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Riecco Carmine Bernardo: «Una coalizione di partiti per l’alternativa a Enzo»

L’ex consigliere comunale di minoranza commenta gli ultimi ingressi nell’amministrazione guidata dal sindaco d’Ischia e non sembra allettato dal ritorno in campo. Ma spiega qual è la strada maestra da seguire per costruire un progetto credibile

Muoio dalla voglia di sentire cosa ne pensi dell’ultimo allargamento in seno alla maggioranza al Comune di Ischia. E ti prego, commenta senza freni inibitori…

«C’è poco da commentare, quello che è accaduto è un fatto semplicemente vergognoso, perché ritengo che ognuno dovrebbe essere in qualche modo fedele al mandato che ha ricevuto dal proprio elettorato. Questi signori erano stati designati a svolgere il ruolo di opposizione. Non l’hanno fatto, forse perché non ne avevano le capacità, e alla fine hanno fatto la scelta di salire sul carro per continuare ad esercitare un becero clientelismo che poi è la ragione di tutti i mali del Comune di Ischia».

Cosa ha indotto Gianluca Trani e con lui Ciro Cenatiempo e Giustina Mattera a sposare la causa del sindaco? Al di là delle motivazioni che hai appena esposto, è giusto ipotizzare che sia stato fatto qualche “pensierino” anche in vista delle amministrative del 2022? Insomma, quali ragionamenti sono stati posti in essere?

«Credo che Gianluca già dal primo momento voleva passare in maggioranza, quando ci furono i primi “scossoni” lui era lì pronto, fuori la porta del sindaco. Si aspettava di essere chiamato, ma evidentemente nessuno lo ha voluto. Non credo che sia stata un’iniziativa di Trani, fosse dipeso da lui il passaggio sarebbe avvenuto da tempo, ma c’erano resistenze da parte di consiglieri e assessori, perciò tutto questo si è concretizzato solo adesso. Quindi, al di là del fatto scatenante, ritengo che fosse un qualcosa che “covasse” dall’inizio della consiliatura».

«Ritengo che solo con una coalizione fortemente caratterizzata politicamente si possa creare una valida alternativa all’attuale amministrazione. Altrimenti se va a contrapporsi un’altra unione di persone che ha come unico anello di congiunzione quello di gestire un po’ di potere spicciolo, allora non c’è speranza»

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Ma cos’è che poi ha fatto scoppiare la scintilla proprio in questo particolare momento? Perché quella porta a lungo rimasta chiusa improvvisamente si è aperta, anzi spalancata?

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«Si avvicinano le elezioni e ognuno le vuole affrontare nella maniera più tranquilla possibile, questa è la sola motivazione plausibile. Quindi si limiteranno i danni, perché Gianluca in maggioranza ne farà davvero tanti (come è successo già in passato e preferisco non scendere nei dettagli): lo sopporteranno, consolandosi al pensiero magari di vincere facile nel 2022».

L’impressione è che in questi quattro anni di amministrazione sia bene o male sempre mancata una minoranza in grado di essere incisiva. Secondo te a cosa è da attribuire questa carenza, rimasta tale anche quando a più riprese sono cambiati personaggi e interpreti?

«Dipende dalla volontà ma anche dalle capacità delle persone, perché fare l’opposizione è una cosa dura che richiede un impegno forte e costante che alla fine magari nemmeno ti premia. E poi servono una serie di conoscenze e competenze specifiche e approfondite, oppure occorre studiare le problematiche prima di parlare altrimenti si verificano episodi come quello che ha visto protagonista Giustina Mattera e il sindaco: la prima ha lamentato il conferimento di un incarico e il secondo l’ha definita ignorante in materia di edilizia privata».

Andiamo al sodo. Bisogna guardare al 2022 e lavorare per costruire un polo alternativo a una coalizione che almeno dal punto di vista numerico si presenta come una vera e propria corazzata. Secondo te un’alternativa è ancora possibile?

