CRONACA

Riproponiamo l’articolo pubblicato lo scorso 20 ottobre – L’ambientalismo di facciata che vuol frenare Casamicciola: regia esterna o ostruzionismo?

Il caso della Colmata di Casamicciola e le polemiche di Lamonica e Vuoso: serve davvero “rallentare” tutto per proteggere l’ambiente? Tentare di bloccare il progresso per conservare il passato: così si punta a far morire un’isola che vuole vivere

Da anni sull’isola d’Ischia assistiamo al ripetersi dello stesso copione: progetti pubblici che potrebbero migliorare il territorio e restituire dignità a zone degradate finiscono ostaggio di proteste, denunce e ricorsi. È accaduto ancora una volta con i lavori della “Vasca di Colmata” di Casamicciola, il Capricho, il cratete “Funnulillo” dove il cosiddetto “Fronte Unito per l’Ambientalismo dell’isola d’Ischia”, capitanato da Nicola Lamonica e Gianni Vuoso, ha sollevato l’ennesima ondata di accuse e sospetti. Denunce continue, raduni di tre quattro manifestanti che in nome dell’“ambiente” chiedono “giustizia”. Ma la domanda che molti isolani oggi si pongono è: si tratta davvero di difesa dell’ambiente, o solo dell’ennesima crociata per dire no a tutto? Le contestazioni riguardano la realizzazione del lotto della Colmata nella zona di fronte il Pio Monte della Misericordia. Lamonica e Vuoso, già protagonisti di decine di iniziative “ambientaliste” spesso senza seguito concreto, denunciano presunte irregolarità e mancanza di trasparenza. Tuttavia, il tono e la sostanza delle loro azioni sembrano sempre più vicini all’ostruzionismo politico che alla reale tutela del territorio. Non è la prima volta che le loro campagne si trasformano in manifestazioni di protesta sterili, capaci solo di rallentare interventi già finanziati e indispensabili per la sicurezza e la rinascita di Casamicciola, dopo le tragedie e i disastri che tutti ricordiamo. Eppure, chi davvero ama la propria terra sa che l’ambiente si difende anche migliorandolo, non lasciandolo fermo, abbandonato, degradato. Lamonica e Vuoso, invece, si trincerano dietro lo slogan del “rispetto dell’ambiente” per ingaggiare crociate inutili, più mediatiche che concrete, fatte di parole altisonanti e zero soluzioni. Un ambientalismo da urlo, che non salva nulla ma ostacola tutto. Da anni, brandiscono la parola “ambiente” come uno scudo per dire sempre e solo no. Trasformano ogni progetto in una battaglia, ogni cantiere in un nemico, ogni cambiamento in una minaccia. Seguendo loro l’isola resterebbe immobile, e l’immobilità è la forma più subdola di degrado.

