Protocollo per le ruspe, ecco tutti i dettagli
Procedure uniformi, competenze definite e un coordinamento stabile tra Procura della Repubblica e Comune di Napoli per accelerare l'esecuzione delle sentenze definitive di demolizione dei manufatti abusivi. Ecco come funzionerà il nuovo protocollo firmato da Nicola Gratteri e Gaetano Manfredi e quali saranno le novità operative. Ma non mancano le “zone d’ombra”…

Una regia unica per rendere più rapide, ordinate ed efficaci le demolizioni degli immobili abusivi colpiti da sentenze passate in giudicato. È questo l’obiettivo del Protocollo d’Intesa sottoscritto dal Procuratore della Repubblica di Napoli Nicola Gratteri e dal sindaco Gaetano Manfredi, un documento che punta a mettere fine alle difficoltà organizzative che negli anni hanno spesso rallentato l’esecuzione degli abbattimenti demandati all’autorità giudiziaria. Ma cosa contiene il documento in questione? Lo abbiamo esaminato e proviamo a dare una risposta. L’accordo non introduce nuove norme sull’abusivismo edilizio, ma definisce con precisione chi fa cosa, stabilendo una collaborazione permanente tra Procura e Comune affinché ogni fase del procedimento sia scandita da passaggi chiari, responsabilità definite e tempi più certi. Si tratta, in sostanza, di un manuale operativo destinato a disciplinare tutte le attività necessarie per arrivare all’effettiva demolizione dei manufatti abusivi inseriti nel Registro Esecuzione Sanzioni Amministrative (RESA), cioè quelli per i quali esiste ormai una sentenza definitiva. Alla base del protocollo vi è una considerazione molto semplice: l’abbattimento delle opere abusive rappresenta uno degli strumenti principali per la tutela del territorio, del paesaggio e dell’ambiente, oltre a costituire un forte deterrente contro nuovi illeciti edilizi. Proprio per questo Procura e Comune hanno ritenuto necessario superare la frammentazione delle competenze che in passato aveva spesso rallentato gli interventi, creando invece un sistema fondato sulla collaborazione continua tra i due enti.
Il punto di partenza sarà rappresentato dall’elenco delle procedure RESA predisposto dalla Procura. Attraverso specifici ordini di servizio verranno individuati i gruppi di demolizioni da affrontare, indicando caratteristiche e priorità degli interventi. A quel punto entrerà in gioco il Comune, che avrà il compito di organizzare gli abbattimenti anche raggruppando più procedure tra loro vicine sotto il profilo geografico. La scelta non è casuale: demolire immobili collocati nella stessa area consentirà infatti di ridurre costi, tempi e spostamenti dei mezzi, ottimizzando l’impiego delle risorse disponibili. Il protocollo individua anche alcuni criteri preferenziali nella formazione di questi gruppi. Potranno essere accorpati, ad esempio, manufatti che presentano caratteristiche costruttive simili oppure immobili visibili dalla pubblica via o che occupano spazi pubblici. Particolare attenzione sarà inoltre riservata agli abusi che ricadono nei centri storici, nelle aree sottoposte a tutela paesaggistica, nei siti UNESCO e in tutte quelle zone nelle quali la presenza di costruzioni abusive incide maggiormente sul patrimonio storico, architettonico e ambientale della città. Una parte importante del lavoro sarà affidata al Servizio Antiabusivismo del Comune di Napoli. Gli uffici comunali dovranno innanzitutto verificare se il proprietario intenda procedere spontaneamente all’autodemolizione. In tal caso saranno applicate le procedure previste dalla normativa e saranno fissati termini precisi entro i quali eseguire gli abbattimenti senza l’intervento sostitutivo dell’amministrazione. Qualora ciò non avvenga, si passerà alle fasi successive previste dal protocollo. Il Comune dovrà inoltre completare tutti gli adempimenti amministrativi necessari, esaminando eventuali istanze di condono, pratiche edilizie ancora pendenti, richieste di sanatoria o altri procedimenti che possano incidere sull’esecuzione della demolizione. L’obiettivo è evitare rallentamenti dell’ultima ora e ridurre il rischio di contenziosi giudiziari che potrebbero bloccare o ritardare gli interventi. Fondamentale sarà anche l’attività di verifica tecnica. Per ogni immobile saranno effettuati sopralluoghi, rilievi fotografici, controlli catastali e accertamenti sulle dimensioni effettive degli abusi. Ogni procedura sarà accompagnata da una scheda contenente tutte le informazioni utili: ubicazione dell’immobile, consistenza dell’abuso, documentazione fotografica, planimetrie e stato del procedimento. Si tratta di un patrimonio informativo destinato a seguire ogni singolo intervento dall’inizio alla conclusione.
