CRONACAPRIMO PIANO

LA MISSIONE DI FEOLA: «Dignità ai cittadini e sostegno alle imprese»

Il commissario alla Ricostruzione post sisma e post frana racconta e si racconta in una lunga intervista a Il Golfo. Le aspettative delle persone restano la priorità assoluta, ecco perché il primo obiettivo è implementare la ricostruzione privata. Poi gli aiuti alle aziende per favorire la ripresa economica. E ancora il monito: attenti alle infiltrazioni…

Voglio partire dalle prime impressioni dopo la sua tappa ischitana con sindaci e cronisti e, soprattutto, una considerazione sul tempo, che oggi è probabilmente la variabile più sensibile per cittadini e imprese. Non a caso lei ha parlato subito della necessità di accelerare. Nei prossimi mesi quale risultato concreto e misurabile auspica di consegnare a Casamicciola in termini di visione operativa nel breve periodo?

«Nel breve periodo l’obiettivo prioritario è uno: far partire in maniera concreta e spedita la ricostruzione privata. Servono tempi certi, procedure chiare e una collaborazione leale tra tutti i soggetti coinvolti: tecnici, imprese e soprattutto i cittadini, che sono i veri destinatari di questo processo. Le opere pubbliche sono fondamentali, così come lo sono – forse ancora di più – gli interventi di difesa del territorio, che rappresentano la garanzia di sicurezza per il futuro dell’isola. Tuttavia, le aspettative delle persone devono restare la priorità assoluta, sempre nel rispetto della sicurezza complessiva del territorio. Sulla ricostruzione privata ritengo che sia necessaria una riflessione approfondita, in particolare per quanto riguarda le seconde e terze case. Sto valutando una possibile misura che dovrà essere condivisa con il Dipartimento della Protezione Civile. L’idea è trovare una soluzione che consenta di velocizzare le procedure, tutelando al tempo stesso l’ambiente, il suolo e l’equilibrio complessivo dell’isola, evitando nuovo consumo di territorio. È ancora un’ipotesi in fase di definizione, che richiede confronto e condivisione. Se riusciremo a trovare un’intesa con il Dipartimento e a ottenere il consenso dei sindaci e dei cittadini, potremo imprimere un’accelerazione straordinaria alla ricostruzione privata».

All’atto della sua nomina lei ha parlato di continuità su alcuni aspetti e di un deciso cambio di passo su altri. Nel frattempo è entrato anche nel dettaglio operativo.

«Sì, e il punto centrale è proprio quello che ho appena richiamato: la ricostruzione privata. Va riconosciuto il grande lavoro svolto da Giovanni Legnini e dall’intera struttura commissariale, che hanno costruito un impianto normativo articolato, pervasivo e nel complesso coerente. È stato uno sforzo importante per dare regole e riferimenti chiari. Oggi, però, siamo in una fase diversa. Se non acceleriamo ora sulla ricostruzione privata, rischiamo di restare impantanati nel groviglio delle ordinanze e delle previsioni normative. Pur condividendo l’impianto generale, credo sia necessario uno sforzo deciso di semplificazione. Occorre fare un passo avanti rapido e coraggioso. Ho in mente alcune soluzioni che presenterò a breve ai sindaci e alle associazioni di categoria, agli ordini professionali e ai tecnici. L’obiettivo è facilitare in modo significativo il lavoro legato alla ricostruzione privata e rendere il sistema più snello ed efficace».

A che punto siamo con la ricostruzione, in termini percentuali? Comprendo che il suo incarico è recente, quindi glielo chiedo anche se non soprattutto da osservatore oltre che da commissario. Qual è lo stato della ricostruzione post-sisma e di quella post-frana?

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«La situazione varia a seconda della tipologia di intervento. Per quanto riguarda la ricostruzione pubblica e le opere di messa in sicurezza dell’assetto idrogeologico, ritengo che il lavoro sia a uno stadio avanzato. Ho visitato diversi cantieri e nei prossimi giorni mi recherò anche nelle zone più alte dell’isola, dove sono in corso interventi particolarmente rilevanti, spesso poco visibili ai cittadini ma fondamentali per la sicurezza collettiva. Su questo fronte i risultati sono incoraggianti e la percentuale di avanzamento è più che soddisfacente. Però…».

