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Restituire qualità insediativa all’isola d’Ischia

È noto che una parte dei paesi e delle piccole città italiane é stata costruita negli ultimi 50 anni con croste urbane indifferenziate e continue senza logica e senza qualità, in qualche caso definite periferie o “rur-urbano”: un fenomeno dove il vero abuso non lo hanno fatto per primi i cittadini, ma la pubblica amministrazione, che ha rifiutato le responsabilità di organizzare le scelte localizzative, di prevedere i fabbisogni, di garantire i servizi necessari: in altre parole di elaborare un progetto di futuro tenendo conto delle leggi urbanistiche vigenti. Gli amministratori non sono pazzi: i loro sostenitori chiedono tutti i giorni attenzione per le loro singole ed immediate necessità, e quindi ogni elezione equivale ad un silente voto di scambio, dove la scelta di non scegliere, ovvero l’urgenza del rinvio di qualunque decisione programmatica quadro è il vero sigillo di garanzia. In questo quadro, nonostante gli obblighi di legge e le responsabilità tecniche per redigere i piani, come possono i Comuni eludere l’effettiva redazione tecnica dei nuovi strumenti urbanistici previsti dalle leggi

  1. a) In primo luogo basta far credere che i piani non servono a nulla, forti del principio che in passato erano utili soprattutto a far crescere la rendita fondiaria delle aree da dichiarare fabbricabili. Da circa un ventennio invece in Italia si è affermato il principio che il consumo di suolo sia un errore da evitare e che i piani abbiano altri ruoli, e in primis quello di innescare un processo per restituire qualità ai centri abitati, a favore dei residenti prima e dei visitatori e turisti poi. Ma se la favola che i piani servano solo a fare soldi sulle spalle della collettività resta solida, ne consegue che i piani non si fanno, perché inutili a priori.
  2. b) In secondo luogo esistono adempimenti collaterali, quali indagini geologiche e agronomiche e l’avvio della procedura di VAS (Valutazione Ambientale Strategica) con le “Relazioni di incidenza” per i siti Natura 2000 (SIC e ZPS), che possono costituire causa di rallentamento, in quanto i piani non possono essere avviati prima che siano state effettuate. Pertanto talvolta può essere arduo, se non impossibile, individuare gli esperti adatti e prevedere una spesa adeguata di onorari e spese aggiuntiva rispetto a quella che riguarda l’urbanistica.
  3. c) In terzo luogo, è evidente che i contenuti dei piani dovrebbero scaturire dalle comunità insediate e quindi necessitano di una riflessione condivisa di obiettivi e procedure per realizzarli da parte degli opinion leader e dei portatori d’interessi. La pratica da perseguire quindi dovrebbe essere quella della massima partecipazione, discussione, valutazione, perché i tecnici formulano ipotesi e proposte, ma sono i cittadini che le devono condividere, perché tocca comunque a loro condurle alla loro concreta realizzazione. Di norma, questa procedura viene invece ignorata e i cittadini sono sempre più emarginati, convinti che le loro indicazioni non valgano nulla.
  4. d) In quarto luogo, nonostante che esistano prescrizioni di ordinamenti, circolari e leggi regionali per le scadenze alla redazione dei piani, è sempre possibile evitare di avviarli all’adozione anche se hanno avuto una completa redazione in sede tecnica. In questi casi si dispone di un espediente efficacissimo che è quello di dilazionare sine die il pagamento delle parcelle presentate da parte dei tecnici incaricati. Di solito il risultato è sempre e comunque il non piano, la non scelta, il non progetto di città, con la permanenza dell’esclusione dei cittadini dal dibattito su quale futuro possa essere scelto da loro per il territorio in cui vivono e lavorano.

