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Referendum Day, l’isola d’Ischia spaccata sulle trivelle

Gianluca Castagna | Ischia – Tra due giorni, domenica 17 aprile, dalle 7 alle 23, si voterà il referendum sulle trivelle. Una consultazione elettorale richiesta da 9 regioni italiane (fatto storico), nel quale si chiede agli italiani se cancellare o meno la norma che consente alle società petrolifere, già titolari di concessioni, di proseguire nell’opera di ricerca ed estrazione di gas e petrolio entro le 12 miglia marine dalle coste italiane, senza limiti di tempo. Ventuno concessioni che allo stato attuale, grazie a una variante inserita nella legge di stabilità del governo Renzi, avrebbero durata illimitata fino all’esaurimento naturale dei giacimenti. I promotori del referendum chiedono che questa durata torni ad essere limitata ai 30 anni, più le proroghe periodiche.
Questo il cuore tecnico del referendum.

Foto principale-3Poi, chiaramente, nelle ragioni dell’una o dell’altra parte, irrompono prese di posizioni politiche sulle scelte energetiche del nostro paese. Qual è l’energia su cui deve puntare l’Italia? Le trivellazioni ci aiutano a essere autonomi o danneggiano la nostra economia turistica?
Voterà SI chi pensa che trivellazioni non risolveranno i nostri problemi energetici, perché le riserve di gas e petrolio nei mari italiani non sono comunque sufficienti per il fabbisogno del paese, e perché si mette a serio rischio l’ecosistema marino.
Chi voterà NO considera al contrario le estrazioni dei gas italiani nei mari un’attività sicura, controllata, importante per le nostre esigenze energetiche.
In questo caso, tuttavia, il dato chiave rischia di essere un altro.
Non importa quanti esprimeranno SI’ e quanti voteranno NO: poiché il referendum abrogativo è valido solo se va a votare il 50% più 1 degli aventi diritto, la vera sfida è verificare quanti italiani andranno alle urne.
Un traguardo, quello del quorum, che al momento sembra fuori dalla portata dei soggetti promotori. Anche perché, prima ancora che perforare mari e terre, le trivelle sembrano destinate a bucare il (già fragile) sottosuolo del Partito Democratico, facendo infiammare tutti gli idrocarburi politici di una compagine in stato di perenne balcanizzazione. Ad accendere la miccia, la decisione dei vertici dei democratici di schierarsi per l’astensione. Boicottare il referendum, già definito come “inutile”. La sinistra interna insorge (o fa finta di insorgere), gli spazi informativi a disposizione per spiegare all’elettorato su cosa si vota non vengono utilizzati, la lotta ideologica sull’energia (e perfino sul Governo) soppianta ogni discussione o confronto sul contenuto del quesito referendario.

Chi la spunterà? Il governo centrale o le Regioni che vogliono conservare voce in capitolo? I tycoon texani o gli ecologisti duri e puri? Le milizie dell’astensionismo o i pasdaran della partecipazione? I titolari delle concessioni che vogliono continuare ad estrarre entro le 12 miglia senza chiedere rinnovi o coloro che invocano lo stop delle trivelle anche quando, scaduta la concessione, c’è ancora gas nel sottosuolo marino?
In attesa del responso domenicale, il Golfo ha fatto una piccola indagine nel mondo politico, imprenditoriale e associativo isolano. Fermo restando la segretezza dell’urna e il tasso di sincerità degli interpellati.