Il protocollo affronta anche tutti gli aspetti organizzativi che precedono materialmente l’arrivo delle ruspe. Gli uffici comunali dovranno infatti provvedere alla richiesta di sospensione delle forniture di acqua, energia elettrica e altri servizi, organizzare gli eventuali sgomberi di mobili e masserizie presenti negli immobili e garantire, quando necessario, assistenza alle persone anziane, ai minori o ai soggetti fragili che dovessero occupare i fabbricati interessati dalle demolizioni. Tutte queste attività saranno svolte in stretto raccordo con l’Ufficio Demolizioni della Procura. Uno degli aspetti più innovativi riguarda il sistema di finanziamento degli interventi. Come già avveniva in passato, i costi delle demolizioni saranno anticipati attraverso il Fondo istituito presso la Cassa Depositi e Prestiti. Il Comune curerà la stipula dei contratti di anticipazione, la liquidazione delle imprese e la successiva rendicontazione delle somme ricevute, mentre le spese sostenute saranno successivamente recuperate nei confronti dei soggetti condannati. In questo modo la mancanza di liquidità immediata non dovrebbe più costituire un ostacolo all’esecuzione delle sentenze. Alla Procura spetterà invece il coordinamento tecnico dell’intera fase esecutiva. Sarà nominato un consulente tecnico con specifiche competenze in materia edilizia e urbanistica, incaricato di predisporre una dettagliata perizia estimativa. Il professionista dovrà verificare l’esatta ubicazione degli immobili, accertare la corrispondenza tra quanto realizzato e quanto riportato nelle sentenze, calcolare i volumi da demolire, stimare i costi dell’intervento, individuare le misure di sicurezza e predisporre tutta la documentazione necessaria per affidare i lavori. Sulla base di questa perizia saranno poi individuate le imprese specializzate incaricate degli abbattimenti. Le ditte dovranno possedere tutti i requisiti previsti dalla normativa antimafia e saranno selezionate tra quelle ritenute idonee sotto il profilo tecnico ed economico. La liquidazione dei compensi avverrà solo dopo la verifica dell’effettiva esecuzione dei lavori e sulla base della documentazione predisposta dal direttore dei lavori.
Il protocollo disciplina anche gli aspetti successivi alle demolizioni. La Procura metterà a disposizione del Comune i recapiti aggiornati dei soggetti condannati per consentire la notifica degli atti relativi al recupero delle spese sostenute. Parallelamente saranno previsti incontri periodici tra i due enti per verificare i risultati raggiunti, valutare eventuali criticità e aggiornare la programmazione degli interventi ancora da eseguire. L’intesa avrà una durata di tre anni e potrà essere rinnovata alla scadenza. Ogni eventuale modifica dovrà essere concordata tra le parti attraverso specifici atti integrativi. Il documento prevede inoltre regole rigorose in materia di riservatezza e trattamento dei dati personali, oltre all’individuazione dei referenti dei due enti per tutte le comunicazioni operative. Più che un semplice accordo istituzionale, quello firmato da Gratteri e Manfredi rappresenta dunque un modello organizzativo destinato a rendere più lineare l’esecuzione delle demolizioni degli immobili abusivi. La filosofia è quella di eliminare ritardi, sovrapposizioni e incertezze procedurali attraverso un coordinamento costante tra magistratura e amministrazione comunale. L’obiettivo finale resta quello di dare piena attuazione alle sentenze definitive, assicurando il ripristino della legalità urbanistica e la tutela del territorio mediante procedure uniformi, tempi più rapidi e una gestione condivisa di tutte le fasi che precedono e seguono l’arrivo delle ruspe. Ma, ci sia concesso, con tanti, troppi aspetti che proprio non convincono. E sui quali, manco a dirlo, torneremo nelle prossime edizioni.






