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Referendum, Carmen Capolupo: «Questa riforma non è un punto di inizio»

di Francesco Castaldi

foto di Giovan Giuseppe Lubrano

ISCHIA – «Il superamento del bicameralismo, nella filosofia di questa riforma, viene erroneamente visto come un passaggio fondamentale per rendere più stabili gli Esecutivi». Lo ha detto la professoressa Carmen Capolupo nel corso della conferenza di venerdì organizzata dal comitato isolano del no. La docente – che insegna Diritto Costituzionale presso il dipartimento di Scienze Politiche dell’ateneo federiciano – ha proseguito il proprio discorso asserendo che «l’instabilità dei governi in Italia non credo si possa ricondurre al bicameralismo perfetto. La stabilità dell’Esecutivo la ricavo dal fatto che il Governo è legato dalla relazione fiduciaria alla sola Camera».

«Se la Camera è eletta con le modalità previste dalla riforma – prosegue la Capolupo – il momento della fiducia si può risolvere in un regolamento di conti tra un partito e il suo segretario. I fautori del sì sostengono che con questa riforma il Governo sarà più stabile, perché l’Esecutivo dovrà guadagnarsi la fiducia solo alla Camera e non al Senato. Tuttavia questo non ha alcun fondamento nella scienza costituzionalistica, ma si tratta di un mero espediente. Nel nostro paese i governi non durano poco perché c’è il bicameralismo perfetto. Un Governo che ha una maggioranza coesa che lo sostiene in Parlamento, è un Governo che fa quello che gli pare, a prescindere che ci sia un bicameralismo perfetto o uno differenziato».

La professoressa ha poi parlato del nuovo Senato previsto dalla Renzi-Boschi: «Ironicamente lo chiamo “trans-Senato”, perché esso lotta tra un genere che gli è attribuito dalla legge – che lo definisce “ente rappresentativo delle realtà territoriali” – e un genere che gli viene attribuito dall’elenco delle funzioni. Se vado a vedere cosa deve fare il Senato, non mi trovo più con questa qualificazione di ente rappresentativo delle realtà territoriali. Quando c’è una Camera rappresentativa delle realtà territoriali, chi si va a sedere lì opera con vincolo di mandato, cioè non può fare quello che meglio crede. Tuttavia, a differenza della Germania, in Italia non è così. Ogni senatore risponderà al partito di provenienza, per cui la Campania potrebbe essere rappresentata da posizioni diverse».

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«Oggi – afferma ancora la Capolupo – abbiamo una serie di competenze esclusive dello Stato, un elenco di competenze concorrenti e poi, in base a una clausola di residualità, si va a identificare una competenza esclusiva delle Regioni. Si è preso l’elenco delle competenze concorrenti, lo si è smembrato e buona parte delle materie è stata affidata allo Stato. Il contenzioso davanti alla Corte Costituzionale è stato alimentato in maniera prevalente non dai ricorsi delle Regioni nei confronti delle leggi statali, ma dallo Stato nei confronti di quelle regionali».

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La Capolupo non nasconde inoltre la propria perplessità circa l’elezione dei nuovi senatori, che «saranno eletti dai consiglieri regionali tra i consiglieri regionali e i sindaci con modalità che non ci è dato ancora sapere. Naturalmente avremo un Senato che cambierà in continuazione, perché la durata della carica di senatore – che beneficerà dell’immunità – è legata a quella di consigliere o di sindaco».

«La Costituzione – tuona la Capolupo – non è un regolamento di condominio. Questa riforma è stata messa in campo da un Parlamento eletto sulla base di una legge che è stata dichiarata incostituzionale, ed è stata approvata ogni giorno con una maggioranza diversa, raccattata per la strada. La stabilità di una Costituzione è data da un solo elemento, ovvero dalla condivisione dei suoi contenuti. L’amara conclusione alla quale sono giunta è che probabilmente l’obiettivo finale è proprio quello di avere una Costituzione stabile, che sia nella disponibilità ora di questa, ora di quella maggioranza. Questa riforma non è un punto di partenza, ma un punto di approdo – chiosa la Capolupo – che si porterà dietro lo scrupolo enorme di avere rotto un patto fra generazioni».

 

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