CULTURA & SOCIETA'

Quando Maddalena Cigliano vestiva i signori

La sarta del Borgo di Celsa Maddalena Cigliano aveva ricevuto l’incarico di cucire il vestito da sposa per la giovane Vittoria e gli abiti per la cerimonia nuziale che avrebbero indossato i due paggetti, la piccola Costanza ed il giovanotto Alfonso D’Avalos,  la stessa Donna Laura Sanseverino,  madre dello sposo, Donna Diana de Cordona e la governatrice sul Castello nonché zia dello sposo Costanza D’Avalos. Un ordinativo notevole, redditizio e di particolare impegno  per la sarta del Borgo che servì anche ad accrescere le proprie quotazioni ed attirare nuova prestigiosa clientela. Servivano stoffe di prima scelta per creare abiti da alta società, destinati all’ammirazione  ed all’apprezzamento di dame e cavalieri della nobiltà aragonese e non solo, presente all’attesa festa nuziale in preparazione. Maddalena Cigliano per la straordinaria  occasione, doveva  superare se stessa e ripagare  con un lavoro di alto livello la fiducia riposta in lei dall’amica Donna Laura Sanseverino, che l’aveva preferita  a ben più noti sarti di Corte della vicina Napoli. Maddalena sapeva di potercela fare, ed abbastanza sicura di se, si fece arrivare da colleghe sue della terra ferma, pizzi e stoffe di alta qualità . ed attivò più del solito, la sua casa-sartoria del Borgo assumendo altre due giovani collaboratrici a cui avrebbe affidato il compito dei ritagli e delle prime cuciture. Nasce così un filo diretto tra il Castello e la Torre dove  in un caldo e splendido giorno di luglio, ebbe luogo un primo incontro fra la sarta Maddalena Cigliano, la giovane Vittoria Colonna, Donna Laura e  Donna Diana  De Cordona padrone di casa e  Donna Agnese di Montefeltro madre della sposa. Maddalena aveva portato con se alcuni modelli disegnati di sua mano su carta e varie stoffe dai colori tradizionali  e vivaci, in uso d’epoca, affinchè le nobildonne, per altro impegnate in prima persona nell’organizzazione della festa, potessero prendere visione e scegliere così per i propri vestiti i tessuti e le tinte  più adatti alla bisogna. La campionatura abbastanza corposa e varia,  era composta da materiali ricchissimi quali stoffe pesanti, damaschi broccati, velluti, seta  con modelli floreali, nastri, fili d’oro e argento, ricami con perle e pietre preziose, merletti e pizzi che Maddalena si fece arrivare da accorsate botteghe del continente. Per gli abiti delle nobildonne furono scelti modelli con scollatura quadra, tanto da mettere in discreto  risalto collo, petto incipriato e seno. Dell’insolita riunione se ne parlò nel Borgo di Celsa  il giorno dopo ed in quelli seguenti, fino a quando il ghiotto argomento, oggetto di commenti più disparati fra le donne del Borgo, non scemò nella normalità delle cose. Fu la stessa Maddalena Cigliano spalleggiata dalla levatrice Caterina Mellusi amica delle nobildonne, forte peraltro del proprio carisma fra gli abitanti della Marina,  ad assumere posizione e richiamare, senza tanti complimenti,   quelle donne dalla lingua lunga,  affinchè contenessero il proprio chiacchiericcio e seguissero i preparativi dell’imminente evento nuziale senza pregiudizi o remore di sorta, spirito collaborativo e manifesta partecipazione, perché di lì a qualche mese il Borgo di Celsa avrebbe vissuto momenti di  festa per l’arrivo a Ischia di signori di importanti famiglie del Continente, nobiluomini e nobildonne della Corte Reale napoletana, alti graduati dell’esercito del Re da Napoli, dalla Calabria e dalla Sicilia, principi della Chiesa, artisti e letterati, prestigiosi maestri della musica, del teatro e della danza artistica, cantori, importanti accreditati del commercio e gente comune attratta dai fasti dell’appuntamento del secolo dalla vicina Procida e dalla costa dirimpettaia. Maddalena Cigliano si avvalse di tutto il suo notevole ascendente che vantava sulle famiglie del Borgo per portarsele dalla parte dei Signori del Castello e dei nobili inquilini della Torre con cui non sempre si stava sulla stessa lunghezza d’onda a causa di alcuni diritti negati o quantomeno riconosciuti a metà. Indubbiamente, l’atteso evento, si preannunciava troppo importante per essere snobbato o addirittura avversato dalle povere famiglie del Borgo.

                                                                                                               Michelelubrano@yahoo.it

(Fonte: notizie tratte dal libro di Antonio Lubrano  di prossima pubblicazione su “La Torre di Michelangelo e il Borgo di Celsa)

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