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CRONACA

Ricostruzione privata, vertice in videoconferenza

Stamane l’incontro tra la struttura guidata dal commissario Schilardi e i componenti degli uffici tecnici del Cratere: sul tavolo la possibilità di escludere dalla pianificazione gestita dalla Regione gli interventi di diretta e immediata attuazione

Si svolgerà stamane la riunione in modalità telematica relativa ai temi della ricostruzione diretta post-sisma da parte dei privati. Il commissario delegato Carlo Schilardi ha infatti convocato la conferenza attraverso la piattaforma Skype alle ore 10.00, per la presentazione delle attività di ricognizione eseguite dalla struttura commissariale, tra l’altro ancora in corso, con il supporto delle amministrazioni, per l’individuazione preliminare degli edifici danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017 nei tre Comuni del Cratere, per i quali si potrebbe avviare una diretta e immediata attività di riparazione. Sarà quindi indispensabile anche la partecipazione dei tecnici comunali che a vario titolo si occupano della ricostruzione post sisma. Verranno tirate dunque le fila dell’attività degli ultimi quattro mesi, relativamente alla possibilità di escludere dalla procedura generale di pianificazione quegli edifici che sin da ora possono accedere al contributo per la ricostruzione “privata”. Per questo è stato convocato anche il commissario delegato dalla Regione per la ricostruzione.

Ricostruzione privata a cui fa riferimento l’articolo 20, comma 2, lettera a) del decreto legge n.109 del 28 settembre 2018, dedicato appunto alla “ricognizione degli edifici assoggettabili ad attuazione diretta”, nel quale si legge che “con provvedimenti adottati ai sensi dell’articolo 18, comma 2, in coerenza con i criteri stabiliti nel presente Capo, sulla base dei danni effettivamente verificatisi, i contributi, fino al 100 per cento delle spese occorrenti, sono erogati per far fronte alle seguenti tipologie di intervento e danno conseguenti agli eventi sismici, nei Comuni di cui all’articolo 17: a) riparazione, ripristino, ricostruzione, delocalizzazione e trasformazione urbana degli immobili di edilizia abitativa e ad uso produttivo e per servizi pubblici e privati, e delle infrastrutture, dotazioni territoriali e attrezzature pubbliche distrutti o danneggiati, in relazione al danno effettivamente subìto”.

Altra norma che viene in rilievo per il piano di ricostruzione, è l’articolo 24 bis del decreto legge 109/2018 il quale stabilisce che “la riparazione e la ricostruzione degli immobili danneggiati dal sisma del 21 agosto 2017 nonché la riqualificazione ambientale e urbanistica dei territori interessati sono regolate da un piano di ricostruzione redatto dalla regione Campania”. Nel giugno scorso, come qualcuno ricorderà, il commissario lanciò la proposta che contemplava una sorta di “stralcio” per coloro che potrebbero già adesso ricostruire dopo aver percepito il contributo grazie all’ordinanza commissariale relativa ai cosiddetti “danni pesanti”. In pratica, tali casi “uscirebbero” dalla pianificazione: si tratterebbe anche di aree, ad esempio come Piazza Marina, ormai definite a livello urbanistico per le quali non si parlerebbe di delocalizzazione o di demolizione e ricostruzione.

È stato comunque tenuto in conto che anche l’inclusione nella pianificazione urbanistica ha i suoi vantaggi, tra cui anche quello che vede la presenza costante della Soprintendenza al tavolo di pianificazione, con le certezze che ne derivano in merito al via libera dal punto di vista paesaggistico. Vantaggi che secondo l’amministrazione comunale del Capricho devono essere goduti anche da coloro che ricostruiscono tramite l’ordinanza per i “danni pesanti”. L’obiettivo sostanziale resta quello di accelerare le tempistiche in entrambi i casi, cioè per le aree che rientrano nella pianificazione ambientale e urbanistica guidata dalla Regione, e per gli immobili che non rientrano in tale piano. Il fattore-tempo è importante, e sia il Commissario sia le amministrazioni locali vogliono quanto prima innescare concretamente la ricostruzione, a tre anni dal sisma che mise a durissima prova l’isola d’Ischia. Coloro che beneficiano dei contributi per la ricostruzione “pesante”, ai sensi dell’ordinanza n.7, potranno beneficiare dell’esecuzione in deroga agli strumenti paesaggistici e urbanistici, quindi la velocizzazione è considerato un fattore fondamentale.

In questi mesi di studio sono state tenute presenti le ordinanze n.100 e n.101 del 2020, l’una relativa alla “semplificazione ed accelerazione della ricostruzione privata, definizione dei limiti di importo e delle modalità procedimentali per la presentazione delle domande di contributo”, e l’altra che individua i “Comuni maggiormente colpiti dagli eventi sismici del 2016 ai sensi dell’art. 3 bis del decreto legge 123 del 2016”. In entrambi i casi si tratta di ordinanze che riguardano infatti le emergenze sismiche dell’Italia Centrale, e sono prese a modello per agire anche sul territorio isolano. In sostanza, a rischio di semplificare eccessivamente uno degli aspetti della problematica, si cerca di seguire la falsariga di tali provvedimenti per la ricostruzione isolana: in Italia Centrale si è proceduto a distinguere tra i Comuni più pesantemente colpiti e che necessitano della pianificazione, e gli altri. Questi ultimi vengono espunti dalla pianificazione. Similmente, tale divisione dovrebbe essere applicata anche all’isola, ovviamente non in base ai Comuni ma alle zone, visto che non si parla di una macro-area come l’Italia centrale, ma di un fenomeno fortunatamente molto più circoscritto.

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