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Il reliquiario dei santi coniugi Luigi e Zelia Martin a Ischia

Il Vangelo della vita vissuto è arrivato in pellegrinaggio nella nostra diocesi mercoledì 7 febbraio entrando in Cattedrale, per passare presso il Santuario di S. Restituta a Lacco Ameno e infine presso la Parrocchia di San Ciro a Porto d’Ischia, da dove ripartirà per continuare la peregrinatio delle visite sulla terraferma. L’iniziativa del grande Vescovo d’Ischia mons. Pietro Lagnese, del Delegato alla Pastorale familiare don Pasquale Trani e del Parroco d’Ischia Ponte don Carlo Candido merita sicuramente particolare attenzione e consenso all’indomani della celebrazione della 40a “Giornata per la Vita”(significativo il dono della ‘piantina della Vita’ alle famiglie dedicata alla 26a “Giornata Mondiale del Malato”. Nascita zero e sempre più mortalità soprattutto nella terra italiana Sede del Cattolicesimo ! La vita ordinaria di una famiglia è segnata, secondo  il Magistero unico e immutabile della Chiesa Cattolica, dall’accoglienza della vita. Luigi e Zelia Martin hanno vissuto questa vocazione con totale generosità. Il capitolo sulla fecondità è uno dei più belli e convincenti della loro esperienza, è quello che più degli altri mostra la radicalità della fede di questa famiglia, che giustamente la diocesi dell’eminente Vescovo Pietro addita. Infatti la testimonianza dei nove figli di Luigi e Zelia ha una particolare eloquenza in un tempo come il nostro in cui l’accoglienza dei figli segue i criteri consumistici di un’eccessiva prudenza e addirittura egoismo. Quanto più gli sposi accolgono Dio nel proprio legame di coppia, tanto più la famiglia impara ad aprire le porte dell’accoglienza generosa e responsabile dei figli. Si restringeranno un po’ gli spazi, nuovi equilibri vanno ogni volta ritrovati, ma la gioia della comunione e cooperazione con Dio va ben oltre ogni umana fatica e naturale sacrificio. Luigi e Zelia imposero il nome di Maria a tutti i figli indipendentemente dal sesso. Così ha scritto Zelia: – “E’ un lavoro così dolce occuparsi dei propri figlioletti ! Se non avessi da fare che quello, mi sembra che sarei la più felice delle donne “-. Alla fine venne alla luce la piccola Maria Francesca Teresa (il 2 gennaio 1873), che diventerà Santa Teresa del Bambino Gesù, Patrona delle Missioni, pur non essendo stata mai missionaria. Grazie, grande Vescovo Pietro per la nuova, esemplare Testimonianza!

DIES  DOMINICA – SESTA DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO – B.V. MARIA DI LOURDES “GIORNATA MONDIALE DEL MALATO” (ANNO B).

“La Sacra Scrittura e la pratica tradizionale della Chiesa vedono nelle famiglie numerose un segno della benedizione divina e della generosità dei genitori”(Catechismo della Chiesa Cattolica, 2373)

Nella Chiesa inabita Dio. Egli è presente nella S. Messa e in particolare anche nell’assemblea raccolta a fare la memoria della Pasqua, dove lo Spirito Santo ci dona il corpo e il sangue di Cristo. Ma noi saremmo estranei  a questa presenza divina, se non amassimo il Signore. Un segno poi infallibile che amiamo Dio e che la sua presenza è efficace in noi è la carità, “pienezza della legge”. Nella prima lettura dal libro del Levitico (Lv 13,1-2. 45-46) la lebbra era un male terribile, che segregava dalla comunità e rendeva immondi. Quando verrà Gesù, uno dei suoi miracoli sarà la guarigione della lebbra, e il lebbroso verrà riportato nella comunità dei fratelli. Nella seconda lettura dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (1Cor 10,31 – 11,1) tre cose raccomanda l’apostolo Paolo ai suoi fedeli di Corinto: compiere tutto per la gloria di Dio, non dare scandalo, non cercare egoisticamente il proprio tornaconto. Tutti e tre i punti sono difficili, ma il grande modello e aiuto è Gesù Cristo. Nel Vangelo secondo Marco (Mc 1,40-45) Gesù guarisce un lebbroso: allora è segno che incomincia con lui il regno di Dio, il tempo messianico, in cui l’uomo è guarito nel corpo certamente, ma in vista di un rinnovamento totale.

 

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1998

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Pellegrini fedeli

al caro Santuario del Rosario,

Pompei ci vide ancora quell’anno

vissuto di fatica e d’attesa nel 1998.

Era venerdì del 24 aprile ritorno al ricordo

del Cenacolo mariano regionale con don Stefano,

quando egli pur ferito al cuore prese e offrì mio figlio

innalzandolo all’Icona di NS del S. Rosario di Pompei ,

Pietro Andrea di pochi mesi nell’emiciclo dell’altare.

Presentò poi ad uno a uno dono allor d’otto figli

all’assemblea plaudente al nido di mia nullità.

Fu bello quel Santuario come spalti di pietà,

una foto ricorda sosta ai piedi del campanile,

a rendere propizio avvenire e affrettare Parusìa.

A cura del professor Pasquale Baldino, responsabile diocesano Cenacoli Mariani, docente Liceo, poeta (e-mail: prof.pasqualebaldino@libero.it)  

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