolino Buono, al Comandante Di Meglio e a Rocco Impagliazzo, perché, in concorso tra loro, «Di Massa, quale dipendente del Comune di Ischia addetto al deposito della segnaletica stradale, incaricato di un pubblico servizio, in concorso con Buono, Di Meglio e Impagliazzo e su mandato degli stessi, avendo per ragioni del proprio ufficio, la disponibilità di n.11 segnali stradali relativi al divieto di sosta con rimozione, di proprietà del Comune di Ischia, se ne appropriava al fine di destinarli alla segnaletica stradale del Comune di Barano d’Ischia». Di questa singolarissima fattispecie vengono ritenuti responsabili di omessa denuncia all’Autorità Giudiziaria anche Giovanni Sessa, ex vicecomandante di PM di Barano ormai in pensione, i componenti dell’Ufficio Tecnico Comunale Michele Maria Baldino, Luigi Di Costanzo e Salvatore Di Costanzo, oltre all’ex sindaco Giosi Gaudioso e suo figlio, l’assessore Dionigi Gaudioso. L’unico nome che appare in entrambi i “versanti” dell’indagine, è quello dell’architetto Giuseppe Barbieri: accusato di falso per occultare fattispecie di reato e legittimare sul piano amministrativo delle opere abusive nei casi riguardanti i due immobili di via vecchia Cretaio e via Senigallia, è imputato dalla Procura anche nel ramo “baranese”, nella sua qualità di dirigente dell’Ufficio Tecnico del Comune di Barano, per abuso d’ufficio, consistente nell’aver omesso l’emissione dell’ordinanza di abbattimento di un immobile, omissione, sostengono gli inquirenti, commessa «su istigazione di Paolino  Buono, sindaco di Barano», quest’ultimo imputato anche per aver promesso un’interessamento volto a evitare l’abbattimento di un immobile in cambio di voti in favore di un candidato al Parlamento Europeo.

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