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CULTURA & SOCIETA'

Restare a casa senza rinunciare al verde. “La Mortella”: invito al giardinaggio e alla contemplazione della natura

Gli inverni passano e segue sempre la primavera. Molti possono coglierla anche nei giorni dell’isolamento per l’emergenza coronavirus. Ci spiega come Alessandra Vinciguerra, presidente della Fondazione William Walton e La Mortella. Ricordandoci che la cura delle piante e dei fiori è uno dei più potenti antistress

Le mani nella terra, i profumi, i colori. L’acqua, i semi e le piante. In molti conoscono la sensazione positiva di fare giardinaggio e rimanere a stretto contatto con la natura. Uno spazio verde che solleva l’umore, regalando benefici fisici, psicologici ed emotivi. Intorno è già primavera: il glicine è fiorito (con un mese d’anticipo), le magnolie sbocciate, l’erba si è fatta di un verde sempre più robusto. Ma l’atmosfera in cui siamo immersi non è quella della stagione (forse) più amata dell’anno. C’è un grande contrasto tra il risveglio della natura e la chiusura forzata a cui siamo tenuti per l’emergenza del coronavirus. Molti non possono coglierla se non con qualche carezza ai fiori sul balcone o sul davanzale della finestra. Altri, più fortunati, hanno un giardino a cui dedicarsi, attività ideale pur rimanendo a casa.

Il Golfo ha sentito Alessandra Vinciguerra, presidente della Fondazione William Walton e La Mortella  e Direttrice dei Giardini La Mortella, splendido parco mediterraneo e subtropicale creato negli anni ’50 a Forio da Lady Susana Walton, la moglie argentina del celebre compositore inglese Sir William Walton. Da uno dei luoghi dell’isola più amati dai visitatori di tutto il mondo, qualche idea per affondare il pollice verde nell’universo vegetale che, in buona parte, del Covid -19 se ne infischia.

Il giardinaggio, l’orticoltura e, in generale, la cura delle piante e dei fiori rappresentano uno dei più potenti antistress conosciuti, tanto che percorsi riabilitativi si basano proprio sugli effetti del verde nel dare maggiore serenità alle persone. Cosa possiamo fare in questo periodo nei nostri giardini, anche quelli più piccoli?

«In questo momento così drammatico, prendersi cura del verde è molto appagante. Le piante sono esseri viventi, che hanno un bisogno totale di noi»

La primavera è uno dei periodi più intensi: nel giardino cominciano a vedersi i frutti del lavoro svolto in inverno. Se le piante sono state ben trattate e concimate, possiamo ammirarne lo sviluppo. Ma è anche un momento in cui non bisogna abbassare la guardia. Complice un inverno anomalo e molto caldo, tanti insetti o parassiti nocivi sono tutti pronti all’assalto. Bisogna avere un occhio molto attento; se si colgono i segni di un inizio di infestazione di afidi o altri parassiti, bisogna intervenire subito. Abbiamo tanto tempo a disposizione per intervenire in modo puntuale.

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In che maniera?

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Attraverso interventi di agricoltura biologica, per cominciare. Penso a decotti di piante, prodotti naturali che si trovano anche nelle case e che permettono di tenere sotto controllo la maggior parte degli insetti. Un ottimo sistema contro gli afidi è quello di riempire uno spruzzino con acqua, un cucchiaio di bicarbonato, qualche goccia di detersivo per i piatti e un cucchiaino di olio da cucina. E poi spruzzare. Da qualche parte, nel nostro giardino, sicuramente sta crescendo qualche ortica: raccogliamola, mettiamola in un secchio d’acqua e otterremo un ottimo infuso fertilizzante, ricco di ferro, che rinforza le nostre piante.

Interventi che non introducono la chimica nei nostri giardini.

Spero che tutti abbiano raccolto le foglie cadute durante l’inverno, insieme agli sfalci e alle potature sminuzzate. Accumulate e trasformate in un compost, possono essere impiegate come fertilizzante naturale alla base alle piante. La cosa importante è sempre tenere pulita la base, non addossare alcun prodotto sui tronchi, ma lasciarlo a qualche centimetro di distanza togliendo le erbacce che possono andare a competere con le nostre piante. Grazie all’apporto di sostanze di origine naturale, si riescono a ottenere delle piante molto sane, in salute, senza bisogno della chimica.

Cosa possiamo suggerire a chi non ha un giardino e magari vuole dedicarsi comunque al giardinaggio?

In questo momento così drammatico, prendersi cura del verde è molto appagante. Le piante sono esseri viventi, specialmente quelle in vaso, che hanno un bisogno totale di noi. Da sole non ce la possono fare, ma curati, ripagano con le fioriture. Fa piacere guardare una pianta rigogliosa. In questo periodo c’è tanto da fare anche per chi ha terrazzi, balconi o ama arricchire di verde il proprio davanzale. E’ il periodo in cui le piante vanno svasate e invasate. Muniti di guanti, di un foglio di giornale da mettere per evitare che si sporchi il pavimento, si tira fuori la pianta dal contenitore per proceder con il travaso. La terra vecchia, ormai consumata, va sostituita con la nuova. Magari arricchita di fertilizzante naturale come il guano, il letame spento o altri fertilizzanti di origine biologica. In vaso, ricordiamolo, si possono coltivare anche le fragole o le insalatine da taglio, quindi ottenere anche un piccolo contributo alimentare alla propria dieta.