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«Nel breve periodo l’obiettivo prioritario è uno: far partire in maniera concreta e spedita la ricostruzione privata. Servono tempi certi, procedure chiare e una collaborazione leale tra tutti i soggetti coinvolti: tecnici, imprese e soprattutto i cittadini, veri destinatari di questo processo»

Però?

«Diverso è il quadro relativo agli edifici di culto, dove a mio avviso siamo in ritardo e occorre recuperare terreno. Il capitolo più complesso, lo ribadisco una volta ancora, resta però la ricostruzione privata. Qui si intrecciano interessi pubblici e interessi privati, che talvolta entrano in tensione e richiedono un continuo lavoro di equilibrio. Le regole sono cresciute nel tempo; Legnini ha compiuto uno sforzo importante per individuare punti di sintesi tra tutela dell’interesse generale e diritti dei singoli. Oggi, però, siamo nel momento in cui quelle regole devono essere semplificate per consentire un’accelerazione vera. E quando parlo di accelerazione non intendo un miglioramento graduale: parlo di un cambio di passo radicale. Nei prossimi mesi dobbiamo compiere uno sforzo straordinario, non ordinario, per dare finalmente un segnale concreto e percepibile alla comunità».

Scuole, infrastrutture, messa in sicurezza del territorio: per restituire Casamicciola alla normalità, dove va concentrato oggi lo sforzo prioritario?

«Dal punto di vista della sicurezza possiamo dire che la normalità, in larga parte, è stata già ristabilita. Gli interventi realizzati per la messa in sicurezza del territorio consentono oggi ai cittadini di sentirsi più tranquilli, di tornare a vivere le proprie case con una serenità che nei mesi immediatamente successivi agli eventi era inevitabilmente compromessa. Naturalmente non possiamo fermarci qui. Il tema centrale resta la ricostruzione privata, perché tocca un diritto primario e costituzionalmente rilevante: il diritto alla casa. È su questo terreno che dobbiamo concentrare ogni energia possibile. Restituire una casa significa restituire stabilità, dignità, prospettiva. Ed è questo il cuore vero della normalità».

«Troppe regole fanno male. Oggi dobbiamo avere il coraggio di semplificarle, di ridurle all’essenziale, e dentro un quadro più lineare procedere speditamente verso gli obiettivi»

Dove si annidano oggi i principali rallentamenti? Tra burocrazia (che sappiamo essere un male diffuso tipicamente italico), carenza di personale tecnico nei Comuni, complessità progettuali, vincoli ambientali, difficoltà nei controlli… oppure, mi passi il termine, siamo davanti a un “fritto misto” di criticità?

«Non c’è un singolo ambito che prevale sugli altri. È un insieme di fattori che rende complessa, non impossibile ma certamente articolata, l’attività di ricostruzione. Qui non si tratta semplicemente di accelerare una gara o di rispettare un crono programma. Quando si interviene sulla ricostruzione privata entrano in gioco interessi diversi, talvolta in tensione tra loro. C’è il tema della delocalizzazione: dove ricostruire, con quali criteri. C’è il regime dei vincoli, la necessità di semplificare i procedimenti. C’è il privato che magari non intende ricostruire dov’era prima, ma desidera acquistare un nuovo immobile e ha già sottoscritto un preliminare, confidando nel contributo pubblico per non perdere quell’opportunità. Le casistiche sono molteplici e la normativa, nel tempo, si è stratificata. E c’è un principio giuridico noto: troppe regole finiscono per complicare ciò che dovrebbero disciplinare. Non a caso il termine “bizantinismo” nasce proprio da un ordinamento caratterizzato da una sovrabbondanza normativa. Troppe regole fanno male. Oggi dobbiamo avere il coraggio di semplificarle, di ridurle all’essenziale, e dentro un quadro più lineare procedere speditamente verso gli obiettivi».

Quali e quante ulteriori risorse saranno necessarie per imprimere una svolta al processo di ricostruzione? Sarà indispensabile aprire un nuovo confronto con il Governo? E quali strumenti adotterete per garantire la piena tracciabilità dei fondi pubblici e la necessaria trasparenza?

