CULTURA & SOCIETA'

Quando la sicurezza è tutto, la parola a Piero Temante

Lunga intervista al consulente aziendale esperto in sicurezza sul lavoro e formatore. Un’occasione per capire anche come far trionfare il buonsenso in questa delicata Fase 3 dopo l’emergenza coronavirus

Sanificanti, mascherine, distanziamento sociale, Covid e dpi. Sono ormai parole diventate comuni anche ai non addetti ai lavori. Per Piero Temante, invece, sono vocaboli da sempre utilizzati. Piero ha un’azienda, la ‘Soluzione e Sicurezza’, che si occupa sicurezza sul lavoro. Piero Temante è consulente aziendale, esperto in materia di sicurezza sul lavoro e formatore, sempre in tema di sicurezza. «Bisogna usare il buonsenso», ripete come un mantra. In concomitanza con la riapertura delle aziende, specie degli alberghi, Pietro ogni giorno gira l’isola in lungo ed in largo assistendo imprenditori e lavoratori. A lui chiediamo come si può convivere con il Coronavirus e quando torneremo alla normalità.

Che cosa è cambiato in questo periodo alla luce della sua esperienza maturata nel campo lavorativo?

«È cambiato davvero tanto. Adesso, però, dobbiamo farci guidare dal buonsenso. Queste sono le fasi (ovvero fase 2 e fase 3) nel corso delle quali dobbiamo stare più attenti di prima e farci guidare dal buonsenso. Tantissimi pensano che in questo momento il Covid sia lontano da noi e che il pericolo sia passato. Non è così. In questo momento, in realtà, dobbiamo tenere alta l’attenzione perché questa è la fase che ci porta verso la normalità. E dobbiamo capire anche che cos’è la normalità. Tutti pensano che normalità in questo momento sia avere contagi zero in Campania, ma non è così. Tornare alla normalità significa raggiungere un livello di modo di fare idoneo per evitare il contagio. E quindi bisogna stare attenti agli assembramenti e soprattutto fare attenzione a quelle che sono delle buone prassi di vita quotidiana che devono diventare insite in noi. Il nostro migliore amico deve diventare il gel idroalcolico.  Dobbiamo arrivare al punto di utilizzare la soluzione idroalcolica in automatico dopo aver maneggiato i soldi, quando tocchiamo una ringhiera, un passamano o una maniglia. Dobbiamo arrivare al punto di disinfettarci le mani senza pensarci, in modo automatico e naturale. E quando tutti faremo questo, significa che abbiamo acquisito come cittadino, come lavoratore o come azienda un modo di fare che porta a ridurre il rischio per tutti».

Da ieri non c’è più bisogno di indossare la mascherina nei luoghi aperti. Un passo in avanti?

«Sì. Dobbiamo gradatamente cominciare ad abbandonare la mascherina anche se il buonsenso deve obbligarci a portarla sempre con noi. Nei luoghi chiusi o anche all’aperto dove non si può rispettare il distanziamento sociale bisogna continuare ad indossarla. E non devono essere delle norme ad imporcelo, bensì il buonsenso.  Questa fase, quindi, deve essere percepita come un percorso di educazione della cittadinanza e dei lavoratori. Se vengono seguite queste semplici regole, torneremo alla normalità».

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Quanto sono restringenti i protocolli?

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«Ancora una volta parlo di buonsenso. È ciò che ha dettato le norme contenute nei protocolli. Le regole che ci sono state date non sono estremamente restrittive. È vero che ci danno gli obblighi del distanziamento sociale, ma non sono regole ‘impossibili’. Le regole più penalizzanti sono per le attività commerciali. Per il resto, i protocolli ci dicono di usare determinati sanificanti. E proprio per questo adesso tutti abbiamo una maggiore conoscenza dei prodotti utilizzati. Ormai tutti conosciamo quali sono i sanificanti per i batteri e quelli per i virus.

Il nostro migliore amico sta diventato il gel idroalcolico. E chi è il ‘peggior nemico’?

«I soldi e gli smartphone. Entrambi sono vettori di germi. Ma lo erano anche prima del Covid. Non lo sono diventati ora».

Qual è la differenza tra aziende e cittadini? Cioè abbiamo tutti le stesse regole da rispettare?

«Purtroppo no. Per le aziende ci sono delle regole ma non sono le stesse per i cittadini. Bene o male le aziende stanno rispettando tutti i protocolli. In realtà oltre la richiesta di sicurezza c’è anche un timore di controlli e multe. E questo vale anche cittadini. Purtroppo, però, nei confronti dei comuni cittadini i controlli e le successive sanzioni sono stati davvero pochi. Le aziende, invece, sono state e vengono costantemente controllate dalle autorità. E forse anche per questo rispettano in toto le normative».

L’isola come sta affrontando questa nuova fase? Ischia sta cercando di tornare al turismo e cominciare la stagione turistica seppur in ritardo.

