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Referendum, la politica isolana dice “no” al taglio dei parlamentari

Sull’isola la riduzione di oltre un terzo del Parlamento viene vista come l’ennesimo colpo inferto alla rappresentanza democratica, che aggraverebbe il già scarso legame tra gli eletti e i territori: senza un’adeguata legge elettorale alcune Regioni correrebbero il rischio di non avere alcuna voce e i risparmi previsti sarebbero poca cosa rispetto alla perdita di rappresentatività dell’assemblea legislativa

A settembre gli italiani saranno chiamati alle urne per esprimersi sulla legge che riduce il numero dei parlamentari. Un “taglio”, da 945 a 600 eletti, che ridurrà di oltre il 36% i nostri rappresentanti nelle due Camere. La legge è il prodotto di una battaglia storica del Movimento Cinque Stelle, che ne hanno fatto una sorta di bandiera e di tappa obbligata nella crociata contro gli “sprechi” della “casta”. E le altre forze di governo, ma anche di opposizione, hanno inizialmente fatto buon viso a cattivo gioco, votando tale disegno di legge per non finire preda della retorica di chi dipinge la classe politica italiana come una pletora di “affezionati alle poltrone”.

Quanto ai presunti risparmi, secondo le stime più ottimistiche si concretizzerebbero al massimo in un centinaio di milioni annui, secondo altre molto meno. Ben lontano da quel miliardo di risparmio sbandierato dai deputati del Movimento, cifra che sarebbe raggiunta come minimo in un decennio. In sostanza, per risparmiare un euro a testa all’anno, noi cittadini rinunceremmo a un rappresentante su tre. Eppure, tagliare più di un terzo dei rappresentanti del popolo è una mossa che secondo molti osservatori avrebbe necessitato di un intervento più meditato, perché cambiare un elemento tanto importante dell’impalcatura costituzionale implicherebbe un ripensamento generale di tutte le altre norme collegate, a partire dalla legge elettorale. Altrimenti, e questo è il rischio più concreto riconosciuto dagli esperti, si tratterà essenzialmente di una riduzione della rappresentanza democratica. Certo, c’è chi vede nel minor numero di parlamentari un fattore di velocizzazione delle procedure legislative, ma anche questo sembra uno scenario illusorio, visto il nostro sistema bicamerale perfetto.

E sull’isola? Cosa ne pensano i politici di casa nostra? Li abbiamo interpellati e, a parte qualche sfumatura, la risposta prevalente è in sostanza quasi sempre la stessa: no al taglio dei parlamentari. I rischi per la rappresentanza democratica sono infinitamente maggiori, per gli esponenti di casa nostra, rispetto ai risparmi della spesa pubblica, che andrebbero cercati altrove. In particolare, molti degli intervistati hanno posto l’accento sul rischio concreto che persino intere Regioni resteranno senza alcun rappresentante in Parlamento, quando già oggi il rapporto tra parlamentari e territori è diventato molto labile, visto che i candidati sono “nominati” dalle segreterie di partito. Al di là delle opinioni, è un fatto che almeno finora il quesito posto dal referendum sia poco sentito, i media ne parlano pochissimo, e i cittadini in questo modo non hanno gli strumenti per costruirsi una sufficiente consapevolezza su un tema comunque molto importante: uno specchio, purtroppo, dello stato generale della politica nel Paese.

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