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Riecco Lagnese: «Il mio appello agli imprenditori ischitani è ancora attuale»

Da Caserta l’attuale vescovo di Terra di Lavoro e amministratore apostolico della Diocesi di Ischia torna a parlare della lettera che lo scorso anno, in piena pandemia, superò i ristretti confini isolani

Un anno fa era ancora vescovo di Ischia e nessuno avrebbe nemmeno lontanamente potuto immaginare gli attuali scenari, che lo vedono lontano dall’isola e legato al territorio esclusivamente da quel cordone ombelicale rappresentato dalla carica di amministratore apostolico della Diocesi di Ischia. Un anno fa, in piena pandemia, la sua lettera agli imprenditori isolani ai quali furono chiesti sacrifici per non abbandonare al loro destino i tanti lavoratori del settore turistico non passò inosservata, ed anzi superò decisamente i ristretti confini di casa nostra. Oggi, a distanza di dodici mesi, monsignor Lagnese – intervistato da AgenSir – torna su quei concetti spiegando che gli stessi sono ancora tremendamente validi. E soprattutto attuali. Il vescovo di Caserta spiega: “Penso che il mio invito agli imprenditori ischitani valga ancora oggi e che valga anche di più. Vale per un’isola come Ischia che basa la sua economia completamente sul turismo, vale per Caserta – dove sono da tre mesi come nuovo vescovo dopo la morte di mons. D’Alise, in seguito al contagio da Covid-19 -, che convive da sempre con la piaga della mancanza di lavoro (Caserta è tra le città italiane ai primi posti per presenza di giovani Neet); e penso che valga per tutto il nostro Paese alle prese con le conseguenze di una pandemia la cui fine è ancora incerta. La gente è stanca, scoraggiata e preoccupata. Per questo occorrono segnali di fiducia e iniezioni di speranza da parte di chiunque abbia la possibilità di compiere scelte responsabili in favore di chi non ce la fa”.

Lagnese, rimanendo poi in argomento, ha aggiunto: “Alle mille domande circa il pericolo del contagio e i rischi che si corrono per la salute propria e per quella dei propri cari, si aggiungono, per tanti, preoccupazioni forti legate all’incertezza circa il futuro del proprio lavoro. Mi riferisco, in particolare, al vasto mondo di coloro che operano nei settori del commercio, della ristorazione, dell’artigianato e del turismo – tutte categorie a forte rischio – che in questi mesi hanno lavorato poco o nulla e per le quali gli interventi dello Stato, sul fronte della cassa integrazione, delle agevolazioni al prestito, dei ristori e della sospensione di pagamenti di rate e obblighi fiscali, hanno alleviato solo in parte i problemi scaturiti da una pandemia, le cui conseguenze sociali ed economiche di certo continueranno anche una volta finita la crisi sanitaria”. Il ricordo torna su un’altra iniziativa “made in Ischia” del nostro amministratore apostolico, vale a dire la lettera indirizzata ai sindaci poco prima di lasciare l’isola nei quali li invitava a ritrovare l’unità e fare sistema per meglio valorizzare un territorio dalle straordinarie potenzialità. Pungolato su questo argomento, Lagnese risponde che “C’è bisogno, come dice Papa Francesco, di una sana politica ‘che pensi con una visione ampia e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi’. Solo una politica ‘migliore’, che sappia mettere al centro le persone, cercando di convogliare passioni e risorse per una rinascita del nostro territorio, potrà riuscire in quest’opera. Una politica che, prima di amministrare, sappia educare e appassionare al bene comune”. Anche questo, se ci pensate bene, è un messaggio ancora straordinariamente attuale.

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