CULTURA & SOCIETA'

Quelle colonie marine che dagli anni ’30 in pieno agosto ravvivano le nostre spiagge. Il Palazzo Torre sopra Cartaromana era la casa-vacanza per gli orfanelli bisognosi di mare, sole e aria pura

ERANO I RAGAZZI DI NAPOLI E PROVINCIA ALLINEATI E COL CAPPELLINO IN TESTA DI UGUALE MODELLO E COLORE OSPITATI NELLA CASA-TORRE DI PROPRIETA’ DELLO STORICO FARMACISTA DEL CORSO VITTORA COLONNA “TUBETTO” AL SECOLO MICHELE BUONO / Fino alla fine degli anni ’60 l’isola d’Ischia in Campania è stata la location maggiormente preferita per farci arrivare le Colonie Marine, nate nell’800 e rilanciate nel periodo fascista con spirito assistenziale e nazionalista. Mentre nelle altre parti d’Italia progettavano vere e proprie strutture architettoniche in prossimità delle spiagge ( vedi Cattolica, Chiavari ecc.) per ospitare i ragazzi e le accompagnatrici delle Colonie Marine, a Ischia come a Forio, si utilizzavano strutture preesistenti pubbliche e private come aule scolastiche e case inabitate. L’arrivo di questi gruppi di bambini vestiti uguali e col cappellino di simile colore, per gli isolani ogni anno rappresentava un appuntamento atteso. Le Colonie Marine degli anni ’40 e’50 sono quelle che si ricordano di più, perché legate ad episodi di colore e di semplice vita paesana che a quel tempo si vivevano ad Ischia

Prima e dopo l’ultimo conflitto mondiale, l’isola d’Ischia era indicata come meta privilegiata per ospitare le famose Colonie Marine. Infatti già dal 1934 i primi gruppi di ragazze e ragazzi fra gli 8 e i 13 anni venivano indirizzati dai centri sociali specializzati di Caserta, Benevento Napoli verso la nostra isola, trovando alloggio presso la proprietà ereditata dallo storico farmacista del corso Vittoria Colonna in Ischia dott. Michele Buono, nella casa-torre sulla collina al di sopra di Cartaromana. Erano in 150 i ragazzi, seguiti con diligenza ed amore filiale da maestre al seguito e da volontari locali addetti alla organizzazione della mensa. Frequentavano la spiaggia della Mandra sul tratto di arenile davanti alla casa di Donna Maria di Calosirto (detta la signora pazza).

ANNI '40 ORFANELLI COLONIA MARINA FORIO SPIAGGIA DI CITARA
ANNI ’40 ORFANELLI COLONIA MARINA FORIO SPIAGGIA DI CITARA

Con Ischia, anche Casamicciola e Forio hanno ospitato le Colonie Marine. In special modo Forio dove a tutt’oggi se ne occupa la Casa Concordia, una “Casa” che nel Comune di Forio d’Ischia, rappresenta un centro vacanza dell’Esercito della Salvezza che ospita, oltre alla foresteria, anche la chiesa offrendo riposo, divertimento e spiritualità. La Colonia oggi prevede anche momenti di incontro nei quali si raccontano storie bibliche, si eseguono canti per bambini e si affrontano temi di fede adatti alla loro età. Ischia però ha fatto di più in passato, a cominciare dagli anni trenta, come abbiamo detto sopra, e proseguendo fino ai primi anni sessanta, allorquando passò il testimone al Pio Monte della Misericordia a Casamicciola ed alla Fondazione Evangelica Betania dell’Esercito della Salvezza che ormai a Forio è una Istituzione di ispirazione benefica diretta da Ilaria Castaldo. Possiamo dire che Ischia Capoluogo col suo impegno e disponibilità, ha scritto la storia della esperienza delle Colonie Marine sull’isola soprattutto negli anni ’40 e ’50. Per esse furono messe a disposizione più di una struttura pubblica affinché i ragazzi potessero ritrovarsi a proprio agio. L’arrivo di questi gruppi di bambini vestiti uguali e col cappellino di simile colore per gli isolani ogni anno rappresentava un appuntamento atteso. Le Colonie Marine degli anni ’40 e’50 sono quelle che si ricordano di più, perché legate ad episodi di colore e di semplice vita paesana che a quel tempo si vivevano ad Ischia.

BAGNO COLUCCI ANNI '30 SUL LIDO DI ISCHIA
BAGNO COLUCCI ANNI ’30 SUL LIDO DI ISCHIA

Erano alloggiate presso le aule scolastiche del Procidano, dell’Orologio e della Pineta Marino sul corso Vittoria Colonna dove un entusiasta Antonio Aprea si interessava della vettovaglie. La prima istituzione della Colonia Marina in Italia risale al 1822 e sorse a Viareggio, dopo di che si diffuse rapidamente fino ad intensificarsi nell’epoca fascista. L’iniziativa era curata da enti pubblici ed associazioni che reclutavano bambini appartenenti a famiglie meno abbienti inviandoli in località marine o montane a scopo terapeutico. Le colonie montane, lacustri, elioterapiche e marine, che ospitavano “balilla” e “piccole italiane”, furono il fiore all’occhiello della politica igienista del fascismo. Tale influenza era avvertita anche a Ischia. Nelle colonie il tempo trascorreva fra adunate, esercitazioni, giochi, bagni di sole. L’opportunità di frequentare le colonie, offerta anche a molti ragazzi figli di italiani residenti all’estero, fu un’efficace operazione di propaganda presso le comunità dell’emigrazione italiana. In pratica, le colonie marine nascono come ospizi marini per ospitare bimbi affetti da malattie tubercolari: il mare e il sole avevano funzione curativa sui piccoli tanto da essere definiti ‘antitubercolari’. La funzione terapeutica prosegue anche negli anni trenta, in pieno regima fascista, quando a quella sanitaria si aggiunge la funzione educativa e di propaganda. Se nel 1927 i bambini ospitati erano 54 mila dopo undici anni il numero arrivò a quota 772 mila in 4.357 colonie sparse su tutto il livello nazionale, ma concentrate soprattutto sul litorale toscano e romagnolo. Fra le isole minori italiane fu scelta solo Ischia, senza però dotata di una struttura architettonica specifica come avveniva per le altre località. Strutture imponenti progettate dai migliori architetti del tempo che avevano carta bianca: l’unico obiettivo era quello di comunicare la modernità intesa come valore dell’avanguardia e del regime. Così si realizzarono costruzioni dalle forme futuristiche come la colonia Figli italiani all’estero a Cattolica, disegnata da Clemente Busiri Vici, che adesso ospita l’Acquario Le Navi e la Varesina di Milano Marittima con la maestosa rampa, ora ridotta a poco più di un rudere sulla spiaggia, il complesso di Calambrone in Toscana e la Fara a Chiavari. Il dopoguerra. Eliminata la funzione propagandistica, le colonie ebbero una nuova vita dagli anni cinquanta quando si optò per la funzione sanitaria e ricreativa, ma anche di risollevamento dei ragazzi dagli effetti disastrosi del conflitto bellico.

Foto Giovan Giuseppe Lubrano Fotoreporter

antoniolubrano1941@gmail.com

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