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Ricostruzione Maio, a Casamicciola accademici e studenti del Politecnico di Milano

Gianluca Castagna – Una giornata di confronto a Piazza Bagni, nel cuore della cittadina termale, sul processo di ricostruzione post sisma. Protagonisti ingegneri, architetti, ricercatori, istituzioni e studenti del Dipartimento di Architettura, Ingegneria delle Costruzioni e Ambiente Costruito del Politecnico di Milano. L’iniziativa è organizzata dal PIDA, Premio internazionale Ischia di Architettura ideato da Giovannangelo De Angelis per domani, sabato 1 marzo, a partire dalle ore 10.30 , nella sala congressi dell’Hotel Manzi di Casamicciola.

Il tema della pianificazione urbanistica e architettonica nei territori colpiti dal terremoto è una delle sfide future a cui è chiamata l’intera isola d’Ischia. Come operare scelte che assicurino stabilità, sicurezza, sostenibilità ambientale, rispetto dell’identità locale? Da dove ripartire per la ricostruzione del Maio e delle aree colpite dal sisma del 21 agosto 2017? Quali modelli adottare e quale potrebbe essere il ruolo degli architetti, degli ingegneri, anche internazionali, che si sono già misurati altrove, nel concreto, con progetti di ricostruzione? Quale sarà l’impatto sociale e culturale? E quali i tempi di rientro per una fetta non trascurabile di popolazione, sfinita dalle attese e dalle lentezze burocratiche? Il tema, inutile negarlo, è delicatissimo. Perché si tratta di guardare oltre l’emergenza e (ri)disegnare un futuro di qualità per i nostri territori. Nel rispetto dei bisogni delle popolazioni vittime del sisma, di quelle che sono le loro domande (che non possono certo restare inevase), ma, nel contempo, garantire il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza e del buon costruire, anche attraverso scelte impopolari o adottando soluzioni innovative e sperimentali.

Nello scorso mese di settembre studenti delle Università di Roma, Palermo e Napoli si erano già cimentati in un workshop, “Protopia Maio”, diretto dall’architetto giapponese Atsushi Kitagawara. La grande università italiana, che ha formato architetti e ingegneri di talento richiesti in tutto il mondo, torna a Casamicciola in questi giorni con il Politecnico di Milano per elaborare progetti che possano diventare modelli di architettura sicura. Un privilegio, per noi isolani, diventare oggetto di un laboratorio di studio accademico d’altissimo pregio o in vista della futura, e si spera imminente, ricostruzione delle aree ferite a morte dal terremoto. Grazie alla sensibilità di Kitagawara, del Prof. Marco Imperadori del Politecnico , dell’’amministrazione del Comune di Casamicciola, delle aziende Galloppini Legnami, Keramos, Arte Sella e Feder Legno Arredo, è stata donata alla comunità casamicciolese una parte della struttura in legno antisismica che rivestiva il padiglione giapponese dell’Expo di Milano 2015 (premiato con la medaglia d’oro quale miglior padiglione). Simbolo di forza e tenacia, realizzato senza collanti o viti, ma solo con la forza del sapiente incastro. Una metafora che vuole essere di esempio e sprono alla comunità isolana nell’affrontare unita la grande scommessa della ricostruzione.

Sono già all’opera i 5 studenti del Politecnico che, con l’aiuto delle maestranze dell’azienda Galloppini e affiancati da ingegneri e architetti locali, hanno montato in questi giorni la struttura in legno nei giardini dell’ex Municipio del Napoleon di Via Principessa Margherita.
«Il nome dell’opera è Byobu Kigumi Infinity Ischia» racconta l’ing. Federica Brunone, dottoranda al Politecnico di Milano, «un prototipo adattato alla realtà ischitana, ma che richiama un elemento tradizionale tipico dell’arredo giapponese. Si tratta di paraventi che giocano con lo spazio e che abbiamo voluto declinare come paravento urbano, che esce cioè all’esterno, e giochi con la realtà urbana circostante. Il legno, com’è noto, è un materiale che ha delle caratteristiche antisismiche ottimali, rispetto alla muratura. Un materiale in grado di fornire una risposta elastica alle sollecitazioni del sisma. Il basamento, è invece il risultato del recupero delle maioliche danneggiate dal terremoto nel laboratorio artigianale Keramos al Maio. Queste maioliche sono state ricomposte seguendo la tecnica giapponese del ‘kintsugi’, una tecnica di restauro dove la venatura della rottura  o del danno non viene nascosta, ma riparata con una tintura solitamente dorata che salda e tiene insieme i frammenti. Ogni ceramica riparata presenta un diverso intreccio di linee unico ed ovviamente irripetibile per via della casualità con cui la ceramica si è frantumata. I motivi sono legati alla cultura mediterranea ma anche i materiali di saldatura richiamano il rosso pompeiano invece dell’oro. L’idea – chiosa la Brunone  – è che dall’imperfezione e da una ferita possa nascere una forma ancora maggiore di perfezione estetica e interiore. La ferita farà parte della nostra storia, come del bisogno di cambiamento che ci portiamo dentro.»