«Nella prima fase tutti gli imprenditori erano terrorizzati. Ricordo che ad aprile e maggio quando sentivo alcuni amici e clienti l’umore era davvero sotto i piedi. Quello, però, era il periodo in cui si parlava di infortunio sul lavoro e di responsabilità del datore di lavoro in caso di contagio ed i dati sul numero dei positivi era davvero elevato. Oggi, per fortuna, siamo in una fase diversa. Oggi tutti hanno voglia di ricominciare. Da metà maggio tutti vedono uno spiraglio e stanno lavorando per mettersi in regola prima di riaprire. Le aziende sono consapevoli che questo sarà un anno difficile. Sono consapevoli che potrebbero chiudere anche in perdita a fine anno. Nel contempo, però, riaprono perché sanno che devono dare un messaggio di speranza, un contributo all’isola ed un aiuto ai lavoratori dipendenti».

Come combatte un imprenditore la paura di contagio all’interno della propria azienda?

«Basta rispettare le regole. Chi rispetta i protocolli non ha nulla da temere anche se bisogna stare attenti ai clienti che non hanno voglia di rispettare le norme».

Visitando le aziende che cosa è la cosa più difficile da far capire?

«Sono mesi che ripeto sempre le stesse cose nell’arco di una giornata. Non è semplice far capire quali sono i prodotti adatti per le pulizie e per la sanificazione. In passato venivano usati degli ottimi prodotti battericidi, oggi però non sono efficaci per sconfiggere il sars cov 2 (ovvero il Covid 19). E la difficoltà è far capire che bisogna cambiare alcuni prodotti».

Ed in casa quali sono i migliori prodotti per sanificare?

«I prodotti più comuni. Si tratta dell’alcol etilico, il perossido di idrogeno ovvero l’acqua ossigenata e la candeggina ovvero l’ipoclorito di socio. Si tratta di prodotti che abbiamo sempre usato ed ora dobbiamo imparare a riscoprire».

In periodo Covid lei è stato artefice di una catena solidale sull’isola che ha portato alla realizzazione e distribuzione di mascherine. Com’è andata?

«Sull’isola d’Ischia un gruppo di oltre 70 sarti e sarte (di cui la maggior parte mamme e nonne), coordinate da un gruppo di amici ha dato luce all’iniziativa “Le Mascherine Solidali – Ischia”. In circa un mese sono state realizzate quasi 20 mila mascherine “fai da te” in triplo strato di carta Mask E20 da 90 grammi/metro quadro. Resistentissime, fresche e soprattutto utili per la lotta al contagio da virus Sars-Cov-2. Mascherine che rappresentano il frutto del duro lavoro di persone dal cuore d’oro. Abbiamo fatto dei piccoli test: come prova dell’accendino, soffiare sui vetri, spruzzi con deodoranti ed altri aerosol. Tutte le prove superate alla grande. Vogliamo precisare che tutte le attività dalla consegna dei materiali, alla produzione e confezionamento a cura di sarti e sarte, per finire alla distribuzione sono state totalmente gratuite perché aiutare chi ne ha bisogno è il comune denominatore dell’iniziativa. Tutti siamo stati convinti, al di là delle norme, che indossare la mascherina rappresentava un gesto d’amore per sé e per gli altri con riducendo le possibilità di contagio da Covid-19. Così con la stilista Maria Scotti di Princmay abbiamo fatto un appello sui social per arruolare sarti e sarte per la realizzazione di mascherine fai da te da consegnare ad anziani, associazioni di volontariato attive sul territorio e persone bisognose. Al nostro appello hanno risposto davvero tante persone. Così è nata una rete di circa 200 persone tra stilisti, sarti e sarte (oltre 70), oltre 50 punti distribuzione sul territorio, decine di volontari e associazioni di volontariato, di cui molte legate al circuito Croce Rossa. Con questa iniziativa abbiamo messo in luce il lato più bello dell’isola d’Ischia. Devo ricordare che questa iniziativa gratuita è nata anche grazie alle donazioni di alcuni amici, ma soprattutto per merito dell’immenso cuore di persone stupende. Posso ringraziare alcune persone?»,

Prego.

«Inizialmente non trovavamo abbastanza tessuto TNT idoneo e, poi, costava troppo. Ma in nostro aiuto è venuta la dottoressa Miriam Barone, ischitana doc che lavora al Gruppo Cordenons Spa come addetta al controllo qualità. Senza di lei non avremo mai potuto iniziare il nostro progetto benefico. Un grazie speciale anche all’avvocato Lucia Velia Moraschi, bresciana ed amante dell’isola d’Ischia, titolare della favolosa Tenuta C’est la vie. Una elegante tenuta immersa nel verde nei colori e profumi dell’isola d’Ischia. Immenso il cuore e l’impegno della stilista Lucia Costea del “Il Filo Nascosto” che ha realizzato gratuitamente circa 7000 mascherine solidali. E poi ci sono tantissimi amici ed aziende ischitane che ci hanno aiutato. Alla fine gratuitamente abbiamo prodotto e consegnato oltre 20mila mascherine». Il volto bello e sano di Ischia.

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