Foto secondaria

Lapidario, il proclama di Domenico De Siano, senatore FI: «Il diritto di voto va sempre esercitato. Domenica andrò alle urne e voterò SI».
Granitico anche il SI di Gianluca Trani, presidente del consiglio comunale di Ischia e iscritto al Pd: «Il prossimo 17 aprile, esprimerò il mio SI’ al referendum, per dire stop alle trivellazioni nei mari italiani. In un momento in cui gli italiani, in primis, sembrano aver metabolizzato una conclamata disaffezione alle urne, mi auguro ci sia una massiccia presenza al voto e che soprattutto si raggiunga il quorum, a prescindere dall’esito. La mia valutazione, è chiaro, non può prescindere da una serie di valutazioni, tra le quali quella che non è assolutamente il caso di mettere in pericolo il mare – risorsa imprescindibile del nostro paese – per un po’ di petrolio. Le mie origini isolane orientano inevitabilmente il mio pensiero e su questo mi rifaccio a quanto affermato qualche tempo fa dal governatore della regione Campania Vincenzo De Luca: se un giorno dovessero trivellare nelle acque di Ischia o Capri, farò le barricate. Un concetto chiaro, assolutamente condivisibile, peraltro figlio anche delle mie convinzioni».
Per Maria Grazia Di Scala, consigliere regionale di Forza Italia «Il referendum è uno strumento di espressione della volontà popolare. Sono sempre andata a votare e andrò anche domenica. Il mio voto è per il SI. Inizialmente ho avuto dei dubbi; dopo aver letto le regioni del NO e le motivazioni del SI, concordo con queste ultime sia per la questione più generale delle trivellazioni, sia per il danno, anche solo potenziale, che possono arrecare al nostro mare e alle nostre coste, sia per l’aspetto specifico della durata delle concessioni. Aggiungo che mi ha molto indispettito l’atteggiamento del governo Renzi a favore dell’astensionismo, come il silenzio informativo caduto sulle motivazioni dell’una e dell’altra parte».
Sarà un SI più tiepido quello di tre sindaci isolani: Giacomo Pascale, Francesco Del Deo, Giovan Battista Castagna. Per il primo «c’è stata poca informazione, la gente non ha compreso il contenuto e il significato di questo referendum, che molto probabilmente nemmeno raggiungerà il quorum. Penso sia giusto votare sia SI, anche se – come accade spesso in Italia – temo che il governo abbia sempre in mente un disegno per aggirare il risultato referendario. Dovesse vincere il SI – aggiunge il sindaco di Lacco Ameno – restano inevase questioni capitali: qual è la direzione dell’Italia in tema di strategia energetica? Non mi pare che il paese voglia davvero chiudere una pagina e aprirne un’altra nuova. Aggiungo: noi fermiamo le trivelle, ma cosa fa la Croazia dall’altra parte dell’Adriatico?».
Analoghe considerazioni quelle del primo cittadino di Forio. «Tutto l’Adriatico è un mare a rischio, chiuso, un ecosistema fragile. Noi smettiamo ma i paesi dell’ ex Jugoslavia che fanno? Ci troviamo nelle stesse condizioni delle centrali nucleari, alle quali abbiamo detto no e poi compriamo l’energia elettrica dalla Francia, dall’Austria e dalla Svizzera, tutti paesi a noi vicini. Sulle questioni energetiche il referendum dovrebbe essere europeo, se esistesse una vera coscienza europea. Altra questione: che differenza c’è tra “entro” o “fuori” le 12 miglia? Basta guardare cosa avviene qui da noi, in termini di correnti e immondizia, dal Garigliano o dal Volturno. Se poi ragioniamo d’impeto, chiaro che il voto sia SI’».
Il sindaco di Casamicciola Castagna non “ufficializza” il suo SI («non vorrei condizionare il voto dei miei concittadini, lascio massima libertà»), ma resta fermo sulla sua presenza alle urne perché «un voto non dato è una sconfitta per chiunque». «C’è bisogno di studiare la materia, prima di esprimere una valutazione – aggiunge – Sulle risorse energetiche del sottosuolo posso solo esprimere la mia assoluta contrarietà al greggio, al crude oil, una delle cause di inquinamento più devastanti per l’ecosistema marino, mentre valuterei con più attenzione la ricerca e l’estrazione di gas, sempre e solo se non esistono rischi per l’ambiente».

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Fronte astensionismo

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Il sindaco di Ischia Giosi Ferrandino propende invece per l’astensione. «Su un argomento così spinoso e delicato come le scelte energetiche penso debbano essere il Governo e il Parlamento a legiferare. Gli elettori conoscono poco i termini della questione, sono portati a fare delle scelte dettate da suggestioni o allarmismi del momento, che potrebbero in futuro comportare gravi ripercussioni economiche per il paese, come purtroppo è avvenuto in passato. Penso, ad esempio, alle scelte sul nucleare».
Anche Enzo Ferrandino, Pd e vicesindaco di Ischia, non andrà a votare. «Sono convinto – afferma – che le piattaforme esistenti ed operanti debbano continuare l’attività fino all’esaurimento dei relativi giacimenti. Soprattutto non trovo utile voler assegnare significati politici a questo test elettorale. Del resto, la mancata vittoria del SI non va vista come una bocciatura del ricorso a fonti energetiche alternative e green».
Per Ermando Mennella, presidente Federalberghi «questo referendum non è contro le trivelle, ma solo una becera guerra tra Stato e Regioni per chi deve avere l’ultima parola sulle concessioni. Non voterò per molte ragioni, ma soprattutto perché la degenerazione dell’istituto referendario lo ha reso un strumento che modifica le leggi stravolgendole».
Anche Pietro Russo, presidente Confcommercio starà lontano dalle urne. «Non andrò a votare, questo referendum interessa solo 21 piattaforme, un numero risibile. Un programma di dismissioni delle concessioni già esiste, è ovvio che andiamo verso la green economy e altri tipi di risorse energetiche, cosa che mi trova pienamente d’accordo. Ma, come in tutte le cose, ci vuole del tempo per passare da un sistema all’altro. Chiudere quegli impianti provocherebbe perdite di posti di lavoro e quel fabbisogno energetico che producono, per quanto minimo, dovrà essere in qualche modo compensato». Perché non votare NO? «Sembrerebbe una scelta ideologica contro le energie alternative – replica Russo – Non è così: sono contrario al modo in cui è stato impostato questo referendum. Su una questione marginale e non certo cruciale per la nostra vita, come furono all’epoca il divorzio o l’aborto. Senza contare i costi del referendum, che in questa economia asfittica proprio non possiamo permetterci».

Entra in medias res (durata e modalità delle concessioni) l’avv. Francesco Cellammare, presidente Assoforense Ischia, schierato decisamente per il SI. «La norma oggetto del quesito referendario – spiega – consente sine die a degli imprenditori, anche stranieri, di estrarre le nostre risorse sino all’esaurimento dei giacimenti. Proporre un punto limite temporale entro cui poter sfruttare una concessione, è una questione di civiltà. Non si può sfruttare una concessione in eterno. Il referendum è un momento importante di esercizio della democrazia, a cui non dobbiamo rinunciare nemmeno quando i quesiti non sono facilmente intellegibili. Invito pertanto i cittadini a studiare il quesito referendario e recarsi alle urne. Io voterò SI, anche perché, oltre alle ragioni sopracitate, trovo queste piattaforme antiestetiche, dannose per le nostre bellezze costiere e paesaggistiche. Il turismo è la nostra ricchezza più grande, viene prima del petrolio e dei gas».

 

 

 

 

 

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