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RICORDI D’ESTATE CON MASSIMO SORRENTI Di GINO BARBIERI

In quella suggestiva villa sul mare che affaccia sul litorale di Casamicciola, dalla parte del convento dei padri Passionisti, costruita con l’acqua di mare quando non c’era ancora l’acquedotto sottomarino, e chiamata villa Odina dal suo costruttore Arturo Messuri di Napoli, forse in omaggio alla moglie, il nipote Massimo Sorrenti vi trascorse ininterrottamente tutte le estati della sua vita, con una fedeltà indiscussa e commovente per la cittadina termale e un affetto senza confini per la “sua” isola che amò forse più della bella Partenope, dove ebbe i natali e dove condusse la sua esistenza quieta, semplice, proficua e un po’ banale insieme al fratello maggiore Sergio.

Gli anni Sessanta scandirono le nostre frequentazioni estive alla villa Odina, dove nella frescura di un ampio terrazzo ombreggiato da giganteschi grappoli di malvasia, trascorrevamo le nostre serate ballando al suo di un raro giradischi Lesa, gli ultimi successi Peppino Di Capri, Fred Bongusto, Rita Pavone, Mina e un giovanissimo Gianni Morandi.

Sornione, un po’ defilato dal gruppo, forse “schiacciato” dalla prorompente vitalità di Sergio, Massimo si teneva nelle retrovie, corteggiando discretamente qualche coetanea che riteneva una improbabile partner, anche3 lei sopraffatta da una innaturale timidezza che oggi susciterebbe fiera riprovazione nel popolo degli smarthphone sfrontato e senza inibizioni.

Aspettavamo, noialtri indigeni, l’arrivo della colonia villeggianti fin dal mese di giugno inoltrato sull’imbarcadero della Marina, che già pullulava di “napoletani” e cafoni di Terra di Lavoro, calati come cavallette a piazza dei Bagni per le cure termali. Ed eccoli, infine, puntuali come un orologio svizzero, sciamare lungo la banchina, scaglionati disordinatamente con le fedeli valigie gonfie all’inverosimile (non c’erano ancora i trolley) e le classiche sedie a sdraio, ombrelloni multicolori e ogni altra mercanzia utile per trascorrere comodamente due mesi e oltre di vacanza isolana –ad abundantiam- visto che la casetta a Ischia la tenevano quasi tuti i napoletani- Bene fin dai primi anni del Novecento, quando si intrufolarono nella vita degli isolani i futuri gerarchi fascisti insieme ai nobiloni a 24 karati della monarchia sabauda.

Tutti napoletani i Pepe, i Sorrenti, i Rota, i Iazzetti, i Cilento, i Nappi, gli Ossani, ad eccezione deei Petrone e dei Presti che vantavano la provenienza della capitale, ma avevano legato benissimo con la ciurma partenopea in fatto di proverbiali mangiate di pesce fresco, improvvise incursioni al Castillo de Aragona e immersioni nel mare di corallo della spiaggia dei Passionisti, di Punta Perrone e di Sant’Angelo.

Augusto Petrone, presidente dell’Enit, impenitente dongiovanni e anfitrione di parecchie serate presso la sua casa, a un tiro di schioppo dal Topless, il medico Antonio Pepe, poeta finissimo e fine dicitore, l’avvocato Nappi. L’ingegnere Cilento, il pittore Umberto Iazzetti, Peppino Rota, Adriana Ossani, la famiglia Presti e naturalmente il codazzo di figli e figliole adolescenti si distinguevano lontano un miglio per il candore di pesci lessi, ma venivano apprezzati per i capi di abbigliamento di lino bianco e i vistosi cappellini a larghe tese che mettevano un po’ soggezione in noialtri residenti, dalla pelle scura come Bronzi di Riace, ma molto mal messi in fatto di abiti di una certa premessa-

Massimo era il piccolo della compagnia e stava sempre attaccato a mamma Maria Rosaria, professoressa di Francese, che era rimasta vedova da alcuni anni e non ne aveva voluto più sapere di un nuovo matrimonio. Accudiva quello scavezzacollo del primogenito Sergio con un amore sconfinato che rasentava la follìa , mentre con Massimo si teneva tiepida, consapevole che il “piccoletto” aveva tanto sale in zucca da saper badare a se stesso.

