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Riparte la giustizia, ma c’è ancora “maretta” tra gli avvocati isolani

Alle ataviche criticità di cui soffre il presidio giudiziario locale, si aggiungono le diversità di vedute tra i professionisti circa le insufficienti misure di prevenzione sanitaria

Restano agitate le acque del foro isolano. Le problematiche ormai ataviche che da anni si riproducono senza che le auspicate soluzioni si concretizzino, si vanno ad aggiungere a quelle create dall’emergenza sanitaria da covid-19. Nonostante i vari dialoghi istituzionali con i vertici giudiziari, resta ancora di là da venire una concreta predisposizione di misure di sicurezza per la ripresa delle udienze: da calendario oggi dovrebbero ripartire le udienze presso il giudice di pace.

Una gran parte dei professionisti spinge affinché le udienze riprendano correntemente, anche perché lunghi mesi di inattività hanno provocato mancati introiti che si ripercuotono più o meno pesantemente sui vari studi legali dell’isola. Lo stato di agitazione della categoria, anche se ufficiosamente, è già una realtà da tempo, e si discute animosamente se sia il caso di proclamare un’astensione. Tuttavia sembra che all’interno del direttivo dell’Associazione forense ci siano ancora dubbi su una decisione del genere. Tra i professionisti facenti parte dell’associazione c’è comunque chi vorrebbe immediatamente dichiarare l’astensione, ma i vertici associativi non sarebbero compatti, e la decisione sul da farsi viene procrastinata da giorni.

L’Assoforense resta divisa e incerta sull’eventuale proclamazione dello stato di agitazione o dell’astensione

A tali malesseri si aggiungono i malumori e le discussioni circa la gestione di una chat messaggistica di servizio che viene usata dai professionisti per le comunicazioni formali. Ma quali sarebbero in concreto i problemi emersi di recente? Innanzitutto molti lamentano l’assenza di misure igienico-sanitarie atte a prevenire il rischio di contagio da coronavirus, così come le modalità di controllo degli accessi a palazzo di giustizia e il mantenimento della distanza di sicurezza. M anche a livello spicciolo gli inconvenienti non mancano, a partire dall’esaurimento del gel igienizzante che ormai è di fatto un “must” nei vari locali adibiti a uffici.

Naturalmente, come detto, restano sul tappeto tutte le problematiche di cui ormai sembra anche fastidioso farne elenco per l’ennesima volta. La carenza di personale nella sezione distaccata di via Michele Mazzella ha provocato notevoli malumori circa il protocollo relativo ai turni di accesso nella cancelleria dell’ufficio del giudice di pace, così come sembra inadatto e macchinoso quello relativo alla richiesta delle copie, mentre al settore civile diversi professionisti lamentano le tempistiche per le comunicazioni tramite posta elettronica certificata, comprese quelle finali di accettazione di atti processuali. La modalità smart working, pur legislativamente normata, ha paradossalmente tolto ulteriore efficienza al disbrigo degli adempimenti, visto che in tal modo si è ancor più ridotta la presenza fisica dei funzionari negli uffici.

Dunque, a dispetto delle rassicurazioni degli ultimi mesi, restano intatti tutti i motivi che ostano a un normale svolgimento dell’attività giudiziaria. E tuttavia, mentre alcuni professionisti non hanno intenzione di riprendere le udienze come se nulla fosse, pur di lavorare, altri bollano come inammissibile tale attitudine, viste le norme in materia di prevenzione anti-contagio che però restano lontane dalla possibilità dell’attuazione pratica.

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