«Qualcuno dovrebbe vergognarsi di esultare»
Il caso condono e l’emendamento diventato ordine del giorno, l’avvocato Gino Di Meglio non se la sente di sparare contro il governo e spiega: «Dietro front colpa di Pd e Movimento 5 Stelle che avrebbero allungato i tempi di approvazione della manovra. Ma è assurdo gioire per una cosa del genere». E sugli scenari futuri…

Avvocato, si sta facendo un gran parlare del condono (o presunto tale) passato da emendamento a ordine del giorno non vincolante. Può spiegarci cosa significa dal punto di vista giuridico e, purtroppo, soprattutto dal punto di vista pratico?
«Oggi (ieri per chi legge, ndr) al Senato è stato approvato il testo della legge di bilancio e, in questo testo, non c’è l’emendamento sul condono. Quindi, sicuramente, dalla manovra questo emendamento è scomparso. Qual è l’importanza della questione? È evidente che, se la manovra fosse stata approvata con l’emendamento così come era stato previsto, esso sarebbe diventato automaticamente ed immediatamente esecutivo, trasformandosi in legge e producendo da subito i suoi effetti. Invece l’emendamento è stato ritirato e verrà riproposto sotto forma di ordine del giorno».
Non è proprio la stessa cosa.
«L’ordine del giorno rappresenta un impegno politico del Governo ad adottare le norme contenute nell’emendamento sul condono che è stato eliminato dalla manovra, impegnandosi a farlo nel primo provvedimento utile. Questo significa che occorrerà del tempo, in attesa che il Governo decida di intervenire nuovamente sulla materia dell’edilizia cosiddetta abusiva».
Insomma, una mazzata non da poco…
«È evidente che si tratta di un danno enorme per chi si attendeva una risoluzione di un problema che, soprattutto nel Sud Italia, può essere definito un vero e proprio problema sociale, considerando le demolizioni che in questo periodo vengono eseguite dalla Procura della Repubblica».
Le chiedo, forse un po’ maliziosamente: è un modo per procrastinare ancora una volta questo problema e non affrontarlo davvero, oppure – e qui lo domando più all’uomo che al professionista – c’è ancora spazio per essere ottimisti?
«Mi piace essere ottimista, perché quando la politica assume impegni con l’elettorato, quindi con i cittadini italiani, ha un dovere morale, etico e anche giuridico di mantenere le promesse fatte. Voglio dunque restare ottimista, perché non posso pensare che, solo a causa dell’opposizione ipocrita del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico a questo emendamento in manovra, il Governo di centrodestra non intervenga comunque per rimediare. È possibile che le disposizioni contenute in quell’emendamento possano essere recepite addirittura attraverso un decreto legge. Su questo strumento, però, nutro qualche perplessità, perché potrebbe esserci il rischio di uno stop, considerato può essere adottato solo in presenza di casi di necessità e urgenza previsti dalla Costituzione. Nel nostro caso, tuttavia, la necessità e l’urgenza potrebbero essere giustificate dal fatto che centinaia di famiglie rischiano di essere letteralmente buttate in mezzo alla strada. Mi riferisco, naturalmente, alle prime case di abitazione costruite abusivamente e oggi minacciate di demolizione da parte delle Procure della Repubblica».
Dunque si può sperare?
«I margini di manovra ci sono. Vedo invece più difficile inserire le norme contenute negli emendamenti nella riforma del Testo Unico dell’edilizia, che è già stata approvata dal Consiglio dei Ministri. In questo caso, anche volendo essere ottimisti, potrebbe essere necessario addirittura un anno e mezzo prima di arrivare all’approvazione definitiva del Testo Unico, perché il provvedimento dovrà essere discusso in Parlamento e seguire tutto l’iter legislativo previsto, che come sappiamo in Italia è piuttosto lungo e farraginoso. Oggi, quindi, la soluzione più concreta potrebbe essere, sempre che il Quirinale non opponga uno stop, quella di un decreto ad hoc, un decreto d’urgenza da parte del Governo, giustificato dal gravissimo allarme sociale che si sta determinando, in particolare nella Regione Campania. In questo modo potrebbero essere introdotte le disposizioni che erano contenute nell’emendamento eliminato dalla discussione sulla manovra di questa mattina (ieri per chi legge, ndr)».
Voglio chiudere con una considerazione del tutto personale ma credo condivisa da tanti. Proviamo a immaginare lo stato d’animo di chi, in campagna elettorale, ha ricevuto una serie di promesse e ora, nella migliore delle ipotesi, vede un Governo che avrebbe i numeri per procedere ma che, chissà perché, continua a prendere tempo. Insomma, non proprio lo scenario più gradito, o sbaglio?
«Non voglio fare l’avvocato difensore d’ufficio del Governo, me ne guardo bene. Tuttavia, in questo caso, il Governo ha poche responsabilità, perché laddove il Partito Democratico e il Movimento 5 Stelle avevano minacciato l’ostruzionismo, con il concreto pericolo di una discussione che avrebbe compromesso i tempi di approvazione della manovra, è stato inevitabile ritirare l’emendamento per consentire l’approvazione della legge di bilancio nei tempi previsti. Ancora una volta, sia il Movimento 5 Stelle sia il Partito Democratico si sono messi di traverso e hanno fatto in modo che si ripetesse quanto accaduto con il condono previsto dalla legge 326 del 2003, il cosiddetto terzo condono edilizio, che all’epoca non trovò applicazione per vicende ben note. In quel periodo il presidente era Bassolino; non sto qui a ripercorrere tutta la complessa storia anche giudiziaria di quegli anni. Il fatto è che oggi sia il Movimento 5 Stelle sia il Partito Democratico esultano per il ritiro di un emendamento che avrebbe potuto risolvere i problemi di migliaia di famiglie in Campania. Eppure c’è ben poco da festeggiare: si stanno eseguendo sentenze del 1997, del 1998 e del 1999. Di cosa esultano questi politici? Io mi vergognerei se fossi un parlamentare italiano, sapendo che si stanno eseguendo sentenze di demolizione di 20, 25 o 26 anni fa, mettendo intere famiglie in mezzo a una strada in un momento di crisi abitativa senza precedenti. Una crisi aggravata da eventi come frane e terremoti, penso ad esempio all’isola d’Ischia, che hanno ulteriormente impoverito il patrimonio edilizio esistente e reso ancora più difficile reperire alloggi alternativi rispetto a case costruite abusivamente trent’anni fa».







