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Ricatti sessuali, i legali di “Lady Web” ricorrono al Riesame

La faccenda si è fatta seria, maledettamente seria. Iscritta ufficialmente nel registro degli indagati, l’ischitana A.S. ha di fatto dovuto muovere i primi passi per quella che promette di essere una vicenda che ha ancora molti dettagli da raccontare e diverse zone d’ombra che dovranno essere chiarite. E che, inevitabilmente, finiranno – su questo potete mettere la mano sul fuoco – col rendere il “quadro” ancora più interessante e “gossipparo” di quanto già non lo sia. Per quanto siamo davanti ad una persona che si trova ad essere accusata di reati quali stalking, sostituzione di persona, diffamazione e divulgazione di materiale pornografico. Insomma la signora, che sul web ha davvero calcato la mano combinandone di tutti i colori – almeno stando a quanto sostengono gli inquirenti – ha come primo passo dovuto nominare un legale di fiducia. E per essere rappresentata si è affidata agli avvocati Antonio De Girolamo e Mitty De Girolamo che non hanno perso tempo ed hanno subito tirato fuori un asso dalla manica. I due professionisti, infatti, hanno presentato istanza di dissequestro del materiale che era stato sottratto ad A.S. nel corso di una perquisizione domiciliare e successivamente anche personale all’interno di una cabina di una nave da crociera, dove la stessa si trovava (al momento dei fatti in località Palma de Majorca) in compagnia del marito.

I legali, di fatto, ritengono che non ci fossero i presupposti per portar via alla donna tutti i supporti informatici di cui disponeva, e cioè tablet, telefoni cellulari e quant’altro. Carenza di motivazioni nel provvedimento che è stato peraltro autorizzato dall’autorità giudiziaria, è su questo aspetto che si “batterà”. Ma è evidente che la mossa di Antonio e Mitty De Girolamo nasconda un’altra finalità: il ricorso al Tribunale del Riesame metterà in condizione il pubblico ministero di dover tirar fuori le carte, cosa che consentirà agli avvocati difensori di capire effettivamente quali elementi ha in mano l’accusa e nello specifico chi sta conducendo l’indagine, che a livello locale è affidata agli agenti del commissariato di polizia di Ischia, guidati dal vicequestore Alberto Mannelli.

Nel frattempo, in questa “torbida” storia, davvero sembra che ogni giorno spuntino elementi in grado di rendere la matassa sempre più intricata. Perché, da alcune indiscrezioni (che abbisognano comunque di conferme anche di natura “scientifica”, e questo soltanto l’esame di una serie di strumenti tecnologici potrà chiarirlo con inoppugnabile certezza), sembra proprio che a breve l’elenco degli indagati potrebbe allungarsi. Al vaglio degli investigatori infatti, non c’è soltanto la posizione del marito della “lady killer”, che qualora al corrente di quanto accadeva si ritroverebbe parimenti nei guai, ma anche di terzi soggetti. I profili facebook falsi attraverso i quali la donna convinceva diversi uomini a scambiare materiale compromettente, per passare poi successivamente a ricatti di svariata natura, potrebbero essere stati aperti e dunque utilizzati anche da altre persone. Già, ma quante? Insomma, qui il sospetto è che ci si possa trovare dinanzi ad una combriccola di persone che a un certo punto si è divertita in maniera beffarda alle spalle del prossimo. Già diventerebbe difficile pensare ad un movente logico e credibile per una sola persona, figuratevi per una “banda”. La storia dei ricatti sessuali finirebbe davvero per rasentare il surrealismo. Ma non raccontatelo alle vittime, per le quali probabilmente soltanto adesso l’incubo sta svanendo.

Gaetano Ferrandino

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