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IL PUNTO – Crateca ai raggi X, quali misteri nel sottosuolo?

Qualcuno l’ha interpretata in maniera positiva. Insomma, qualcosa si sta muovendo. Qualcun altro, invece, ha esternato la sua preoccupazione perché continua a credere che nel sottosuolo dell’isola d’Ischia – al netto di quello che viene riferito all’esterno – stia accadendo qualcosa di preoccupante o quantomeno di anomalo. E poi ci sono gli immancabili buontemponi, quelli che guardando le foto circolate ad esempio anche sul nostro sito nella giornata di ieri, hanno esclamato: «Se bisogna cercare verità con quegli strumenti arcaici e vetusti, allora siamo messi proprio male». Ma ovviamente, su quest’ultima osservazione, preferiamo non pronunciarci.

Una cosa è certa, i tecnici dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia dell’Osservatorio Vesuviano hanno iniziato una serie di approfonditi rilievi nella zona di Crateca. Una delle aree non solo interessate in maniera consistente dal terremoto dello scorso 21 agosto, ma dove addirittura la strada si è in alcuni punti spaccata, creando delle crepe nell’asfalto decisamente inquietanti. Secondo quanto si è appreso gli uomini dell’INGV sono al lavoro per monitorare le fuoriuscite di anidride carbonica dal sottosuolo, che negli ultimi tempi avrebbero subito un’impennata sospetta o comunque anomala. Un fenomeno che, peraltro, anche noi de Il Golfo avevamo sottolineato nei giorni scorsi unitamente ad un’altra serie di “stranezze” che si stavano verificando sul territorio e che destavano più di qualche perplessità. Ma è proprio attorno a questi rilievi che ci sono diverse correnti di pensiero. In effetti la prima sostiene che diventa difficile senza avere raffronti precedenti capire se ci siano stati o meno mutamenti nel sottosuolo, e soprattutto nel caso di che entità siano stati. Ma dall’altra parte della barricata c’è chi invece sottolinea con forza che negli ultimi dodici mesi l’Osservatorio Vesuviano è stato più volte presente sull’isola verde con uomini e mezzi e a questo punto in tanti si chiedono: a fare cosa e a registrare quale tipo di dati e attività?

Insomma, ancora una volta siamo costretti a battere sullo stesso tasto, quello di chi lamenta una scarsa informazione. L’impressione sempre più marcata di diversi cittadini – anche di quelli abitualmente più distratti e meno attenti – è che queste attività di indagine possano essere scientifiche e “mirate” ma vengono tenute almeno fino a questo momento nascoste per evitare che magari si possa creare una preoccupazione ingiustificata o cos’altro. Ma la sete di risposte della gente, è bene che si sappia, sta cominciando a raggiungere i cosiddetti livelli di guardia.

Corrado Roveda

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