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Reperti archeologici a Perrone, si fermino i lavori: ma si trattava di “sfravecatura”

La richiesta era venuta dalla delegata della Sovrintendenza, ma il sindaco Castagna ha respinto con decisione l’ipotesi: i frammenti in questione erano i resti di materiale di risulta trovati a pochi centimetri di profondità durante i lavori di metanizzazione

Altissime urla si sono levate ieri mattina nel quartiere di Perrone a Casamicciola. Un aspro diverbio è infatti scoppiato tra il sindaco Giovan Battista Castagna e la delegata della Sovrintendenza archeologica, per un motivo singolarissimo. Nella zona sono in corso i lavori per la realizzazione della rete di distribuzione del gas metano, lavori che comportano com’è noto lo scavo nelle strade per la posa delle condutture e le derivazioni verso le varie abitazioni.

Proprio durante questi scavi si è verificato un rinvenimento che, in maniera del tutto sorprendente, ha rischiato di bloccare i lavori a tempo indeterminato. L’oggetto rinvenuto è un frammento di un vaso, che si trovava a circa quaranta centimetri al di sotto del manto stradale: a questo punto è accaduto l’imprevedibile. Secondo la delegata della Soprintendenza, il frammento in questione era da considerarsi addirittura un reperto archeologico. Di conseguenza, la zona di Perrone avrebbe potuto nascondere un potenziale sito archeologico: uno scenario dalle conseguenze potenzialmente dirompenti. Nessuno avrebbe mai immaginato che il popoloso quartiere di Casamicciola potesse essere stato edificato su antiche vestigia di chissà quale epoca o civiltà mediterranea.

Da lì a immaginare un vincolo archeologico sull’intera frazione il passo poteva essere pericolosamente breve. Frammenti di vasi di chissà quale epoca sbucati appena sotto l’asfalto: qualcuno avrebbe potuto pensare a una novella Pompei ischitana: e tanti saluti al metano, giusto per dirne una. Ma l’ipotesi è stata respinta (a voler essere eufemistici) dall’intervento del sindaco: l’ingegner Castagna è infatti letteralmente esploso, mettendo da parte la sua proverbiale olimpica calma democristiana: le sue urla contro la delegata della Sovrintendenza sono stati distintamente avvertiti a vari isolati di distanza. Assurdo, secondo il primo cittadino, che presunti reperti potessero essere localizzati a Perrone, per di più a quaranta centimetri di profondità dalla superficie asfaltata.

In sostanza, i frammenti ritrovati non sarebbero stati altro che materiale di risulta di lavorazioni ben più recenti: praticamente, “sfraucatura” di decenni prosaicamente moderni e certamente non degni di attenzione da parte della Sovrintendenza. La prospettiva di una zona archeologica in piena Perrone si è così dissolta rapidamente.

Tra l’altro, da una serie di documenti preparatori e propedeutici ai lavori in questione si evince chiaramente che la zona di Perrone non è assolutamente compresa in quelle che potenzialmente potrebbero riportare alla luce reperti archeologici. Infatti la stessa Soprintendenza aveva precedentemente sottoposto a vincolo archeologico la collina del Castiglione, dove una serie di elementi hanno presumibilmente costituito, secondo l’ente, un valido incentivo alla presenza di antichi insediamenti umani, a differenza delle zone più basse del litorale settentrionale dell’isola, come appunto la zona di Perrone.

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