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Riecco Gianluca Trani: «Il tempo del sindaco è scaduto, il paese rischia di collassare»

E’ passato quasi un anno dalle elezioni amministrative dello scorso anno. A mente decisamente fredda, ti sei mai chiesto se era possibile fare di più o se invece la sconfitta era davvero inevitabile? Insomma, ci sono rimpianti o Gianluca Trani ha fatto il possibile?

«Beh, credo di poter sostenere che da parte nostra facemmo tutto il possibile perché il  programma varato potesse far breccia tra gli elettori e per mettere su una coalizione composta da figure di un certo spessore, giovani e meno giovani. L’intento era quello di dare slancio e vigore al territorio. Personalmente non ritengo quel risultato una bocciatura, ma semplicemente uno step necessario ed intermedio per arrivare ad una prossima vittoria. In fondo, il nostro progetto si scontrava contro un’amministrazione uscente e non abbiamo perso in maniera schiacciante: e questo, voglio sottolinearlo, nonostante i nostri avversari avessero in più il possesso della macchina amministrativa, che certo non è cosa da poco visto che ci hanno fatto il bello e cattivo tempo. Chissà, se la partita si fosse giocata ad armi pari magari avrebbe avuto un esito diverso anche perché la voglia di cambiamento sul territorio si è effettivamente respirata. E, ti dirò, si continua a respirare…» 

Undici mesi con un sindaco ed una maggioranza fermi al palo. Secondo te colpa di chi e di cosa?

«La risposta ha bisogno di un’analisi attenta e approfondita. Noi, con grande senso di responsabilità – e parlo di tutti i sei consiglieri di minoranza – abbiamo ritenuto in una fase iniziale di lasciare campo libero al sindaco affinché potesse attuare il suo programma ma, purtroppo, dobbiamo oggi tirare le somme e prendere tristemente atto del fatto che il paese è fermo. E’ davanti agli occhi di tutti che Ischia non riesce non solo a decollare, ma nemmeno a muoversi dalla stagnazione in cui versa. In undici mesi non è stato affrontato un solo problema, eppure noi non abbiamo posto alcun ostacolo all’attività di governo. Anzi, praticamente gli unici provvedimenti votati in questo scorcio di consiliatura sono i nostri. La verità è una e sola, oggi il sindaco sta ancora agendo da consigliere comunale e non si è calato nella sua nuova veste. E questo finisce inevitabilmente col paralizzare la macchina amministrativa».

Quanto ha pesato nel mettere un freno all’attività amministrativa la costituzione inizialedi una giunta tecnica e non politica?

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«Non vorrei che alla lunga questo diventasse un falso alibi, e spiego perché. Io penso che alla fine termini come giunta tecnica o politica rappresentino mere formule grammaticali destinate a lasciare il tempo che trovano. Qui chi compone l’esecutivo è chiamato ad affrontare e possibilmente risolvere le criticità di un territorio e della sua gente, non ha importanza se a farlo siano tecnici o amministratori più o meno navigati. Il problema vero è che non hanno fatto niente, non lavorano, non sono nemmeno capaci di mettere mano ad uno straccio di piano traffico. Oggi (ieri per chi legge, ndr) ad esempio hanno presentato questa navetta Zizì, ma a me sembra tutto surreale: a cosa serve uno strumento del genere se all’origine non c’è l’elaborazione di un progetto organico. Ormai si pensa a fare solo politica spicciola, non si guarda in prospettiva ma soltanto a mezzo metro. Ecco, questo è il metodo del sindaco, assolutamente inadeguato per una realtà internazionale qual è la nostra Ischia. Ma poi restando in argomento c’è un’approssimazione unica, e si vedono cose francamente senza senso».

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Per esempio?

