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Rifiuti a Forio, il caso “Punta Caruso” in Regione

Il consigliere regionale dei Verdi Francesco Emilio Borrelli interroga l'Assessore regionale all'Ambiente per conoscere quali urgenti provvedimenti intendano adottare affinché venga tutelata l'area individuata come centro di raccolta dei rifiuti

Il caso di Punta Caruso arriva in Regione. Il consigliere regionale dei Verdi, Francesco Emilio Borrelli ha effettuato un’interrogazione in Consiglio chiedendo all’assessore all’Ambiente e all’Urbanistica della Giunta regionale della Campania, quali provvedimenti intende adottare per tutelare, sia dal punto di vista ambientale, che paesaggistico e urbanistico, l’area di Punta Caruso e il bosco di Zaro del comune di Forio. La richiesta è quella di scongiurare l’istituzione dell’ecocentro di raccolta dei rifiuti urbani che potrebbe arrecare notevole danno a uno dei luoghi più belli e incontaminati dell’isola, meta di turisti e uno dei più rigogliosi polmoni verdi dell’isola. Nell’interrogazione il consigliere dei Verdi ricorda come con determina del 3° Settore del Comune di Forio (NA) n. 21 dell’08 agosto 2019, è stata autorizzata la messa in esercizio di un centro comunale di raccolta dei rifiuti urbani nell’area comunale in località Punta Caruso, il cosiddetto ecocentro comunale. La determina – secondo quanto dichiarato da Borrelli –  richiama e si fonda su delibere e determine precedenti che giustificherebbero la compatibilità del sito sia dal punto di vista urbanistico che quello ambientale; tali motivazioni, invece, vengono documentatamente confutate dal coordinamento regionale dell’Associazione Ambientalista Verdi Ambienti e Società – VAS;

Secondo l’Associazione gli strumenti urbanistici e paesaggistici che Forio ha in questo momento non hanno cambiato la destinazione del suolo in discussione, tant’è che la Soprintendenza di Napoli con provvedimento del 07 agosto 2013 ha espresso parere sfavorevole al progetto “non sussistendo le condizioni di legittimità per il rilascio del parere favorevole”; la determina è sostenuta da una dichiarata conformità paesaggistica relativa ai contenuti della delibera di Giunta n. 140 del 10 settembre 2018 che sono cosa diversa da quanto prevede la successiva deliberazione n. 170 del 6 novembre 2018 su cui si basa l’ecocentro che si vuole realizzare; in sostanza – spiega Borrelli –  è stato trasferito un parere di conformità paesaggistica, conservando l’intervento edilizio, ma dando al suolo una diversa destinazione, da area di parcheggio a sito di accumulo e di trasferenza di rifiuti; tale decisione risulta in contrasto con le prescrizioni del vigente Piano Paesaggistico, con l’art. 167 del decreto legislativo 22 gennaio 2014, n. 42 (Codice dei Beni culturali e del Paesaggio), nonché con contesto culturale ed ambientale che l’aera di Zaro esprime come patrimonio dell’Isola.

“La scelta dell’amministrazione Del Deo di proporre Punta Caruso come EcoCentro e punto di stazionamento dei mezzi della Nettezza Urbana è del tutto improponibile – tuonava qualche settimana fa  Nicola Lamonica del Vas Campania. – Non solo non risolve il problema dal punto di vista dello spazio e della volumetria per la limitatezza dello spazio e l’impossibilità di creare volumi nell’area, anche minimi volumi che possano salvaguardare la salute e quanto fisiologicamente necessario per il personale e la guardiania, ma anche non consente di poter accogliere il materiale ingombrante nella sua totalità e neanche quello organico nei momenti in cui dovessero aversi delle emergenze in terraferma o sui trasferimenti marittimi.

Altro che luogo dedito alla trasferenza dei rifiuti, Zaro, secondo l’idea di Nicola Lamonica, dovrebbe essere un’area che dovrebbe tendere a divenire un sito dell’Unesco, un obiettivo a cui il consigliere Borrelli – sottolinea Lamonica – dovrebbe dare il proprio contributo negando l’atto di Giunta e avviando pratiche propositive per la bonifica e per l’estensione del Parco già individuato nel PUC a l’intera area di Zaro, con il coinvolgimento dei vari proprietari, così come già proposto dalla Lega per l’Ambiente nel gennaio del 1988 che proponeva un’area a difesa attiva, ricreativa, scientifica, culturale, occupazionale, economica.

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