CRONACA

Ricerca e innovazione, focus per gli studenti del Liceo “Buchner”

L’appuntamento si inseriva nell’ambito della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori e risponde all’urgenza di avvicinare i giovani studenti allo studio universitario delle materie scientifiche

DI ARIANNA ORLANDO

Nei giorni scorsi, presso il Liceo Statale Buchner di Ischia, si è tenuto un convegno che si inserisce nell’ambito della Notte Europea delle Ricercatrici e dei Ricercatori e che risponde all’urgenza di avvicinare i giovani studenti allo studio universitario delle materie scientifiche e di incrementare la consapevolezza sui benefici di ricerca e innovazione. Una lunga digressione a carattere tecnico-scientifico ha coinvolto l’utenza costituita da una frazione degli studenti del Buchner (in particolare la conferenza ha interessato gli studenti del Liceo delle scienze applicate) che è apparsa piuttosto interessata al viaggio intergalattico cellulare. La prima parte del convegno si è di fatto dedicata al racconto della strumentazione che conforma l’occhio meccanico del microscopio ottico: si è proceduto all’illustrazione delle lenti telescopiche e delle loro impalcature per precipitare, metonimicamente, dunque con l’occhio soltanto, nelle galassie segrete della materia, nella compagine marginata delle cose che a noi sembrano visibili e invece sono per lo più invisibili.

“Dentro ciò che è piccolo, c’è qualcosa di ancora più piccolo che vuole schizzare fuori. E fuori di ciò che è grande,c’è qualcosa di ancora più grande che lo vuole tenere prigioniero”, diceva la Lila di Elena Ferrante alla giovane e pigra Lenù.  E queste parole, figlie di un pomeriggio in stato di quiescenza, dove “non stavo studiando niente che avesse a che fare in modo evidente col piccolo e col grande”, rivelano la verità delle discipline scientifiche: l’arte di svelare l’immagine, la quête della risposta “matematicizzata” però evidente, tangibile e inoppugnabile. L’acronimo di S.T.R.E.E.T.S sta per Science Technology and Research for Ethical Engagement Translated in Society a noi ricorda la natura del rizoma, il fusto della pianta che genera una rete illimitata di connessioni e rappresenta, in questa nostra ottica di descrizione, lo stradario attraverso cui intendiamo che gli studenti si muovano e acquisiscano le loro direzioni ma anche le vie che deve percorrere la scienza stessa per raggiungere i porti negli occhi degli uomini. E proprio come in un mondo privo delle gerarchizzazioni utili al progresso economico e al capitalismo, “questa scienza” concepita per ” questi ragazzi “è talmente rizomatica da essersi privata di stereotipi e convenzioni e ora si libera nell’etere per accedere in maniera uguale a tutti, studiosi-studenti e non. La convinzione di partenza è che il sapere scientifico non deve essere elitario ma ” più diffuso e plateale possibile” affinché la conoscenza sia proficua ed effettivamente fertile.

A ciò si rifà essenzialmente il concetto, nelle parole parafrasate di Pietro Greco, della cittadinanza scientifica, che intende impostare le qualità di una comunicazione limpida ed efficace in un dialogo interattivo tra scienziati e masse al fine di costituire una vera e propria “democrazia della conoscenza”. La necessità vera e propria è quella di instaurare le dinamiche per una interazione attiva e proficua tale che i “cittadini del mondo” possano dirsi parti attive delle scienze, forme di raccoglitori di dati e informazioni utili: tutto ciò però è del tutto impossibile senza concepire precedentemente una società dell’uguale scienza. Così il Buchner di Ischia si è prestato all’accoglienza degli ingegneri Veronica Vitiello, Lorenzo Diana, Saverio D’Auria e Antonio Salzano che hanno brillantemente gestito per gli studenti argomenti quali: la valorizzazione del rifiuto nelle strategie di edilizia circolare, la “riformulazione” mentale del costruito, la digitalizzazione del patrimonio edilizio, la “costituzione” dei digital twins a favore dell’ingegneria- alla luce dell’ecosostenibilità. Questi hanno offerto agli studenti non soltanto un’interessante possibilità di iter formativo quanto anche nuove prospettive di apertura allo studio e a campi di interesse poco dibattuti dai mass media e dai social. Tale iniziativa ha sicuramente seminato dietro di sé germogli per molti splendidi soli e ha arato le menti per numerosissime nuove prospettive e necessità di indagine. Nelle professoresse Saveria Volta e Ida Ferrandino, il Liceo Buchner si è dimostrato aperto al valore dell’interdisciplinità, al rifiuto dell’egemonia della gerarchizzazione della conoscenza  come si vivesse in una savana con discipline predatrici e discipline predate, volgendosi alla pluralità e all’interazione delle cose come se le scienze fossero molti soli di cui uno si specchia nell’altro per brillare di più. E il risultato è stato un meraviglioso incontro.

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