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RIEPILOGO – Scarichi termali, assoluzione piena per De Siano

Il fatto non sussiste. Con questa formula il giudice Alberto Capuano ha assolto il senatore Domenico De Siano, suo fratello Michele e la signora Lucia Castagna dalle varie accuse di reati per scarichi non autorizzati di acque termali e per illecito smaltimento di fanghi e rifiuti sanitari provenienti da tre strutture alberghiere. L’assoluzione, con analoga formula, riguarda anche le società della famiglia De Siano cui fanno capo gli alberghi in questione, l’Albergo San Montano srl, la Dmf srl e l’Hotel Villa Svizzera srl. Comprensibile la soddisfazione delle difese. Il senatore De Siano era rappresentato dall’avvocato Cristiano Rossetti. Le società erano invece difese dall’avvocato Bruno Molinaro, legale di fiducia anche di Michele De Siano. La signora Lucia Castagna, amministratrice della società, era rappresentata dall’avvocato Luigi Tuccillo. L’accusa, tramite il pubblico ministero Claudio Basso, lo scorso inverno aveva chiesto la condanna detentiva per tutti gli imputati, dai nove mesi per il senatore a un anno e quattro mesi per Michele De Siano, oltre al pagamento di non lievi pene pecuniarie delle società coinvolte, pari a 51mila euro per l’Albergo San Montano e 60mila euro per la Dmf. Richieste totalmente disattese dal dispositivo enunciato ieri in aula. Bisognerà attendere tre mesi per conoscere le motivazioni del giudice Capuano, ma la decisione è indicativa del fatto che il magistrato ha accolto pienamente la ricostruzione della difesa.

Lo scorso marzo la prima arringa difensiva toccò all’avvocato Rossetti, che strutturò il proprio intervento sulle tre direttrici relative alle modalità di smaltimento dei rifiuti sanitari, dei fanghi di sedimentazione e sul ruolo del proprio assistito, il senatore De Siano. Nei primi due casi, il penalista sintetizzò le risultanze della lunga istruttoria sostenendo l’estraneità di Domenico De Siano alle accuse, facendo riferimento anche a quanto emerso dalle testimonianze rese nel processo, che dimostravano la correttezza nelle operazioni di smaltimento e l’assenza dei reati contestati: i fanghi stoccati nelle apposite vasche non avrebbero infatti arrecato danni o pericoli per l’ambiente. Inoltre, l’avvocato Rossetti chiarì che il ruolo del Senatore come amministratore dell’Hotel San Montano nel 2013 fu sostanzialmente una parentesi senza reali poteri decisionali nella conduzione e gestione dell’hotel, anche a causa dei continui impegni richiesti dalle cariche politiche detenute da De Siano. Era dunque il direttore Orlacchio a interfacciarsi con la realtà quotidiana dell’albergo, anche nel caso delle operazioni di smaltimento dei rifiuti prodotti dall’attività termale.

Nelle ultime due udienze prima della pausa estiva ebbe luogo la lunga e articolata arringa dell’avvocato Molinaro. Il penalista aveva sostenuto l’assimilabilità dei reflui termali a quelli domestici, alla luce della normativa vigente e della giurisprudenza formatasi in materia, nonché la totale insussistenza delle accuse di illecito smaltimento dei fanghi e dei rifiuti sanitari provenienti dalle strutture alberghiere, anche alla luce degli esiti di puntuali accertamenti tecnici effettuati dal proprio consulente, l’ingegner Benito Trani. L’avvocato Molinaro aveva anche sostenuto e dimostrato che nessun addebito penalmente rilevante poteva essere ascritto anche alle società facenti capo alla famiglia De Siano che, pertanto, andavano anch’esse assolte perché “il fatto non sussiste”.

Tanta era la sicurezza dell’avvocato, che arrivò a preannunciare che in subordine non avrebbe chiesto nient’altro che la piena assoluzione per l’insussistenza del fatto. La sicurezza veniva, come egli stesso aveva spiegato, da un lunghissimo ed approfondito studio della non semplice materia. «In questa vicenda non contano tanto i precedenti giurisprudenziali – aveva dichiarato Molinaro – quanto invece la corretta interpretazione dell’intreccio tra normative nazionali e normative regionali». Un’interpretazione che, secondo il difensore di Michele De Siano non poteva portare altro che a condividere la richiesta di assoluzione. Come poi si è effettivamente verificato. Il Giudice, con la stessa sentenza, ha però applicato una sanzione pecuniaria di  diecimila euro per un reato minore unicamente agli imputati Michele De Siano e Lucia Castagna.

