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Racket della mozzarella, processo in Appello per Schiavone jr e i suoi soci

Il figlio del capoclan Francesco Sandokan ha incassato 7 anni in primo grado con l'attenuante della collaborazione con la giustizia: l’acquisto dei latticini secondo l’accusa veniva imposto anche a Ischia

Al via il processo in Appello per la vicenda del racket delle mozzarelle che ha tra i suoi protagonisti Walter Schiavone, figlio del capoclan dei Casalesi Francesco Sandokan, diventato collaboratore di giustizia.Con Schiavone, condannato in primo grado a 7 anni con l’attenuante della collaborazione con la giustizia, compariranno davanti ai giudici Armando Diana ed Antonio Bianco (entrambi condannati in primo grado a 12 anni e 10 mesi) e Nicola Baldascino (condannato a 2 anni e 8 mesi). Nel corso della prima udienza si è assistito ad un mero rinvio per difetto di notifica. Si torna in aula a metà febbraio.

Secondo la Dda, l’affaire mozzarella si reggeva su un doppio binario: acquistare al minimo e rivendere al massimo. Da un lato i prodotti venivano comprati dai caseifici della penisola sorrentina con un prezzo di comodo, a volte addirittura senza nemmeno pagare. Poi, sfruttando il “buon nome” di famiglia, i latticini venivano imposti in vari caseifici della stessa penisola sorrentina e della provincia di Caserta attraverso società intestate a prestanome o attraverso la “Latticini e Formaggi” di Bianco.Nel corso del processo lo stesso Schiavone – che gestiva gli affari anche ospitando summit dalla località protetta dopo il pentimento del fratello Nicola – ha reso dichiarazioni: “Sapevano che eravamo del clan e ci agevolavano sui prezzi”, ha chiarito al giudice. Agevolazioni che riguardavano “sia i fornitori sia i rivenditori” dei prodotti.  

La mozzarella di Casal di Principe imposta agli esercizi commerciali delle isole del Golfo. Questo quanto emerso nel corso di un interrogatorio del pentito Attilio Pellegrino rilasciato a maggio del 2014 e agli atti nell’ultima inchiesta sui Casalesi del giugno 2021. In pratica i casalesi imponevano l’acquisto della mozzarella del clan non solo ai ristoratori casertani, ma l’organizzazione criminale casertana aveva «invaso» prima Ischia e poi anche Capri con i propri prodotti caseari acquistati sottocosto e rivenduti a un prezzo maggiorato.

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