«Io credo di sì ma stavolta l’alternativa deve essere di natura politica e mi spiego meglio. Oggi c’è di tutto e di più e non si capisce quale sia il collante che tiene uniti determinati soggetti se non le piccole spartizioni tipiche del potere. Non c’è una visione di quale debba essere il futuro del nostro paese, abbiamo un’economia in grave crisi, dovuta molto anche alla tassazione del Comune che è altissima. Anzi, a tal proposito volevo aprire una parentesi».

«Credo che Gianluca Trani sin da subito voleva passare in maggioranza, era pronto, fuori la porta del sindaco ma nessuno lo ha voluto. C’erano resistenze da parte di consiglieri e assessori, perciò si è concretizzato solo adesso. Quindi, al di là del fatto scatenante, ritengo che fosse un qualcosa che “covasse” dall’inizio della consiliatura»

Prego.

«Secondo me non è stato dato adeguato risalto al fatto che l’ente di via Iasolino sta pretendendo il pagamento della tassa dei rifiuti anche da quelle aziende che nel 2020 non hanno aperto i battenti e che dunque rifiuti non ne hanno prodotti. Mi riferisco a diversi alberghi, per essere precisi. Al di là di questo aspetto ritengo che solo con una coalizione fortemente caratterizzata politicamente si possa creare una valida alternativa all’attuale amministrazione. Altrimenti se va a contrapporsi un’altra unione di persone che ha come unico anello di congiunzione quello di gestire un po’ di potere spicciolo, allora non c’è speranza».

Sei pronto a tornare in campo o la prospettiva in questo momento proprio non ti alletta?

«Io sono un cittadino di questo Comune, quando ho ricoperto degli incarichi sia in maggioranza che in minoranza ho sempre profuso il massimo impegno. Ovviamente se ci dovesse essere un’iniziativa con un disegno politico ed amministrativo che in qualche modo mi possa allettare, allora potrei ragionarci sopra. Ma allo stato dell’arte, è bene precisarlo, sono fuori».

Ti aspettavi che Ottorino Mattera e Maurizio De Luise rimanessero fuori dall’ultimo allargamento della maggioranza e a che cosa attribuisci l’esclusione di questi due consiglieri?

«Nessun dubbio nel risponderti, sono stati esclusi solo per fatti personali. Di certo la scelta non nasce perché i due magari hanno una diversa visione amministrativa della cosa pubblica, ci sono contrasti pregressi maturati nella gestione del potere in tutti questi anni. A mio avviso sia Ottorino che Maurizio dovrebbero spiegare bene in che misura la loro visione è diversa da quella che caratterizza l’attuale maggioranza».

Promuovi o bocci l’operato dell’attuale sindaco e perché?

«Guarda, io non boccio Enzo Ferrandino. Ritengo che l’operato del sindaco sia stato abbastanza modesto, ordinario, certo non è quello che serve al paese. Ischia in questo momento avrebbe bisogno di una rivoluzione, perché tutto è cambiato: se ti guardi un po’ intorno, soprattutto sotto l’aspetto economico, noi abbiamo un’economia strutturata ancora sullo schema degli anni sessanta. Non c’è una sola novità di natura imprenditoriale che negli ultimi dieci anni si sia affacciata sul mercato ischitano, i migliori giovani dell’isola sono tutti impegnati lavorativamente e in maniera proficua al di là del mare, sia in Italia e che all’estero. Stiamo perdendo energie validissime perché l’attuale situazione è caratterizzata su un’imprenditoria vetusta e non concede spazio e prospettive di sviluppo. Se il turismo dovesse tornare in maniera forte, allora potremmo continuare a “tirare a campare” e cavarcela alla meno peggio ma non certo ad essere al pari di altre località turistiche e non solo dell’Italia».