2 – L’isola d’Ischia non fa purtroppo eccezione, e infatti rientra puntualmente in questo quadro. I singoli centri, pur avendo grandi numeri di abitanti e di superfici, tendono da anni all’invisibilità, cioè negano di esistere, perché le case da oltre mezzo secolo sono state costruite dove e come i proprietari, abusivi no, credevano meglio, sorretti dall’assenza di progetto della pubblica amministrazione. Poi nel 1998 è arrivato il deus ex machina del Piano paesaggistico, che di paesaggio non sa notoriamente proprio nulla, ma la cui sola esistenza – che teoricamente obbligava alla conservazione di tutto, degradi compresi – ha di fatto fornito giustificazione alle amministrazioni comunali di adottare una o tutte le 4 soluzioni precedenti. E oggi ? L’impressione crescente è che i giochi siano finiti, ovvero che il degrado che avanza dalle città e dalle loro immense e diluite “periferie” non può più essere nascosto. Infatti i circa 250.000 visitatori non residenti sommati agli oltre 60.000 abitanti sono in crescente sofferenza per le strade, per il traffico, per le carenze dei luoghi di aggregazione. Molti opinion leader stanno da anni avvertendo che la mancanza di futuro non dipende da qualche disposto o norma che trovi soldi e cantieri che consentano nuove opere, ma da un’effettiva assenza di idee, di bilanci, di programmi e di scelte, ben all’interno del modo “ordinario” di governo del proprio territorio. Per questo crediamo sia venuto il momento che i residenti propongano a se stessi una riflessione su questo quadro sconfortante, dove il futuro dell’isola – notoriamente e solidamente tuttora ricca di risorse uniche e straordinarie – é progressivamente gettato nella spazzatura, solo perché ci si rifiuta di guardarsi allo specchio. Pertanto, prendere atto che il vento sta cambiando appare oggi un dovere imprescindibile da parte degli amministratori. Una proposta che ci permettiamo di avanzare per l’anno che viene è che i 6 Comuni organizzino una riflessione collegiale sulle seguenti iniziative, meglio se con una serie di convegni e d’incontri:

  1. A) Promuovere un piano di sviluppo strutturale dell’isola intera, finalizzato a:
  2. garantire processi di conservazione della biodiversità e dei beni naturali e culturali, in modo da assicurare il mantenimento della vitalità e la ricchezza del territorio che è tuttora elevatissima;
  3. ottimizzare l’uso di risorse integrative al termalismo e alla balneazione estiva, le cui potenzialità sono rimaste sino ad oggi inespresse;
  4. ampliare le caratteristiche tipologiche, qualitative e, in particolari casi quantitative, del sistema di accoglienza e di ristoro;
  5. rivalutare il ruolo dell’agricoltura nella protezione del paesaggio e rilanciare gli aspetti economici di settore con particolare riguardo alla produzione a km zero per il consumo interno, a quella di nicchia e a quella con marchio di fabbrica;
  6. coinvolgere in modo diretto e responsabile gli amministratori, gli operatori turistici e gli opinion leader nella individuazione degli indirizzi strategici quadro e nella definizione delle scelte di crescita socio-economica dell’isola.

3 B) Dare conclusione all’iter di adozione dei 3 PUC attualmente in corso di progettazione, ovvero quelli di Serrara Fontana, di Forio e di Barano d’Ischia, e promuovere quelli degli altri comuni, con i seguenti obiettivi:

  1. aprire un processo permanente di confronto con le comunità locali per progettare un sistema integrato di azioni ed interventi alternativi ai processi di occupazione di suolo e di consumo di risorse irriproducibili;
  2. individuare e condividere iniziative trainanti a carattere innovativo idonee a disegnare un profilo dell’isola altamente specializzato con proposte finalizzate a costituire un’offerta attraente per categorie di utenza differenziate soprattutto di provenienza europea;
  3. prevedere interventi di recupero e adeguamento di contesti di particolare interesse e significato per la popolazione residente e il turismo, soprattutto di quelli che oggi appaiono gravemente degradati;
  4. agire per la conservazione e la messa in sicurezza del patrimonio edilizio esistente, al fine di elevare la qualità della vita dei residenti e dei visitatori, con il superamento dell’attuale riflusso del problema dei condoni edilizi e dei rischi per i terremoti del futuro;
  5. promuovere un sistema di mobilità sostenibile affidata a mezzi pubblici ecologici su gomma, con idonea previsione di parcheggi scambiatori estesa a tutti i Comuni dell’isola. Gli uomini di buona volontà sanno benissimo che il paesaggio e il territorio non muoiono mai e che il futuro dell’isola può essere tuttora garantito da un piano strutturale quadro e da singoli PUC capaci di promuovere la qualità ambientale e funzionale dei singoli centri abitati, in modo che le amministrazioni possano proporre alla società intera (UNESCO compreso) un patto di coerenza e di legittimazione istituzionale.

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