«Per quanto riguarda le risorse, sono in arrivo ulteriori finanziamenti nell’ambito dell’accordo di programma sul PSC: parliamo di circa 60 milioni di euro che dovrebbero essere disponibili nel giro di poche settimane. Ma il punto non è soltanto ottenere nuove risorse. La vera sfida è dimostrare capacità di spesa. Se saremo in grado di trasformare rapidamente i fondi già assegnati in opere concrete, potremo presentarci al Governo con autorevolezza e chiedere ulteriori stanziamenti. Se, al contrario, non riusciremo a utilizzare efficacemente quanto già disponibile, la nostra posizione negoziale sarà inevitabilmente più debole. Quanto alla trasparenza, il tema è estremamente delicato. Proprio nei giorni scorsi ho incontrato il prefetto di Napoli, Michele Di Bari, per chiedere un rafforzamento dei controlli sui cantieri. In passato si sono registrate alcune criticità e non possiamo permetterci zone d’ombra. Ischia è un’isola con un tessuto sociale ed economico sano. I flussi di denaro legati alla ricostruzione non devono diventare un’esca per tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata. Dobbiamo essere rigorosi, prevenire ogni rischio e garantire che ogni euro speso sia tracciabile, controllato e destinato esclusivamente all’interesse pubblico. Questa è una priorità assoluta».

«Sono previste misure di sostegno alle imprese, ritengo che su questo versante non sia stato fatto abbastanza. E’ una delle aree su cui dobbiamo intervenire con maggiore determinazione, perché la ricostruzione materiale senza una contestuale ripresa economica rischia di essere monca»

Le imprese di Casamicciola vivono da tempo una condizione di fragilità economica: prima il sisma, poi l’alluvione, nel mezzo anche la pandemia da Covid che, pur avendo colpito tutti, qui ha aggravato una situazione già delicata. Sono previste misure specifiche per sostenerle, anche per evitare che l’indotto turistico si sposti verso altri comuni dell’isola?

«Sono previste alcune misure di sostegno alle imprese, ma ritengo che su questo versante non sia stato ancora fatto abbastanza. È un tema che ho messo tra le priorità della mia agenda, perché è passato troppo tempo da quando molte aziende – soprattutto nel comparto turistico – hanno iniziato ad accumulare perdite di fatturato. Quando un’impresa registra perdite prolungate, il problema principale diventa la liquidità. Senza liquidità si rischiano tensioni bancarie, difficoltà di accesso al credito, esposizioni che possono trasformarsi in incagli. E in questo scenario il tempo è un fattore decisivo: più si ritarda l’intervento, più si indebolisce il tessuto economico. Credo che questa sia una delle aree su cui dobbiamo intervenire con maggiore determinazione, perché la ricostruzione materiale senza una contestuale ripresa economica rischia di essere monca».

Il coordinamento istituzionale è decisivo. Quale sarà il suo metodo di lavoro con i sindaci? Prevede un tavolo permanente di confronto? E nelle scelte strategiche sarà adottato un modello partecipativo stabile che coinvolga anche associazioni di categoria, comitati civici e ordini professionali?

«La partecipazione è una condizione indispensabile per la condivisione. Senza partecipazione non c’è condivisione, e senza condivisione il lavoro diventa più difficile e meno efficace. È un principio semplice, ma fondamentale. Il mio metodo, però, è improntato alla concretezza. Nella prima settimana di lavoro a Ischia ho incontrato due sindaci, ho visitato cantieri a Forio e nel Comune di Ischia, ho chiesto quali criticità stessero emergendo e ho annunciato che sarei tornato entro quindici giorni per verificare lo stato di avanzamento insieme agli amministratori locali. Nelle settimane successive incontrerò progressivamente tutti gli altri sindaci, andando direttamente sui cantieri. Voglio vedere, ascoltare, confrontarmi sul campo. È un metodo che privilegia il rapporto diretto con la realtà operativa rispetto ai tavoli formali e alle riunioni ripetitive. Quanto alle associazioni di categoria e agli ordini professionali, il loro coinvolgimento è imprescindibile. Senza ingegneri, tecnici, rappresentanti delle imprese e delle categorie produttive non si può pensare di governare un processo così complesso. Pensiamo, ad esempio, al tema dei cantieri durante i periodi di maggiore afflusso turistico: è un equilibrio delicato che richiede ascolto e coordinamento. Solo con il loro contributo potremo imprimere la spinta necessaria per raggiungere gli obiettivi prefissati».

«In passato si sono registrate alcune criticità e non possiamo permetterci zone d’ombra. Ischia è un’isola con un tessuto sociale ed economico sano. I flussi di denaro legati alla ricostruzione non devono diventare un’esca per tentativi di infiltrazione della criminalità organizzata»

Auspica una collaborazione piena e leale tra struttura commissariale e Regione?

