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Psicosi e paura, sull’isola un sabato di ordinaria follia

ISCHIA. E’ che una giornata così, anche quando il sole è tramontato da un pezzo, si fa davvero una gran fatica a raccontarla. Perché sabato 24 febbraio non potrà essere ricordato come una giornata qualsiasi sull’isola d’Ischia, ma probabilmente come una delle più surreali forse degli ultimi lustri. E quando il sipario sta per calare, su un sabato del genere, diventa impresa improba, quasi impossibile, riannodare i fili e provare a dare una cronologia ad una serie di eventi. Caratterizzati, in un groviglio di fatti a volte davvero ai limiti del fantascientifico, da un unico comune denominatore, anzi due: la psicosi e l’isterismo di massa, che ieri dalle nostre parti hanno davvero imperversato e rubato la scena, nelle forme più svariate e disparate. Perché quando si è diffusa la notizia che a uccidere il povero Pasquale Maltese – per tutti Lino, 28 anni, sposato e con un figlio – era stata la meningite, davvero si è creato il panico. Soprattutto perché la tragica fine era toccata non più tardi di un mese fa alla piccolissima Vittoria, la sua nipotina, appena un anno di vita. Una famiglia distrutta dal dolore, ma purtroppo – evidentemente – l’istinto di conservazione (giustificabile, va forse cinicamente riconosciuto, anche se frutto di una mancata conoscenza della materia) ha fatto passare una vera e propria tragedia in secondo piano. Anzi, ha finito quasi con l’offuscarla.

Potremmo partire da quello che è successo al parente della vittima, ricoverato al Rizzoli prima ed al Cotugno poi: si pensava che avesse la meningite, ma in realtà anche i malesseri che accusava altro non erano che l’effetto di questa maledetta psicosi. Così come il clima era incandescente in quel di Serrara Fontana, il Comune collinare dove viveva il povero Lino con i suoi familiari. Da quelle parti se ne sono dette di tutti i colori, a un certo punto è scattata quasi una caccia all’uomo stile vecchio West su chi potesse essere il “portatore sano” del meningococco (ci mancava quasi che qualcuno mettesse la classica “taglia”), in tanti hanno pensato che stesse per suonare la loro ultima ora e ci fermiamo qui perché altrimenti dovremmo anche scadere in leggende popolari che farebbero sorridere se non ci fossero di mezzo due lutti nello spazio di poco più di un mese. E che cosa dire dei telefoni degli studi professionali ma anche delle utenze mobili di medici di base e pediatri: alcuni di loro, nel pomeriggio di ieri, ci hanno raccontato che i loro cellulari, presumibilmente, hanno squillato più in mezza giornata che non in due o tre mesi, e sì che la categoria è di quelle particolarmente “ricercate” e gettonate. Non sono mancate nemmeno le diatribe sui social perché diversi cittadini ischitani di ogni fascia d’età sono letteralmente “impazziti” scambiandosi pareri e consulti, tra chi riferiva che il proprio dottore gli aveva detto di assumere una sola pasticca di antibiotico e chi invece aveva suggerito di portare a compimento il ciclo completo (ci riferiamo ovviamente alle cose da fare per mettere in atto la cosiddetta profilassi). Insomma, un casino nel casino, credeteci. E, se non ci credete, beh allora andate a rileggervi gli scambi di opinioni su Facebook, vi sentirete come per incanto catapultati su un’altra dimensione.

Non è andata meglio all’ospedale Rizzoli di Lacco Ameno, dove sono giunti in processione centinaia di persone, in alcuni casi convinte di aver contratto chissà quale malattia. A un certo punto è stato davvero difficile per i medici di turno riuscire a gestire non soltanto la folla che si era recata presso il Pronto Soccorso ma anche una serie di domande a raffica, incalzanti e in alcuni casi – non ce ne voglia nessuno – anche sconnesse e in ogni caso figlie di una situazione emotiva oggettivamente non delle migliori. Potremmo continuare all’infinito, raccontando di coloro che recentemente si sono trovati in un locale notturno nel quale si era recato anche Lino e che nel pomeriggio di ieri in alcuni casi piangevano temendo di dover passare da un momento all’altro a miglior vita. Ma adesso è giunta l’ora di fermarsi, e di pregare per un padre di famiglia che non c’è più. E per i suoi congiunti, oltremodo straziati. Per un momento, se possibile, proviamo a pensare solo a questo. O, al limite, soprattutto a questo.

Gaetano Ferrandino

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