Quattro studenti del Politecnico di Milano discuteranno (tra il prossimo dicembre e aprile 2020) una tesi di laurea proprio sulla ricostruzione del Maio. In questi giorni, attraverso sopralluoghi con gli amministratori locali e gli architetti del PIDA, stanno già raccogliendo materiali e informazioni utili per elaborare, sotto la supervisione del Prof. Imperadori, progetti innovativi di recupero urbanistico.
«L’idea – ci spiegano Roberta Simone e Mirko Antonio Borzone – è quella di realizzare delle strutture con pressopiegati a freddo, utilizzando un acciaio molto leggero che resiste benissimo alle sollecitazioni di un sisma. Due giorni fa abbiamo incontrato architetti e ingegneri del luogo che ci hanno spiegato le tecniche costruttive utilizzate per le case del Maio, quindi abbiamo potuto analizzare bene quali hanno resistito e quali sono crollate. L’impiego di tecnologie leggere potrebbe aiutare molto per evitare i danni di un’eventuale ripetizione del sisma. Nella nostra tesi – continuano gli studenti – daremo molto spazio alle richieste degli abitanti di quelle aree, ai loro ricordi, anche se ci rendiamo conti che bisogna intervenire in maniera diversa secondo la tipologia dell’abitazione. Alcune avranno bisogno di essere adeguate sismicamente, per altre l’abbattimento sarà inevitabile. Considereremo tutti i punti che riguardano una costruzione post sisma, dall’urbanistica all’aspetto strutturale. Presteremo attenzione alla parte architettonica complessiva del territorio isolano, in modo da evitare che ogni ipotesi di ricostruzione possa generare un’area completamente estranea al resto. Infine ci focalizzeremo anche sulla parte energetica, in maniera che gli edifici rispondano ai criteri di active house, per garantire cioè una vita più sana e più confortevole per i loro residenti senza incidere negativamente sul clima e l’ambiente.»

Per Chiara Re Depaolini e Gianluca Crippa, che lavoreranno a una seconda tesi di laurea sulla ricostruzione al Maio, «il sopralluogo nelle aree colpite è stato fondamentale per capire su quali direttrici muoverci: pensare qualcosa che non risulti estranea ai cittadini di Casamicciola, ma che permetta il rientro nel costruito e in una ambientazione quanto più armoniosa possibile. Naturalmente siamo ancora agli inizi del nostro studio, sappiamo che i cittadini vorrebbero ricostruire comera e dovera, anche se ci sembra una strada poco percorribile da un punto di vista della qualità architettonica. Quindi bisogna capire bene dove effettivamente si può agire sul costruito esistente, e adeguarlo, e dove, negli altri casi dove si può intervenire in modo più radicale. Riguardo ai materiali strutturali, anche noi pensiamo ai pressopiegati a freddo, soluzione che fornisce garanzie ottimali di resistere alle sollecitazioni di un sisma anche molto forte. Unanalisi a parte merita la grande e antichissima tradizione termale dei luoghi. Abbiamo visitato larea degli antichi stabilimenti, ci sono apparsi molto compromessi. La struttura stessa, forse anche prima del sisma, necessitava di interventi di ammodernamento. Non per farne una spa come intendiamo oggi e come esistono già sul territorio, ma per rendere ottimale e sicuro lutilizzo di una tale ricchezza naturale per cui Casamicciola è giustamente famosa. Nella nostra tesi terremo conto anche di quelle che sono le vocazioni economiche del territorio; siamo qui anche per imparare al fine di pianificare al meglio e mettere al centro vocazioni capaci di dare un futuro al territorio. Lobiettivo è pensare a una ricostruzione che non riguardi solamente gli spazi abitativi. Il Maio non deve diventare uno spazio fantasma o un dormitorio.»

Soddisfatto anche l’arch. De Angelis, patron del PIDA. «Siamo davvero orgogliosi di ricevere lattenzione da un istituto universitario come il Politecnico di Milano, luogo di formazione all’avanguardia, punto di incontro di culture diverse che uniscono gli studi architettonici e artistici, caratterizzati dalla creatività e dallo studio dei problemi della forma, insieme a quelli tecnici, scientifici e dell’ingegneria. Il prof. Imperadori, in particolare, ci è stato vicino sin dal primo momento, è stato fondamentale per metterci in contatto con il giapponese Atsushi Kitagawara e per trovare gli sponsor che hanno totalmente finanziato lallestimento e il montaggio della scultura sul territorio di Casamicciola. Imperadori ha poi proposto ai suoi laureandi due tesi sulla ricostruzione al Maio e noi PIDA Ischia siamo onorati di poter fare da correlatori ai progetti che presenteranno gli studenti al Politecnico. Invito tutti i cittadini di Casamicciola e dellisola a questo convegno di domani e allinaugurazione della struttura in legno che ci è stata donata, simbolo dellunione tra due mondi che collaborano insieme per voltare pagina e ricominciare.» 

 

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