GIURISPRUDENZA. In prospettiva, la sentenza è da valutare come altamente significativa. Soprattutto per quel che riguarda i reflui termali assimilati a quelli domestici, essa è destinata a fare giurisprudenza e rappresenta un importantissimo precedente per l’intero settore termale, anche al di fuori del contesto isolano.  L’avvocato Molinaro aveva anche sostenuto che gli alberghi erano risultati  in possesso di regolare autorizzazione rilasciata dall’autorità competente Ato2 (Ambito territoriale ottimale), a parte un limitatissimo periodo dovuto a un’ indotta ed errata revoca. Fra l’altro, nell’ambito della relativa istruttoria erano stati acquisiti preventivamente i pareri favorevoli del Comune di Lacco Ameno e del Gestore del Servizio Idrico Integrato, mentre  l’Ato2 richiedeva, per i reflui domestici, il rispetto dei limiti dei parametri per lo scarico in “Corpo Idrico Superficiale” (valori più restrittivi di quelli previsti per lo scarico nella fognatura pubblica, probabilmente conoscendo la criticità dell’impianto che immette in mare), limiti largamente rispettati come risultava dalla documentazione tecnico-analitica allegata alle varie richieste di autorizzazioni.

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L’INCHIESTA. Il verdetto di ieri conclude una vicenda lunga quasi quattro anni.  Fu il pubblico ministero Claudio Basso  a coordinare le indagini che si svolsero tra il 2013 e il 2014 presso le strutture alberghiere degli imputati. Le contestazioni mosse ai componenti della famiglia De Siano riguardavano alcune presunte irregolarità nello smaltimento di rifiuti speciali, pericolosi e non pericolosi, comprendenti quelli di tipo sanitario prodotti dai centri benessere delle tre strutture, i fanghi termali di sedimentazione provenienti dai pozzetti di decantazione e dalle docce nonché i teli in plastica imbrattati di fango utilizzati all’interno dei centri, e il presunto scarico nelle fognature pubbliche delle acque reflue industriali risultato della normale attività alberghiera, consistente ad esempio nel controlavaggio dei filtri delle piscine e nei reflui provenienti dagli stabilimenti idrotermali. Gli hotel San Montano, La Reginella e la Villa Svizzera furono sottoposti anche a sequestro preventivo il 30 giugno 2014, disposto dal gip su richiesta della Procura. Le operazioni vennero effettuate proprio dal Nucleo operativo ecologico, coadiuvati dai Carabinieri di Ischia, all’epoca agli ordini del capitano Melissa Sipala.  Le accuse  mosse dalla Procura erano basate sull’accusa di attività di gestione di rifiuti non autorizzata, così come prevista dall’art. 256 del Decreto Legislativo 152/2006 (Norme in materia ambientale).

Per quanto concerne le posizioni personali degli imputati, il senatore De Siano era chiamato in causa esclusivamente per le attività dell’Hotel San Montano, nella sua qualità di rappresentante legale della struttura, carica peraltro rivestita soltanto sino al 30 dicembre 2013,  quando la signora Lucia Castagna, subentrò formalmente nella rappresentanza legale della struttura. Michele De Siano era invece formalmente colpito da più contestazioni, in virtù del suo ruolo di amministratore unico della Dmf, la società per azioni (poi divenuta a responsabilità limitata) che gestisce gli alberghi “La Reginella” e “Villa Svizzera”: un ruolo più vicino alla gestione quotidiana delle aziende di famiglia (che comprendono anche diversi supermercati dislocati in vari comuni dell’isola), rispetto a quelli ricoperti nel tempo dal fratello e dalla signora Castagna, di natura essenzialmente formale. Per Lucia Castagna e Michele De Siano, il giudice ha comunque disposto un’ammenda di diecimila euro per lo scarico nella pubblica fognatura di reflui industriali, temperata dalle attenuanti generiche.

Francesco Ferrandino

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