CULTURA & SOCIETA'

Quando quell’antico ponte del borgo aveva cinque archi

Le terribili mareggiate del 1966 e del 1978 sconvolsero la storica struttura aragonese poi presto riparata. Dopo di che il nulla…

Fa male al cuore vedere il secolare Ponte Aragonese ridotto a pezzo d’architettura marittima fatiscente e pericoloso per la pubblica incolumità. A questo punto, il diavolo va preso per le corna per capire in che modo si può intervenire su di uno scempio lasciato tale da molto tempo fino all’estrema conseguenza. Due anni fa, tanto per non andare troppo all’indietro nel tempo, e lo scorso anno, il Ponte che congiunge l’antico Borgo di Celsa al monumentale Castello di Gerone, era nelle identiche condizioni di abbandono di oggi, con buona parte del suo frontespizio che guarda a Cartaromana, privo dei suoi storici basoli di facciata del classico piperno, con i parapetti in tutta la loro lunghezza ancora privi dei basoli nuovi ed in fine con l’impianto di illuminazione surreale e contestato da ischitani r forestieri.. Insomma, un autentico disastro di manutenzione e conservazione di un patrimonio pubblico che la storia cataloga fra le strutture più importanti che l’isola d’Ischia nei secoli vanta. Oggi 17 ottobre , autunnale abbiamo l’ inverno alle porte. Ciò significa che da dopo il prossimo ci prepariamo per la prossima nuova stagione turistica 2020.Il Ponte Aragonese, per l’Amministrazione Comunale in carica, diventa per le ragioni che si conoscono, la massima priorità da seguire. L’asciare quella storica struttura anche per la prossima stagione turistica nelle medesime condizioni di abbandono, così come è stato fin’ora, è da incoscienti. Chi ha la responsabilità tecnica ed amministrativa dello stato dei luoghi in questione si faccia avanti. Il Genio Civile alle Opere Marittime e l’Amministrazione Comunale di Ischia abbiano la forza, il coraggio e la volontà politica di esercitare il proprio ruolo di esecutori dei servizi cui sono preposti, per non venir meno ai compiti con cui rispondere alla cittadinanza. Il Ponte Aragonese, per la sua storia e la sua funzione pubblica, vive il periodo più buio della sua lunghissima esistenza. Costruito oltre sei secoli fa nel 1441 con cinque archi o “correnti”, poi ridotti a tre ed in fine ad uno, ha subito negli anni il flagello del mare in tempesta e la furia dei venti riportando danni consistenti. Notevoli furono quelli del novembre del 1966, ancora quelli 1978 ed altri negli anni successivi, sia pure di minore entità. Mesi dopo, Comune e Genio Civile alle Opere Marittime, corsero ai ripari, ricostruendo le parti distrutte. Quindi, il problema fu risolto in tempi quasi ragionevoli. Da qualche anno a questa parte, si va avanti con tutt’altra politica, caratterizzata dalla staticità delle idee e dal fermo delle operazioni che in termini di critica severa si chiama immobilismo. Indubbiamente le maggiori responsabilità sono del Genio Civile alle Opere Marittime, mentre il Comune dal canto suo può giustificarsi dimostrando di aver fatto le segnalazioni del caso all’Ente preposto. Ma non basta per il sindaco Enzo Ferrandino e la sua Giunta tirarsi fuori da responsabilità precise, affermando che il Comune, nello specifico caso, non è l’Ente competente. In questa sconcertante situazione, seguire la comoda strada dello scaricabarile per sottrarsi ai propri doveri, è l’atteggiamento meno consigliabile. Prima che la nuova stagione turistica dell’anno prossimo 2020 ci salti addosso, diventa urgentissimo affrontare il gravissimo problema del Ponte Aragonese nella sua totalità non può essere presentato anche per l’ estate prossima con lampioni dall’illuminazio metalica senza calore e colore, scalette, quella a mezza luna impraticabili, parapetti dissestati e insospesi, basoli di facciata in continuo scollamento e finiti in mare. Registriamo il grido di allarme degli ischitani e forestiri che non è il primo, e che si spera sia l’ultimo. In caso contrario, ci troveremmo ancora una volta di fronte a fughe di responsabilità e a gravi atteggiamenti omissivi. Se il ponte Aragonese crolla ancora, sarà il crollo della storia.

michelelubrano@yahoo.it

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