«Sarò telegrafico: qualcuno mi spieghi a cosa serve istituire una navetta senza bloccare l’accesso delle auto nel cuore del paese. E non è tutto: che senso ha varare questo strumento di mobilità alternativa se poi contemporaneamente l’accesso nelle zone a traffico limitato viene ampliato con una ordinanza del comandante della polizia locale? E ancora ricordo il paradosso dei vigili, che dapprima vengono assunti sul presupposto che il personale per gestire la viabilità sul territorio è insufficiente e poi finiscono con l’essere destinati all’interno degli uffici comunali e quindi dietro una scrivania e lontani dalla strada. Ditemi voi se con questo andazzo non si ha l’impressione che la mano destra non sappia cosa fa la sinistra. Che dire, poche idee… e pure confuse».

A breve entrerà Maurizio De Luise in consiglio comunale. Se ne discute e tanto, diciamocelo senza troppi giri di parole: gli equilibri interni in seno alla maggioranza potrebbero mutare o credi che non cambierà nulla?

«Notoriamente Maurizio De Luise è persona vicina all’ex sindaco Giosi Ferrandino che a sua volta oggi è da ritenersi vicino alle posizioni del primo cittadino Enzo Ferrandino. Dunque, non vedo perché dovrebbero mutare gli assetti all’interno della maggioranza. L’unica cosa che cambia è l’incrementarsi di un’unità del gruppo Vivere Ischia, ma niente di più. Piuttosto la questione grave nello specifico è un’altra…».

Quale?

«All’interno di una maggioranza e della lista Movimento Cristiano Lavoratori si è consumata una faida interna, una guerra in famiglia (il riferimento è al contenzioso giudiziario tra De Luise e Valeria De Siano, ndr) e non c’è stato nessuno che ha saputo dirimere la controversia. Sarebbe toccato al capo dell’amministrazione, invece è dovuta entrare in campo la magistratura amministrativa e successivamente anche quella penale. Questa è una cosa decisamente grave, una pagina poco edificante per la politica, ma tornando alla tua domanda credo che uscendo Valeria De Siano ed entrando Maurizio De Luise cambi ben poco. Però, qualora tu voglia ottenere certezze inoppugnabili, questa domanda rivolgila a Giosi Ferrandino, questi equilibri li conosce ovviamente meglio lui».

Eppure molti sostengono che Giosi non abbia visto di buon grado il fatto che Enzo, nell’ambito di questa lite, abbia fatto da spettatore passivo. Tu cosa ne pensi?

«Io credo che bisogna partire da un presupposto. Quello che Enzo debba tanto a Giosi, in fondo fa il sindaco grazie a lui che non soltanto lo ha designato ma è stato anche il silenzioso ma efficace stratega della campagna elettorale. Senza l’appoggio di Giosi, non solo non sarebbe mai diventato sindaco d’Ischia ma neppure candidato in questa contesa. Ribadisco che nel caso di specie avrebbe dovuto svolgere il ruolo di buon padre di famiglia: sarebbe bastato un pizzico di capacità di mediazione per evitare questo assurdo stillicidio giudiziario».

Si è sempre parlato di un atteggiamento eccessivamente “soft” della minoranza in questo primo scorcio di sindacatura Ferrandino. E l’impressione, perdonami se metto il dito nella piaga, mi sembra anche suffragata dai fatti…

«Come ho già sottolineato, inizialmente abbiamo avuto un atteggiamento dettato esclusivamente dal senso di responsabilità verso il paese. L’elettorato, nel maggio dello scorso anno, aveva premiato la coalizione guidata da Enzo Ferrandino e noi abbiamo sperato che lo stesso riuscisse a mettere in atto il programma illustrato in campagna elettorale. Non solo, nei primi consigli comunali abbiamo anche spiegato che se fossero stati trattati argomenti seri li avremmo sposati, il problema è che sono arrivate soltanto iniziative nostre. Dopo un anno prendiamo atto che la nostra è stata una scelta infelice ed evidentemente è arrivata l’ora di cambiare registro. Ripeto, eravamo partiti animati da intenzioni diverse nel senso che non volevamo vestire i panni di opposizione pretestuosa ma nel civico consesso non si è mai mosso nulla di sostanzioso e concreto, anzi spesso i nostri provvedimenti a favore della comunità non sono stati presi in considerazione finendo con l’essere bocciati».