«Assolutamente sì, ed è una collaborazione che è già iniziata in modo concreto. Ho incontrato la componente politica di riferimento in Regione, che mi ha assicurato sostegno. Ho avuto interlocuzioni con i rappresentanti della maggioranza regionale, compreso il governatore Roberto Fico, e ho avviato un dialogo istituzionale costruttivo. Ho già incontrato operativamente l’assessore alla Protezione civile della Regione Campania e nei prossimi giorni mi confronterò con l’assessore al Turismo. L’obiettivo è coordinare le iniziative e armonizzare gli interventi, perché ricostruzione e ripresa economica devono procedere insieme. Non va dimenticato che i provvedimenti legislativi adottati sia dopo il sisma sia dopo la frana parlano esplicitamente di “ricostruzione dell’isola d’Ischia e ripresa economica”. Questo significa che la dimensione economica non è un capitolo accessorio, ma parte integrante della missione. Guardare al futuro con fiducia significa lavorare su entrambi i fronti, in maniera sinergica e responsabile».

Le chiedo se il lavoro successivo a questa doppia tragedia, il sisma prima e la frana poi, possa trasformare l’isola in un laboratorio nazionale di prevenzione sismica e idrogeologica. E soprattutto: cosa occorre fare perché non ci si ritrovi più nella stessa emergenza? Una revisione urbanistica più profonda? O cos’altro?

«L’idea di diventare un laboratorio nazionale della sicurezza è certamente suggestiva. Noi dobbiamo sempre ambire al massimo, ma senza indulgere in toni declamatori o slogan altisonanti che rischiano di restare privi di contenuto. Il nostro primo obiettivo è molto concreto: poter dire, con i fatti, che l’isola è stata messa in sicurezza, che i cittadini sono rientrati stabilmente nelle loro case, che le opere pubbliche sono state completate e riaperte. Se poi questo percorso sarà riconosciuto all’esterno come un modello virtuoso, saranno altri a dirlo. Il punto non è diventare un esempio nazionale per principio, ma diventare un esempio per i cittadini di Ischia. Significa lavorare su prevenzione strutturale, pianificazione attenta, rispetto dei vincoli ambientali, manutenzione costante del territorio. Una revisione urbanistica può essere parte della risposta, ma ciò che conta davvero è un cambio di cultura: costruire e ricostruire con consapevolezza del rischio, mettendo la sicurezza al centro di ogni scelta».

Quando sarà il momento di tirare le somme, per quale risultato concreto le piacerebbe essere giudicato e magari apprezzato dai cittadini di Casamicciola e dell’isola? E quale messaggio vuole rivolgere a chi ha perso la casa, a chi non è ancora rientrato, agli imprenditori in difficoltà e a chi, comprensibilmente, oggi nutre poca fiducia nelle istituzioni?

«Sul piano personale, vorrei essere ricordato come una persona seria e onesta. Sul piano dei risultati, invece, come qualcuno che è riuscito non solo a portare avanti la ricostruzione, ma a rilanciare l’economia e il turismo dell’isola. La legge parla chiaramente di “ricostruzione e ripresa economica”. Ridare una casa è una condizione essenziale, ma non sufficiente. Se restituiamo abitazioni in un territorio economicamente depresso, non abbiamo fatto fino in fondo il nostro dovere. Una casa, senza lavoro e senza prospettive di reddito, perde valore nel tempo e non garantisce dignità né futuro. Il nostro obiettivo è ricostruire in un contesto di forte rilancio economico. Questo è il traguardo a cui aspiriamo: un’isola sicura, con un tessuto produttivo vitale, con un turismo competitivo e sostenibile, capace di offrire opportunità ai giovani e stabilità alle famiglie. A chi oggi è ancora fuori casa, a chi fatica a mantenere aperta la propria attività e a chi guarda alle istituzioni con scetticismo, voglio dire che comprendo la loro stanchezza e la loro diffidenza. Sono sentimenti umanamente comprensibili dopo anni così difficili. Ma proprio per questo dobbiamo lavorare con rigore, trasparenza e concretezza. La fiducia non si chiede, si conquista. E si conquista solo con risultati visibili, misurabili e duraturi nel tempo».

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