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Rendiamo Ischia un vero paradiso del benessere

DI GIANCARLO CARRIERO

 La stagione volge al termine, è tempo di bilanci e programmazione. Cominciamo dai numeri, e sforziamoci a non considerarli positivi o negativi ma asetticamente per quello che significano e ci suggeriscono.

I dati complessivi indicano una flessione importante rispetto agli ultimi anni, ma scomponendoli si vede che il calo si concentra nell’offerta medio-bassa, mentre il segmento superiore tiene del tutto o almeno molto meglio. Ma quello che colpisce è l’entità della differenza,proveniente da una fonte autorevolissima, l’ing. Mario Rispoli: a fronte di un dato complessivo di riduzione di presenze di oltre il 10%, il segmento più alto dell’offerta isolana registra un notevole +2% di presenze rispetto al 2017 (dati cumulati da inizio anno a fine luglio). Di più: la buona performance dell’offerta “alta” dell’isola è caratterizzata da un aumento interessante di stranieri, provenienti da un numero sempre maggiore di nazioni diverse. È l’onda lunga del magnifico lavoro fatto dall’aeroporto di Capodichino, che ha raddoppiato i voli dello scalo rispetto a pochi anni fa. Legato a questo ultimo aspetto si osserva una riduzione del ruolo dei tour operator e un aumento dei viaggiatori fai-da-te, prevalentemente utenti del web: infatti i voli nuovi di cui si è fatto cenno sono prevalentemente operati da compagnie aeree tipo Easy Jet e Ryanair che tendono a disincentivare l’intermediazione e ad arrivare direttamente al cliente finale. Intendiamoci, la figura del tour operator non è destinata a scomparire, ma di sicuro occorre tener conto di come le nuove tecnologie stanno modificando le abitudini dei viaggiatori.

Il dato negativo di una parte dell’isola ci dice però che probabilmente Ischia ha perso, almeno in parte, quello “smalto” che la caratterizzava. I motivi a mio giudizio sono legati anzitutto ad una riduzione della qualità dell’offerta come spesso viene riportata dai viaggiatori sui vari social. In questo un ruolo non secondario lo gioca un fenomeno che è ormai sotto la lente d’ingrandimento di tutti gli specialisti, e che ha caratterizzato l’isola negli ultimi anni: l’overtourism, ossia l’eccessivo numero di presenze rispetto alle potenzialità del territorio (almeno in certi mesi, ovviamente). È ampiamente dimostrato che oltre un certo numero di turisti il ricavo complessivo di una località si riduce anziché aumentare, in modo particolare per coloro che operano nel settore dell’indotto turistico come commercianti e ristoranti ma anche per gli stessi alberghi. Nei periodi di altissima stagione, le spiagge sovraffollate, lo struscio che dei negozi ammira solo le vetrine, e che poi per mangiare si arrangia in vari modi credo siano sotto gli occhi di tutti. E certi atteggiamenti cafoni che spesso accompagnano questa platea di certo allontanano i turisti migliori.

Credo che il prodotto Ischia vada ripensato a favore di un mix di turismo medio ed alto, internazionale e di qualità, attratto da ciò che l’isola è in grado di offrire che è molto. Dobbiamo puntare su quello che il pubblico che frequenta un’isola del mediterraneo cerca: autenticità e tradizioni, e queste ne abbiamo a iosa, e ambiente sostenibile. Il che significa riduzione del traffico, abbattimento di inquinamento e rumore, difesa del mare e dei suoi fondali (quando capiremo tutti l’importanza potenziale di un decollo reale dell’Area Marina Protetta sarà sempre troppo tardi), valorizzazione dei sentieri boschivi, meravigliosi ma trascurati, e delle acque termali… A proposito di queste ultime, avete presente cosa cerca qualsiasi persona che debba promuovere un prodotto? In inglese si chiama “unique selling proposition”, cioè la caratteristica che ha quel prodotto e non altri; noi abbiamo una quantità e una varietà di acque termali dalle proprietà straordinarie, unite ad un clima meraviglioso e perfettamente sinergiche con il mare come nessuna località al mondo, e che facciamo? Ci promuoviamo per il prezzo basso? È sbagliato. Punto. Non ci mancano neanche le preesistenze storiche e culturali, che partono dai Greci e dai Romani e, tramite gli Aragonesi giungono al Rinascimento e via via fino a Gardella e ad oggi. Un favoloso “contorno” alle nostre unicità, che poche località possono vantare.

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Noi abbiamo bisogno di un progetto di grande respiro che qui mi limito a sintetizzare, che richiederà qualche anno per la sua completa realizzazione ma di cui almeno alcune cose sono immediatamente attuabili.

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Partiamo dalla costituzione di un DMO, ossia un organismo unico dell’isola che si occupi di sviluppare ed implementare questo progetto, e poi di promuovere l’isola. Attenzione: poi promuoverla, non prima. Una promozione di una realtà diversa da quella che i turisti troveranno sarebbe controproducente. Questo organismo è previsto dalla nuova Legge regionale 8/2014, anche se con sigla diversa. Ma poiché tale legge non decolla da più di quattro anni, rimbocchiamoci le maniche. Noi privati insieme a tutte e sei le amministrazioni creiamo questo organismo, è la base di una costruzione nuova.

Elaboriamo quindi una serie di iniziative da realizzare orientate a fare in modo che Ischia diventi un vero Paradiso del benessere ambientale e storico. Mettiamo al centro gli aspetti migliori dell’isola che sono tanti, sviluppiamoli e miglioriamoli. Mobilità elettrica, utilizzazione rispettosa delle bellezze naturali, decollo definitivo della AMP tanto per cominciare. Cerchiamo anche di realizzare il ripascimento degli arenili ma non per attrarre più gente, per carità, bensì per migliorare la qualità della nostra offerta. Utilizziamo sia i finanziamenti europei che la tassa di soggiorno per fare ciò. Possiamo poi puntare ad un allungamento stagionale rivolgendoci al turismo congressuale che in alcune località rappresenta un enorme volano turistico; per fare ciò occorre un vero, grande Centro Congressi che possa attirare iniziative di cui ne benefici tutta l’isola. Io ho già proposto recentemente la realizzazione di una sala da 1.000 posti e più al Pio Monte, magari con una serie di salette minori a servizio, gli spazi esistenti dovrebbero essere sufficienti. Ancora, puntiamo su una riduzione di posti letto ingrandendo le camere degli alberghi e riducendole di numero: i Comuni potrebbero agevolare questo processo ad esempio riducendo anche lievemente alcune imposte, che poi sarebbero ampiamente compensate dagli aumenti di gettito che la clientela di maggiore capacità di spesa produrrebbe indirettamente. Poi potremmo sviluppare un programma di digestione anaerobica dell’organico: gli impianti, semplici vasche chiuse, ormai sono avanzatissimi, non producono alcun inquinamento (neanche banale cattivo odore) e si ottiene un compost estremamente richiesto in agricoltura. Un risparmio grandissimo per lo smaltimento di rifiuti e per la concimazione del terreno, e un progetto di sostenibilità di grande potenzialità comunicativa. Imponiamo saponi biodegradabili, vietiamo o limitiamo al massimo le plastiche…

Insomma sviluppiamo un progetto complessivo, e comunichiamolo in maniera ampia ma moderna, anzitutto tramite web. Puntiamo sulla qualità sia in termini del prodotto che del servizio, quindi riduciamo i turisti ma attiriamo una fascia con più alta capacità di spesa. È quello che l’isola ha fatto nel passato, è il faro che ha un po’ smarrito negli ultimi anni.

 

* IMPRENDITORE TURISTICO

 

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