Sergio morì molto giovane, in un incidente stradale a Cava dell’isola, mentre di notte guidava il suo motorino.. Non si è mai conosciuto il nome del suo investitore. Massimo, anni dopo, volle dedicare a quel suo fratello sfortunato e segnato dal destino un bellissimo libro commemorativo:”Le Ali della Libertà”, dove riecheggiano le accorate note nostalgiche di un ventennio favoloso, ma anche i ricordi dolenti della esistenza “sopra le righe” di Sergio, personaggio di grande talento alla ricerca forse…dell’araba fenice che lui scambiò erroneamente come volo di libertà e di felicità!

Per tutti gli anni Sessanta la comitiva si tenne legata da vincoli di grande amicizia. Scoppiò anche qualche “incendio” d’estate, come per Adriana Ossani che incontrò Alberto Visco e sparì dalla circolazione come una stella di san Lorenzo. Devo confessare che anch’io avevo adocchiato alcune pollastrelle della comitiva –che andavano e venivano nel corso di diverse estati- ma non fui troppo fortunato, perché le ragazze del nostro gruppo erano considerate un frutto proibito per la giovane età!

Massimo ne combinò una formidabile in tema “corteggiamento”. Un bel mattino piantò baracca e burattini e si involò con un’amichetta per esplorare le balze del Bosco della Maddalena. A pomeriggio inoltrato, dei due nemmeno l’ombra. Si erano persi a Fondo d’Olio e in quegli anfratti inestricabili non trovavano il sentiero per uscire dal bosco. Ad un certo punto rischiarono di precipitare nel vallone del Fondo Ferraio, verso il Cretaio, occultato di rovi e di bassa macchia.

All’imbrunire, i due “alpinisti” riuscirono a venirne fuori e apparvero come d’incanto verso il Castiglione, dove la nostra brigata in forte apprensione aveva acceso fiaccole e torce per salire lungo la pineta. Maria Rosaria si fece sentire, eccome! Ma zio Arturo se la cavò con la solita battutaccia:”Ma chi te la dà una fortuna simile di vederlo sparire, con Sergio, dalla nostra vista per sempre?”

Le sorelle Gabriella, Marinella e Fernanda Pepe si precipitarono subito a…intervistare la ninfa del pineto (indovinate l’argomento?), mentre Luciana e Marilena Rota iniziarono a dare i numeri al Lotto: 90, la paura; 29, ‘u pate le criature, , le mazzate, che Massino e X non presero per vero miracolo!

Soltanto Peppino Rota e Umberto Iazzetti si… complimentarono con Massimo per la proficua spedizione silvana! Oh tempora, c’era di che piangere su quei tempi da mammalucchi!

Sono trascorsi tanti anni da quegli eventi e la comitiva di villeggianti della Villa Odina si è man mano disgregata, imboccando strade diverse e salutando tristemente quelli che se ne sono andati al traguardo della propria esistenza. Massimo è stato l’unico fedelissimo che ha continuato caparbiamente a trascorrere le estati a villa Odina. Se n’è anche strafregato del terremoto che ha colpito brutalmente la bella Casamicciola il 21 agosto dell’anno scorso. I coniglioni presero d’assalto i traghetti, senza graffi, senza scalfitture, né un acino di polvere sulla spalla, mentre Massimo, all’indomani, se ne andò a piazza Marina, come faceva da anni, per conoscere la situazione reale del terremoto e, subito dopo, con totale indifferenza, invitò a Ischia Bino Rota e Maria Lina Petrone per ospitarli a villa Odina, intatta e senza danni!

A marzo di quest’anno si è spento a Napoli per una banale bronchite. Villa Odina ha spento i suoi lampioni sul terrazzo silenzioso che guarda il mare; non ci sono più i grappoli della malvasia, non si sente più “Nun è peccato”, non ci sono più i ragazzi degli anni Sessanta a ballare il twist e il lento della mattonella. Il 2017, l’anno del terremoto, è stata l’ultima estate di Massimo, l’amante discreto e fedele dell’isola d’Ischia. Tutto è scivolato via, inavvertitamente, nelle nebbie della nostra esistenza semplice e felice.

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