CRONACAPRIMO PIANO

Fallimento Calise, assolto Raccioppoli

Si chiude con una sentenza definitiva un caso che per anni ha avuto una eco mediatica e un notevole interesse sulla nostra isola, legata all’acquisizione degli storici bar isolani da parte dell’imprenditore partenopeo. La decisione del gup non appellata dalla Procura Generale, tutte le tappe della vicenda

Si chiude con una sentenza definitiva una vicenda che per anni ha intrecciato diritto, impresa e territorio, lasciando dietro di sé un lungo strascico giudiziario e un impatto significativo sul piano economico e reputazionale. Nei giorni scorsi è diventata irrevocabile la decisione del Giudice per l’Udienza Preliminare del Tribunale di Napoli che ha assolto Domenico Raccioppoli – attuale gestore dei Bar Calise di Ischia e Casamicciola – con formula piena, stabilendo che “il fatto non sussiste”. Un epilogo netto, che arriva al termine di un percorso iniziato diversi anni prima e che riporta al centro della vicenda il tentativo di rilancio di uno dei marchi più conosciuti del territorio, quello delle aziende Calise. La genesi di questa vicenda è datata 2021. Tutto prende forma nell’estate del 2021. È giugno quando viene definito l’accordo tra Raccioppoli e le attività che fanno capo al cavaliere Emiddio Calise e ai suoi congiunti, un passaggio che segna un momento storico per la nostra isola ma anche l’avvio di un progetto articolato: salvare le imprese in difficoltà attraverso una procedura concordataria in continuità, evitando la dispersione del patrimonio produttivo e preservando i posti di lavoro. Il piano si struttura su più livelli. Da un lato l’acquisizione delle aziende in crisi tramite la C.G. Immobiliare srl, dall’altro la gestione operativa affidata alla Calise Espresso srl, costituita proprio per garantire la prosecuzione dell’attività. È un’operazione complessa, che si muove sotto la supervisione della sezione fallimentare del Tribunale di Napoli e che punta a coniugare esigenze industriali e tutela dei creditori. La procedura di concordato preventivo viene quindi avviata e si inserisce in un contesto già delicato. Proprio mentre il percorso prende forma, interviene però l’attenzione della Procura di Napoli, che apre un’indagine ipotizzando irregolarità nella gestione dell’operazione.

Il passaggio più critico arriva due anni dopo. Il 27 giugno 2023 scatta il sequestro preventivo per equivalente disposto su richiesta del pubblico ministero. L’ipotesi accusatoria è quella di concorso in bancarotta concordataria: secondo gli inquirenti, i pagamenti effettuati dall’imprenditore – in particolare quelli destinati a dipendenti e fornitori mediante finanza esterna – avrebbero alterato l’equilibrio tra i creditori. A questo si aggiunge una seconda contestazione, relativa a una presunta distrazione connessa alla cessione del marchio “Il cornetto di Calise – Made in Ischia”. Il sequestro assume immediatamente dimensioni rilevanti. Non riguarda soltanto le società direttamente coinvolte nell’operazione, ma – per un errore dell’ufficio di Procura – si estende a tutti i rapporti bancari riconducibili a Raccioppoli. Un blocco generalizzato che colpisce un imprenditore titolare di numerose aziende e che si traduce in effetti immediati sull’attività quotidiana. Le ripercussioni non si limitano al piano giudiziario. Nel giro di poco tempo, il sistema bancario e la rete dei fornitori modificano il proprio atteggiamento, interrompendo o ridimensionando i rapporti in essere. Un patrimonio costruito negli anni – fatto di affidamenti, relazioni commerciali e credibilità – si incrina rapidamente sotto il peso dell’indagine e della sua eco mediatica dal momento che per ovvi motivi la notizia non passa inosservata né ad Ischia né al di là dei ristretti confini isolani. Mentre il procedimento penale prosegue, si sviluppa in parallelo il percorso davanti ai giudici del Riesame. È il 5 dicembre 2023 quando arriva un primo ribaltamento: il Tribunale dispone la restituzione integrale dei beni sequestrati, escludendo la sussistenza delle ipotesi di reato contestate.

Nel frattempo, la procedura concordataria segue il suo corso. Sotto il controllo della sezione fallimentare del Tribunale di Napoli, il concordato viene omologato e portato a termine, con il completamento dei pagamenti previsti nei confronti dei creditori. Nonostante questi passaggi, la vicenda giudiziaria non si chiude. L’indagine resta formalmente aperta e continua a incidere sul piano operativo. Le difficoltà nei rapporti con banche e fornitori persistono, alimentate dall’incertezza legata all’esito finale del procedimento penale. Il tempo scorre senza che emergano nuovi elementi rispetto al quadro iniziale. Eppure, nell’ottobre del 2025, arriva la richiesta di rinvio a giudizio da parte della Procura. È un passaggio che riporta la vicenda al centro dell’aula giudiziaria e apre l’ultima fase del procedimento, quella per ovvi motivi più delicata e naturalmente decisiva. All’udienza dello scorso11 febbraio, Raccioppoli opta per il rito abbreviato davanti al GUP del Tribunale di Napoli. Una scelta che consente di definire il processo sulla base degli atti raccolti durante le indagini. Poche settimane dopo arriva la decisione. Il giudice pronuncia sentenza di assoluzione con formula piena: “perché il fatto non sussiste”. Nelle motivazioni, viene ripercorso l’intero impianto accusatorio e ne viene esclusa la fondatezza, richiamando quanto già evidenziato dal Tribunale del Riesame oltre due anni prima. Viene così esclusa qualsiasi ipotesi di distrazione di beni o alterazione della par condicio creditorum. Allo stesso tempo, viene riconosciuta la correttezza dell’operazione di rilancio e la piena legittimità del percorso concordatario, regolarmente autorizzato e portato a compimento. Nei giorni scorsi, in assenza di impugnazioni da parte della Procura generale, la sentenza è diventata definitiva.

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