Ma la minoranza è davvero compatta? Alcuni rumors parlano di una mancanza di coesione…

«La minoranza è compattissima, senza alcun dubbio. C’è forte rispetto reciproco ed unità d’intenti tra le sei figure che la compongono, e lo abbiamo sempre dimostrato. Ci confrontiamo spesso su molte tematiche e all’unisono abbiamo compreso che il credito concesso a Enzo Ferrandino e all’attuale amministrazione in questa fase non è servito a nulla. E dunque è da considerarsi esaurito».

Ma oggi firmereste tutti per mandare a casa il sindaco o qualcuno si tirerebbe dietro?

«Senza alcun dubbio o remora, firmeremmo tutti, siamo pronti a farlo e non certo per spirito pretestuoso ma perché il paese è immobile, davvero credo che non si vedrebbe differenza tra un sindaco e un commissario prefettizio. Ischia rischia di sprofondare, purtroppo nell’accezione letterale del termine. E proprio non possiamo permettercelo».

Però intanto Antonio Mazzella ha fatto sponda proprio con Enzo Ferrandino per la nomina in commissione Paesaggio. Converrai che non è proprio il massimo della vita…

«Ho sempre riconosciuto una grande capacità politica ad Antonio, così come al padre Salvatore ed a Giuseppe Di Meglio. Detto questo, credo che la domanda che mi fai non abbia bisogno di una risposta. Qualche tempo fa sul tuo giornale, in una dettagliata intervista, fu proprio Mazzella a dirsi pronto a sfiduciare Enzo Ferrandino e tornare al voto. Più chiaro di così credo non potesse essere».

A proposito, ma non è strano il silenzio assordante dei consiglieri di maggioranza, costretti a fare da spettatori?

«Ho l’impressione che oggi i consiglieri vivano di speranza ma, come insegna l’antico adagio, di speranza si può anche morire. E alle volte anche in maniera lenta e a seguito di una lunga agonia».

Provo a farti vestire i panni di “indovino”: secondo te Enzo Ferrandino avrà vita lunga?

«Non è certo una domanda semplice. Posso dirti che se dipendesse da noi delle minoranza oggi sarebbe già un ex, per tutto quanto ho fin qui esposto oltre che per le lamentele che serpeggiano nel paese. Ma bisogna che i consiglieri di maggioranza abbiano un moto d’orgoglio, si riapproprino del loro ruolo e comprendano che non riescano a incidere in maniera neppure residuale nelle scelte. Così ci rimettono in termini di immagine e pure di consenso, e il risultato è che più il tempo passa più la situazione peggiora. Ma posso dirti che qualcuno ha già compreso il messaggio…».

Quindi nessun inciucio.

«Un inciucio tra maggioranza e minoranza abitualmente c’è quando il sindaco è forte, non debole come obbiettivamente succede in questo caso. Ricordo il primo quinquennio nel quale ho rivestito la carica di consigliere comunale: c’era la fila per entrare in maggioranza e questo avrebbe finito con lo sfociare col cosiddetto caularone. Ma erano tempi diversi, amministravamo bene…»

E’ passato qualche annetto da quando si consumò lo strappo tra te e Giosi Ferrandino. Quella pagina resta uno dei pezzi di storia della politica ischitana dell’ultimo decennio. A distanza di tempo, come lo giudichi?

«Innanzitutto posso dirti che si tratta di uno strappo che si è portato dietro le conseguenze nel tempo. E’ inevitabile, ad esempio, che abbia segnato il 2017 segnando inesorabilmente l’elezione dell’11 giugno, momento in cui si pose anche fine al predetto “caularone”. Purtroppo all’epoca, all’indomani delle elezioni europee, io venni individuato come capro espiatorio dall’intera maggioranza. E’ passato tempo, credo sia acqua passata ma soprattutto credo che la verità storica sia stata pienamente ristabilità. E che, soprattutto, anche gli attori di quella vicenda ne siano oggi pienamente consapevoli».

Gaetano Ferrandino

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