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CRONACAPRIMO PIANO

“Punizione” finita, Ischia Ambiente riaccoglie Castaldo

Il dipendente era stato licenziato dal presidente della società partecipata dopo aver sottratto un camion mentre si trovava in malattia: pronti gli atti, il ritorno in servizio è davvero una formalità

DI GIOSUE’ ROSACROCE

Ci siamo quasi, diciamo pure che è praticamente fatta. E che le anticipazioni fornite in anteprima e in esclusiva dal nostro giornale hanno trovato ampio e completo riscontro. A fine mese, Aniello Castaldo, rientrerà in servizio e riprenderà il suo lavoro in Ischia Servizi. Dove la magistratura tentenna, ci pensa la politica a risolvere le controversie tra lavoratore e azienda.

E’ evidente che l’allargamento dei quadri della maggioranza guidata dal sindaco Enzo Ferrandino, dove praticamente ad eccezione di Ottorino Mattera e Maurizio De Luise adesso sono entrati tutti (anche Gianluca Trani e soprattutto Ciro Cenatiempo, che dell’organico di Ischia Ambiente è parte integrante) ha letteralmente stravolto la geopolitica ischitana rispetto a qualche tempo fa e dunque ha dato una decisa accelerazione per il felice epilogo di una vicenda che all’epoca destò non poco scalpore. Secondo le informazioni in nostro possesso, la transazione è stata già scritta, rimane solo la firma da entrambe le parti. Ma è chiaro, laddove ci sia bisogno di specificarlo, che siamo davanti ad una mera formalità. Non si può essere che felici, quando un lavoratore ultra cinquantenne, riprende il posto di lavoro, quello che forse lascia decisamente perplessi sono le modalità e le dinamiche (oltre alle tempistiche) con cui si sono succeduti gli eventi.

Andiamo per gradi. A settembre dell’anno scorso il Castaldo viene licenziato da Ischia servizi, con solo la firma del presidente Massimo Stilla, che per la cronaca risponde alla corrente politica che si identifica in Antonio Mazzella alias “Bambeniello”. Era venuto a mancare il rapporto di fiducia tra lavoratore e azienda, la motivazione che si evinceva nel provvedimento. La colpa del dipendente era stata quella di essersi recato presso l’area ecologica, in un momento in cui peraltro si trovava in malattia, aver prelevato un mezzo dell’azienda utilizzato per chissà quale finalità prima di riportarlo al suo posto. Tutto questo, ovviamente, senza che la scena non sfuggisse all’occhio delle telecamere poste nel deposito dell’Arenella. Un licenziamento valido a tutti gli effetti che rispecchiava uno degli articoli di legge e del contratto di lavoro.

Confermate le anticipazioni de Il Golfo, l’allargamento della maggioranza varato recentemente dal sindaco Enzo Ferrandino ha consentito di risanare la frattura tra il lavoratore e l’azienda. I tanti precedenti e contenziosi costati in passato anche centinaia di migliaia di euro

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A rafforzarlo la firma di un avvocato che riveste la carica di presidente della partecipata. Il Castaldo rimane a casa, senza lavoro e in balia di una situazione non delle migliori sotto svariati punti di vista, rimanendo anche provato e non poco. Oggi, si apre uno spiraglio e finalmente il peggio è passato per il lavoratore. Resta però l’ennesimo capitolo della lunga storia della società partecipata, contrassegnata negli anni da luci e ombre come inevitabilmente succede in un’azienda a capitale interamente pubblico dove la “longa manus” della politica è inevitabilmente e pesantemente presente.

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Con conseguenze non sempre da tramandare ai posteri, come insegnnano fatti e circostanze che hanno avuto come protagonisti Lucibello, Pilato, D’Ambra e lo stesso Castaldo che, all’epoca del sindacato di Giggiotto Telese non furono riassunti nella partecipata, essendo stagionali. Quattro anni di causa e la sconfitta dell’azienda, costretta a riassumere i quattro a tempo indeterminato e a pagare gli stipendi maturati nel tempo. Un braccio di ferro e un contenzioso giudiziario che a conti fatti costò alla società e dunque alla collettività qualcosa come circa mezzo milione di euro. Sergio Siciliano fu licenziato per aver sottratto gasolio aziendale, un anno fermo e poi la riassunzione, tramite il fratello all’epoca personaggio di spicco politico isolano del MSI. Antonio Migliaccio si fece rubare un camion in terra ferma, reo di aver lasciato le chiavi sotto al parasole. L’azienda riuscì a riavere il mezzo indietro in maniera decisamente… sui generis secondo la leggenda popolare, il dipendente se la cavò con un’ammenda. Per non parlare di chi, sciaguratamente, nel giorno di riposo si fece rifornire l’auto personale di gasolio dall’azienda, usata per controllare i dipendenti in servizio. Un episodio da licenziamento. In quella occasione anche la politica rimediò, rimettendoci elettoralmente. Non finisce qui. E’ in atto un contenzioso per sottrazione di gasolio aziendale e vendita irregolare, anche qui un dipendente deve scolparsi dell’accusa. Di Massa Rocco è in lite con l’azienda per mobbing e ridimensionamento di mansioni, a breve uscirà il dispositivo. Tutti fatti accertati e verbalizzati. Una lunga striscia di controversie che relega l’azienda partecipata sempre al centro del mirino e soprattutto delle cronache. Insomma, meglio fermarsi qui e non addentrarsi in un labirinto stretto che vede in prima linea anche alcuni imprenditori alberghieri in ritardo di pagamento della tassa sulla spazzatura di anni. Anche perché, in fondo, un aspetto positivo c’è e forse è quello che conta più di ogni altro: la spazzatura viene ritirata e il paese è decisamente pulito almeno nella stragrande maggioranza del territorio. Non è da poco, coi tempo che corrono.

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