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CULTURA & SOCIETA'

Quadrilli, donne e religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini

Il volume, edito da Fioranna e scritto da Gea Palumbo, è frutto di una ricerca sull’antica e poco conosciuta tradizione dei quadrilli, piccoli quadri-reliquiari che le donne nell’isola di Procida solevano interrogare per una sorta di profezia tutta femminile

Nei giorni scorsi, proprio nel giorno della proclamazione di Procida Capitale della cultura 2022, per edizioni Fioranna, collana Arti e Mestieri, è uscito un nuovo libro che tratta alcuni aspetti tradizionali, e per molti versi ancora poco conosciuti, dell’isola di Procida.

“Quadrilli. Le donne e la religione delle cose nell’isola di Procida e al di là dei suoi confini” questo il titolo del testo scritto da Gea Palumbo, insegnante di Storia e iconografia all’Università di Roma Tre. Direttrice del Museo di Montefalcone, Presidente dell’Associazione Museo Donne del Mediterraneo, autrice di numerosi scritti tra cui Speculum peccatorum (Liguori 1990), segnalato come miglior libro storico-religioso uscito nell’anno; Giubileo, Giubilei (ERI-Rai Roma 1999), vincitore del Premio Ostia-Mare di Roma; Le Porte della Storia (Viella 2012). Su Procida: L’esile traccia del nome (Liguori 2001); Centane (Aracne 2018).

Questo volume è frutto di una ricerca sull’antica e poco conosciuta tradizione dei quadrilli, piccoli quadri-reliquiari che le donne nell’isola di Procida solevano interrogare per una sorta di profezia tutta femminile. La ricerca, indagando sull’origine e sulla diffusione di questa tradizione, la colloca

L’autrice: «Sono sempre stata convinta che ogni opera d’arte possieda un nucleo narrativo che ci racconta una storia. Questa sui quadrilli è una ricerca che riguarda la storia delle donne, ma anche più in generale la storia del cristianesimo e la storia dell’arte»

in più precisi ambiti cronologici e in più larghe coordinate geografiche. I quadrilli appaiono così un esempio del più grande mondo di quella religione ‘delle cose’ che nel corso dei secoli ha lentamente trasformato il cristianesimo da una religione di parole, di parabole e di promesse, in una religione fatta anche di oggetti concreti, immagini, reliquie, grandi e piccole opere d’arte. Utilizzati con modi diversi in varie aree del meridione, i quadrilli costituiscono un elemento che permette di comprendere alcuni aspetti fondamentali non solo della devozione ‘femminile e popolare’, ma dello stesso cristianesimo e della sua storia.

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Forse nulla più di questi oggetti riesce a farci comprendere come la fede sia stata una faticosa, continua speranza, sempre ricostruita, sempre riadattata, mai – per un grande numero di persone – perduta. Tutto ciò testimonia ancora una volta come la variabile fondamentale sia sempre quella

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dell’uso che di un oggetto si decide di fare, del nucleo narrativo che ogni opera contiene, del significato che ad essa attribuiscono i loro autori o, più spesso, le loro autrici.

«Sono sempre stata convinta che ogni opera d’arte, sia essa piccola o grande, di arte popolare, religiosa o di qualsiasi altro tipo, possieda un nucleo narrativo che ci racconta una storia. Questa – sui quadrilli – sottolinea Gea Palumbo – è una ricerca che riguarda la storia delle donne, ma anche più in generale la storia del cristianesimo e la storia dell’arte. La mia ricerca mirava a capire l’origine dei quadrilli e perché solo a Procida sono utilizzati in una maniera, com’è stato detto, “alquanto inquietante”. È stato perciò possibile ipotizzare, con un certo margine di possibilità, un collegamento tra questi oggetti sacri e Alfonso Maria de Liguori, uno dei santi più importanti del Settecento italiano. Un’altra domanda alla quale ho cercato risposta è il perché dell’uso diversificato di questi oggetti a seconda del luogo. Tra i quadrilli che ho avuto l’opportunità di ammirare ce ne sono alcuni che hanno anche un significativo valore artistico e “materiale”, ricamati in seta e oro. Altri sono semplicissimi, magari ricamati da mani malferme. Un mondo tutto da scoprire – conclude l’autrice – come quello delle “bizzoche” che nella “lettura” dei quadrilli guadagnavano anche un rispetto diffuso e un ruolo socialmente significativo».

«Un mondo tutto da scoprire come quello delle “bizzoche” che nella “lettura” dei quadrilli guadagnavano anche un rispetto diffuso e un ruolo socialmente significativo»

Per Anna Fiore, titolare della casa editrici Fioranna: «La nostra casa editrice sin dalla sua nascita, nel 2008, ha portato avanti un progetto volto a valorizzare le tradizioni del territorio campano e in particolare quelle procidane. Per questo motivo, mi sono resa conto che la tradizione dei quadrilli era un tassello mancante al nostro lavoro che ha da sempre cercato di esaminare e trattare tutti gli aspetti e le tradizioni della interessante e ricca cultura dell’isola di Procida, tanto da diventare Capitale Italiana della Cultura 2022. La tematica del libro mi ha molto incuriosito perché, pur conoscendo bene la realtà culturale dell’isola di Procida, non ero mai venuta a conoscenza di questa tradizione. Approcciandomi al testo, ho compreso perché non avessi mai avuto notizia di questa usanza: il quadrillo è un oggetto legato alla dimensione più privata e intima della vita delle donne ed è custodito con affettuosa riservatezza da chi li possiede, portando così avanti una tradizione che prosegue di generazione in generazione».

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