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Rifiuta di far pagare con il Bancomat ed è polemica, lo accettano solo per importi superiori ai 25euro

Ischia – Ancora polemica per quest’estate sotto l’ombrellone e questa volta riguarda alcuni esercizi commerciali del borgo di Ischia Ponte. Pare, infatti, che un ischitano recatosi in uno dei negozi storici del ponte si sia visto negare il pagamento tramite Bancomat perché l’importo da pagare era solo di 14,90 euro. C’è di più, lo avrebbero accettato solo per importi superiori ai 25 euro. La polemica, come sempre accade negli ultimi tempi, è sfociata sul Social Network dove i più hanno riportato simili esperienze che sottolineano, in un’isola a vocazione turistica come la nostra, una certa inadeguatezza di alcuni commercianti. Pagare con bancomat anche cifre irrisorie, in qualunque città d’Europa, è infatti la normalità. Altro episodio? Un utente racconta che alla biglietteria Snav di Casamicciola, dove per quattro persone si arriva a pagare circa 100 euro, un cartello in bella mostra dichiara che si accettano solo ed esclusivamente contanti! Qualcuno tenta di giustificare il comportamento del commerciante parlando dei costi di commissione, una teoria subito sconfessata, «le carte sia esse di debito o di credito sono mezzi di pagamento e vanno sempre accettate e per qualsiasi importo. Su 10 euro la commissione del bancomat è 10 centesimi! Non credo che l’esercizio fallisca se paga 10 centesimi anzi, fidelizza il cliente che la successiva volta potrebbe acquistare per importi più alti, se non eliminiamo il contante allora finiremo nuovamente al baratto». Episodio simile è accaduto in diversi tabaccai dell’isola dove un utente si è visto rifiutare il pagamento tramite PostePay per una ricarica al telefono di quindici euro. Purtroppo, la legge parla chiaro: non ci saranno sanzioni per esercenti, professionisti e negozianti che non accettano i pagamenti elettronici, ossia con bancomat o carta di credito. Le ipotesi sanzionatorie, proposte dal ministero dello Sviluppo economico nel tentativo di dare incisività all’obbligo di cui si parla ormai dal lontano 2012 (governo Monti), sono state infatti bloccate dal Consiglio di Stato con una sentenza depositata lo scorso 1 giugno. L’obbligo del pos, è stato introdotto dal decreto Crescita del 2012, sarebbe dovuto scattare nel 2014, se non fosse che tale obbligatorietà non era accompagnata da alcuna (reale) sanzione. Ad oggi, quindi, il pos resta obbligatorio, ma non è chiaro cosa rischia chi non accetta pagamenti con carta. Questo ha fatto sì che in pochissimi si siano adeguati alla normativa, anche per via dei costi dovuti all’installazione del pos, al canone di gestione e alle commissioni. Secondo Banca d’Italia, pur avendo circa 2,5 milioni di apparecchi installati – più di Regno Unito (2,1 milioni), Spagna (1,5 milioni), Francia (1,5 milioni) e Germania (1,1 milioni) – in Italia vengono effettuate solo 1.373 operazioni all’anno. Un decimo rispetto all’Olanda e addirittura meno di una singola città come Londra (7mila) o Parigi (6mila). Dunque, un provvedimento che dovrebbe, almeno in linea teorica, agevolare clienti e gestori, facilitando i pagamenti, e contrastare evasione fiscale e riciclaggio, rimane sostanzialmente lettera morta, a Ischia, come in Italia.

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