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Riflessioni – Chi non sa fare la pace

Gli esseri umani si sono sempre combattuti e riappacificati. Lo vediamo nella vita privata, nella politica e nella guerra.

I fratelli possono litigare furiosamente e, dopo qualche tempo, tornare a giocare e ad aiutarsi come prima. In politica gli avversari si lanciano accuse tremende durante la campagna elettorale. Però, se devono fare un governo di coalizione o affrontare un comune nemico, si rappacificano e si dichiarano amicizia. Perfino la guerra, la più crudele e spietata forma di aggressività, ad un certo punto finisce. Le offese vengono dimenticate e incomincia una nuova epoca di pace e di collaborazione.

Per far terminare il conflitto, per fare la pace, bisogna che qualcuno mandi dei segnali di pacificazione e che l’altro li accetti. Due ragazzi hanno litigato a sangue ma, poi, quando sono distanti, la loro collera svanisce. Allora, il giorno in cui si incontrano, uno dei due mormora da lontano un “ciao” a cui l’altro risponde con un vago gesto di saluto. E’ poco, ma significa che il segnale di pacificazione è stato raccolto. La prossima volta potranno ricominciare a parlare.

Anche nella vita professionale abbiamo discussioni, incomprensioni, screzi coi colleghi. Ma, dopo una seduta tumultuosa, ci avviciniamo in modo gentile alla persona con cui abbiamo discusso animatamente, le sorridiamo, le facciamo capire che non abbiamo un rancore personale.

In seguito cerchiamo di farle un favore per dimostrare la nostra amicizia. Sono atti di riparazione il cui scopo è di impedire che il dissidio continui, e di favorire il processo opposto. Così, ad un certo punto, il dissidio viene dimenticato e riprende il rapporto amichevole.

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Ma attenzione, c’è un particolare tipo di persona con cui la pacificazione è impossibile, perché interpreta il vostro gesto di amicizia come un segno di debolezza. Voi le sorridete e lei pensa: “sorride perché ha paura di me: devo approfittarne per schiacciarlo completamente”. Perciò anche se vi sorride a sua volta, anche se sembra amichevole, conserva tutta la sua aggressività e la sua determinazione di continuare la lotta. E’, poiché è convinta che voi siate un debole e un pauroso, la prossima volta raddoppierà le sue pretese.

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Con queste persone la pace è solo apparente. Ogni vostro atto di gentilezza, ogni favore che fate raddoppia la loro voglia di schiacciarvi. Nella storia ci sono molti sinistri personaggi di questo tipo. Come Hitler. Costui partiva con una aggressione. Quando gli altri reagivano si fermava ma, non appena di era giunti ad un accordo, lo interpretava come un segno di debolezza e faceva nuove rivendicazioni.

Nel 1938 ha invaso l’Austria. Di fronte alla reazione degli Alleati, ha accettato l’accordo di Monaco. Però lo ha interpretato come un segno di debolezza e, subito dopo, ha attaccato la Cecoslovacchia.

Non bisogna pensare che questi personaggi esistano solo nei libri di storia. Ce ne sono nelle imprese, negli uffici pubblici, nelle università. Sono persone divorate dall’avidità e dall’ambizione, incapaci di cogliere le reali intenzioni degli altri. Pensano solo a se stessi, alla propria affermazione, al proprio potere. Concepiscono tutto in termini di conquista. Dove arrivano mettono solo i propri seguaci e perseguitano coloro che non ubbidiscono ciecamente al loro volere. Se si comportano in modo amichevole, lo fanno per ingannarvi, per indebolirvi, per raggirarvi.

Per riconoscerli non guardate il loro volto sorridente, guardate i fatti. Vi accorgerete che chiedono sempre, che non donano nulla. Che sono vendicativi, sprezzanti coi deboli e spietati con gli sconfitti. Ricordate che, quando voi dite di sì, loro vi disprezzano e si preparano a raddoppiare le richieste. Per cui l’unica difesa è diradare i contatti, evitarli e, alla fine, dire sempre di no.

 

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