«Io sono un cittadino di questo Comune, quando ho ricoperto degli incarichi sia in maggioranza che in minoranza ho sempre profuso il massimo impegno. Ovviamente se ci dovesse essere un’iniziativa con un disegno politico ed amministrativo che in qualche modo mi possa allettare, allora potrei ragionarci sopra. Ma allo stato dell’arte, è bene precisarlo, sono fuori»

Posso chiederti il profilo, l’identikit di quello che potrebbe essere un sindaco ideale per Ischia e magari fare qualche nome?

«Ripeto ancora una volta che occorre prima creare la base e cioè, come dicevo poc’anzi, una coalizione fortemente caratterizzata politicamente. All’interno della stessa, poi, andrà eventualmente individuato il candidato sindaco. Allo stato, mancando questo fondamentale presupposto, nemmeno ho immaginato a qualche papabile aspirante primo cittadino».

Ma una coalizione caratterizzata in che modo, considerato anche che dall’altra parte si profila una “grande ammucchiata”?

«Io ipotizzo una coalizione di centro destra, caratterizzata fortemente dai simboli di partito, o anche di centro sinistra, purché mantenga le stesse caratteristiche. Io questo mi auguro».

E questo potrebbe far tornare la voglia di cimentarsi anche a Carmine Bernardo?

«Potrebbe tornarmi la voglia laddove comprendessi che c’è un’iniziativa e un progetto politico interessante per questo paese. Ti dico la verità, in questi quattro anni che sono rimasto fuori dalla politica ho vissuto benissimo: mi sono dedicato tanto al mio lavoro, sono stato tranquillo. Con questo voglio dire che il peso di un impegno sarei pronto ad assumerlo se mi rendo conto che c’è la possibilità di fare qualcosa di buono per Ischia. Se devo tornare in gioco per gestire le piccole cose legate alla quotidianità, dico “no grazie” e preferisco continuare a fare quello che faccio oggi».

Questa domanda te la faccio perché mi piace pensare che tu abbia anche una buona dose di lucida autocritica. Perché il progetto politico che vi aveva caratterizzato nel 2017 si è praticamente dissolto, liquefatto, senza trovare continuità?

«Proprio per quello che ti ho fin qui esposto. Il vero limite di quel progetto era di non essere caratterizzato politicamente, era una somma di voti che pensavamo ci fossero e che invece peraltro non ci sono stati. Non abbiamo contrapposto all’altra parte qualcosa di diverso: noi ci siamo presentati all’elettorato in maniera più o meno speculare rispetto all’amministrazione uscente. Ma quest’ultima aveva il vantaggio di detenere il potere, negli ultimi giorni ricordo che lo gestirono in maniera forte e questo ha fatto la differenza. E poi…».

E poi?

«Diciamo anche che il nostro candidato sindaco non ha tirato più di tanto, ma la verità è che eravamo visti come identici ai nostri avversari e questo ci ha reso inevitabilmente perdenti. Ecco perché ritengo che debba esserci una novità che si proponga davvero come un qualcosa di “nuovo”, nell’accezione più completa del termine».

«Non abbiamo contrapposto all’altra parte qualcosa di diverso: noi ci siamo presentati all’elettorato in maniera più o meno speculare rispetto all’amministrazione uscente. Ma quest’ultima aveva il vantaggio di detenere il potere, negli ultimi giorni ricordo che lo gestirono in maniera forte e questo ha fatto la differenza»

Per quanto tempo l’isola si leccherà le ferite del covid?

«Dipende da tutto da quando andrà via questa pandemia, anche se io da imprenditore sono abbastanza ottimista e positivo: ritengo che quando le vaccinazioni avranno fatto il loro corso ci sarà un boom perché la gente ha voglia di uscire. E’ vero che è aumentata parecchio la povertà, ma è altrettanto indubbio che c’è una fascia di lavoratori che in questo periodo ha continuato a percepire lo stipendio e magari ha speso meno e che alla ripresa potrà permettersi un viaggio in più. Insomma, bisogna sperare in meglio e nel meglio, è questo il messaggio che vorrei lanciare».

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