«Prima o poi, dovremo affrontare la fine di queste emergenza e quindi la ripresa, anche turistica ed economica. E’ il grande punto interrogativo che riguarda tutta l’isola: quanto tempo ci vorrà perché la gente ritorni a visitarci e riprenda il coraggio di muoversi?»

Anche i bambini costretti a casa. Come coinvolgerli in attività di giardinaggio?

Nella maniera più semplice. Tutti in casa abbiamo delle lenticchie con cui realizzare un vasetto di germogli. O anche su un batuffolo di ovatta. Si mette qualche legume, lo si innaffia mantenendolo sempre umido e queste lenticchie germogliano. I germogli, tra l’altro, si possono mangiare con l’insalata, sono ricchi di sostanze nutrienti ma per i bambini vederne spuntare una timida fogliolina è un’esperienza bellissima. E si può fare con tanti dei nostri legumi: anche la soia, anche i fagioli più piccoli, sono esperimenti divertenti. Se poi si piantano in un vaso con quantità importanti, si sviluppano piantine da cui ricaviamo qualcosa da mangiare: un’esperienza rara, strana, per i più piccoli, perché purtroppo crescono abbastanza distaccati dal mondo naturale.

È vero che l’esperienza del coronavirus sta mettendo in ginocchio anche uno settori più belli e amati del made in Italy, come quello del florovivaismo?

Purtroppo sì. Ho molti amici del settore che si trovano in gravi difficoltà. Per la primavera avevano preparato tante piante, anche fiere di settore a cui partecipavano migliaia di persone. Ora tutto questo è bloccato, serre piene di piante e di fiori che quest’anno non saranno vendute. Se non si buttano, bisogna innaffiarle, concimarle nel corso dell’anno, con un importante dispendio di tempo ed energia. E’ una difficoltà tra le tante, ovvio. E’ un settore molto legato all’andamento della stagione, in gran parte si tratta di prodotti che non si possono mettere da parte e poi un giorno verrà qualcuno a comprarli. La primavera è il periodo in cui le piante fioriscono, quindi si vendevano tanto.

Cosa sta accadendo in queste settimane nei giardini La Mortella? Chi se ne prende cura?

Il personale è a casa, come prevedono i decreti governativi. Gli impianti di irrigazione sono accesi perché ha fatto caldo, l’inverno è stato molto asciutto e non potendoci affidare al personale, dobbiamo ricorrere agli automatismi. Io sono qui, vado in giro, innaffio, faccio ciò che posso e che serve. Il giardino è un po’ disordinato, pieno di foglie, ma è tutto in fiore. Tutto era pronto per l’apertura della stagione e per accogliere i visitatori. Una primavera che nessuno vedrà. Ogni tanto sui social pubblico le immagini delle fioriture, in attesa che ritornino gli ospiti. Mi dispiace molto per le persone che sono chiuse in casa e non possono godere di un’immersione nella natura che farebbe bene, anche psicologicamente, a tutti noi.

Lo scorso 21 marzo è caduto il decennale dalla scomparsa di Lady Walton, ideatrice de “La Mortella”.

Per l’occasione avevamo previsto l’ingresso gratuito ai giardini per tutti gli isolani. In quel giorno ci sarebbe stato anche un convegno sulla figura di lady Walton, sulle attività e riconoscimenti ricevuti in vita. Era pronta un’area espositiva dedicata alla signora e un concerto alla sua memoria. L’esposizione è pronta. Quando potremmo riaprire i giardini, sarà visibile; ne sposteremo l’inaugurazione ricordando la sua figura a un momento più fortunato per tutti.

Anche l’altra dimensione della Mortella, quella musicale, ha subito uno stop.

Per ora è tutto congelato. Devo dire che i musicisti impegnati nel cartellone, già tutto pronto, sono stati estremamente comprensivi e disposti a mantenere in sospeso il loro impegno con noi fino a quando non si chiariranno le dinamiche di una futura riapertura. Perché, prima o poi, dovremo affrontare la fine di queste emergenza e quindi la ripresa della vita, anche quella turistica ed economica. E’ il grande punto interrogativo che riguarda tutta l’isola: quanto tempo ci vorrà perché la gente ritorni a visitarci, riprenda il coraggio di muoversi? Questa crisi sta chiedendo veramente tanto agli italiani, non solo da un punto di vista psicologico, ma anche da quello economico.

Che messaggi arrivano dai vostri ospiti, soprattutto quelli abituali?

Di incoraggiamento. E di nostalgia. Li consola ripensare a “La Mortella” e sperano un giorno di poter tornare in una oasi di serenità. Naturalmente ci fa molto piacere ricevere tanta solidarietà da parte di amici anche lontanissimi, ci hanno scritto anche dagli Stati Uniti. Agenzie di viaggio e gruppi botanici appassionati di giardinaggio hanno dovuto cancellare le prenotazioni, ma tutti hanno promesso di tornare il più presto possibile. Viviamo in uno stato di sospensione, speriamo davvero di riprendere quanto prima questo contatto con il mondo esterno.

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