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CULTURA & SOCIETA'

Quando sull’isola l’atteso Lunedì in Albis era da incubo con l’invasione scomposta di spiagge e pinete

Nostalgia per quelle vecchie e tradizionali scampagnate degli anni ’50 e ‘60 tramandateci dai nostri padri, madri e nonni, nel verde di Piano Liguori, in Pineta,al Cretaio, ai Frassitelli, alla Falanga a Santa Maria al Monte ed all’Epomeo. I ricordi della “pasquetta” alla vecchia Pagoda sul Porto d’Ischia

Ormai sono lontani i tempi in cui il giorno del Lunedì in Albis, ultimo del periodo pasquale, orde di giovinastri fra l’età adolescenziale e quella adulta di primo pelo,si riversavano sull’isola, mettendola a soqquadro con le loro intemperanze e comportamento disordinato, tanto da arrecare danno a tutti i luoghi calpestati, spiagge e pinete comprese. Sbarcavano nel porto di Ischia ed a Casamicciola con traghetti e motonavi provenienti dal Molo Beverello di Napoli e da Pozzuoli, già alla partenza di mattina presto, non di certo con le migliori intenzioni, muniti fra l’altro di quegli storici palloni leggeri della Superflex e strane colazioni avvolte in pezzi di giornali e in zainetti di fortuna.

View of picnic in french alpine mountains with lake

Al Loro arrivo sull’isola, in men che non si dica, invadevano le strade del centro,scagliando senza un minimo di coscienza i loro palloni contro vetrine dei negozi e persone, seminando panico e fughe. Su spiagge e pinete, come si deceva sopra, un…mare di cartacce imbrattate d’olio e di altri tipi di grasso, calzini e canottiere smesse, carcasse di palloni superflex andati distrutti ed il loro vociare scomposto, erano il risultato raccapricciante di una giornata festiva che doveva essere vissuta in sana allegria, col vero spirito della gita, per così dire, fuori porta, ma che invece si trasformava da subito per Ischia, per veri turisti presenti e per gli ischitani stessi in un Lunedì in Albis da incubo. Un Lunedì in Albis, che non si chiamava ancora Pasquetta, almeno qui ad Ischia. Certo, sono tempi passati, di cui però, per chi li ha vissuti,suo malgrado, è rimasto vivo il ricordo. Per fortuna, ma anche e direi soprattutto,per decisa presa di coscienza che un simile passato mai sarebbe più potuto continuare, oggi stiamo qui a parlare di tempi decisamente più nobili, per una Ischia che allo stato attuale, anche se non seleziona con maniacale disciplina i suoi ospiti, almeno li sa guardare in faccia e ne capisce la positività.

FORIO E LA SUA STORICA CORSA DELL' ANGELO DI PASQUA
FORIO E LA SUA STORICA CORSA DELL’ ANGELO DI PASQUA

Il Lunedì in Albis di ieri, o meglio il giorno di Pasquetta di ieri, come già avviene da diversi anni precedenti, è filato liscio come l’olio.Grazie al “psticciotto” come si diceva in passato: non è sbarcato nessuno, né al porto Di Ischia e né a Casamicciola. Riposo, anche se per modo dire, delle Forze dell’Ordine che sul territorio il loro lavoro di vigilanza ed assistenza è sempre assicurato com impegno e diligenza. La tradizione della Pasquetta ha anche altri connotati che riguardano in particolare quegli ischitani che da sempre preferiscono trascorrere quelle liete ore del primo pomeriggio, o addirittura in pieno orario di pranzo, in luoghi adatti per l’attesa scampagnata del Lunedi in Albis o Pasquetta che dir si voglia. Cosi si prendono di mira, come del resto si è fatto, località agresti dell’isola come alcuni spazi della pineta comunale, l’altura con vista mare di Piano Liguori, la vecchia pagoda sul porto d’ Ischia (negli anni ’40 e ’50 era esclusiva meta degli ischitani del Lunedì In Albis dove cpnsumare il casatiello, la pastiera e l’uovo sodo tinto di rosso con le tradizionali e naturali radici di rovere), la pineta di Fiaiano, Monte Vico, Santa Maria al Monte con la vicina Falanga ed infine l’Epomeo.

IERI SUL PORTO DI ISCHIA NON E' SBARCATO NESSUNO LASCIANDO L'ISOLA DESERTA
IERI SUL PORTO DI ISCHIA NON E’ SBARCATO NESSUNO LASCIANDO L’ISOLA DESERTA

Per essere un tantino più romantici c’è chi si imbosca tra i filari di viti, tra i primi ciclamini e fiori selvatici di pinete e boschi alla portata dei più esperti “esploratori”. Basta che si abbia un cestino ricolmo di cose gustose pasquali ed una bella tovaglia da pic nic, per godere della natura e del giorno festivo della Pasquetta tanto atteso. Ma quet0anno a causa swlla pamxsemio ogni “progetto” pasquettaro è saltato lasciando a bocca asciutta i delusi “evasori” del Lunedì in Albis. Per questo ricorriamo alla storia per ricordaere vecchie usanze tradizionali che non tornano più.I vecchi contadini ischitani, capostipiti di famiglie numerose, poco lontani dalle proprie case di campagna, festeggiavano la Pasquetta nel modo tramandato ai figli, nipoti e pronipoti dei giorni d’oggi. Essi stendevano sull’erba le tovaglie di grosso cotone profumate di sapone di Marsiglia, creando cosi una grandissima tavola, in grado di ospitare la straordinaria abbondanza di cibi e vini della casa. Infatti a quella bellissima ed invitante tavola primaverile, sedevano tutti i componenti della famiglia, grandi e piccini, fino al tramonto con un non stop di chiacchiere, risate ed allegria. Su quella bella, ricca e profumata tavola campestre, c’era tutto il “bendidio”, ossia cibi freschi e colorati: insalate di verdura e pomodoro, salumi,formaggi e soprattutto le uova che non potevano mancare, frittata di maccherini e di patate, punte di asparagi selvatici, ventreschella, piselli e fave fresche e fra i dolci, il casatiello, il tortano e la pastiera con il classico liquore della nonna,il rosolio dai vari colori e gusto, e tanto, tanto vino della cantina propria a due passi dalla tavola che nessun Smartphone ha mai potuto immortalare. Perchè non esisteva.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

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