L’incoerenza delle battaglie

C’è poi un punto che lascia perplessi molti cittadini: il terreno oggetto di tante polemiche, indicato come “inquinato” e quindi “inadatto” alla colmata, è lo stesso materiale che si riutilizza a Forio per realizzare un parco giochi per bambini e un’area parcheggio. E allora, come mai lì non si protesta? Perché non si manifesta anche davanti al Comune di Forio? Perché la sensibilità ambientale sembra accendersi solo quando fa comodo e spegnersi quando il tema tocca altri contesti amministrativi? Una domanda sorge spontanea: può essere che il silenzio nasca dal fatto che proprio al Comune di Forio, e precisamente all’Ufficio Tecnico, lavora uno dei i figli di Lamonica che a sua volta ha una figlia che riveste la carica di consigliere comunale? Non è un’accusa, ma un elemento oggettivo che i cittadini notano e che merita chiarezza, perché la coerenza è la prima regola di chi si erge a difensore della legalità e dell’ambiente. È giusto pretendere trasparenza da tutti, ma altrettanto importante è applicare le stesse regole a se stessi. In un’isola che ha bisogno di rinascere e di opere concrete, la coerenza non è un dettaglio: è una questione di credibilità. Dietro questo silenzio selettivo non dovrebbe nascondersi una prudenza “a zone”, che cambia a seconda dei luoghi e delle relazioni. Non possiamo accettare un ambientalismo a geometria variabile, che colpisce con forza un’amministrazione ma tace su un’altra, alimentando il sospetto che certe battaglie non nascano dall’amore per l’isola, ma da logiche personali o da rapporti di prossimità con chi governa certi uffici. Dove è Lamonica quando a Forio per una mezz’ora di pioggia si allaga a mò di fiume tutta Monterone? Dove è Lamonica quando le zone e le colline di Forio versano in pieno degrado? Dove è Lamonica quando a Forio c’è una discarica comunale abusiva a cielo aperto nella zona di Zaro? Dove è Lamonica quando i cittadini sversavano nei canaloni rifiuti di ogni genere? Dove erano Lamonica e Vuoso quando sopra la spiaggia di Cava dell’isola si svolgeva il più grande abuso edilizio degli ultimi anni e si distruggeva una intera spiaggia? Casamicciola oggi è un Comune che corre a cento all’ora, con progetti concreti e una visione di rilancio guidata dall’amministrazione di Giosi Ferrandino. E sembra proprio che questo ritmo dia fastidio a qualcuno, tanto da spingere mani esterne a intervenire per creare ostacoli e rallentamenti. Ma chi viene per disturbare, convinto di suonare la musica della protesta, rischia di essere suonato: perché qui c’è un’isola che non vuole più fermarsi. Il Funnulillo: la nuova bandiera di chi vuole bloccare tutto Nicola Lamonica Tra i cavalli di battaglia dell’ambientalismo a intermittenza c’è anche il cratere del Funnulillo, improvvisamente trasformato in simbolo sacro da difendere a ogni costo. Peccato che, fino a ieri, pochi ne conoscessero l’esistenza e nessuno avesse mai sollevato alcuna attenzione su quell’area. Oggi, però, diventa utile per l’ennesima battaglia di retroguardia, agitata come fosse un tesoro geologico da preservare, ma senza spiegare ai cittadini quali rischi reali comporti lasciarlo così com’è. Il Comune – con una delibera legittima e pubblica – ha previsto interventi di sistemazione idrogeologica e messa in sicurezza, proprio per evitare che quel cratere naturale, ormai degradato e in parte compromesso, possa diventare un pericolo per la collettività.

Ma anziché confrontarsi con i dati tecnici, Lamonica e i suoi preferiscono lanciare slogan come “ignobile dal punto di vista culturale e scientifico”, senza proporre una vera alternativa, senza tenere conto delle esigenze di chi vive e lavora in quei luoghi. Difendere un cratere può sembrare nobile, ma cercare di bloccare interventi urgenti di tutela e prevenzione in nome della retorica ambientalista è irresponsabile. Se si vuole parlare del Funnulillo, lo si faccia con serietà, studi alla mano, e non solo per strumentalizzare un toponimo folkloristico utile a guadagnare visibilità. Il punto vero L’impressione diffusa è che certe associazioni “storiche”, guidate da persone ormai lontane dal mondo operativo e dai problemi concreti, abbiano trasformato l’ambientalismo in un rituale del “no”: no ai lavori, no ai progetti, no alle trasformazioni urbane, no a qualsiasi cambiamento. Un ambientalismo che non costruisce ma distrugge, non propone ma blocca, non migliora ma rallenta. Eppure, la rinascita di Casamicciola – come quella dell’intera isola – passa proprio da progetti concreti, infrastrutture sicure, riqualificazione delle aree costiere. È questa la vera tutela dell’ambiente: quella che restituisce vivibilità e decoro. Lamonica e Vuoso dovrebbero usare la loro esperienza per costruire e proporre, non per ostacolare e denigrare. Le polemiche fini a sé stesse non aiutano l’isola, e la vera legalità si difende collaborando, non ostacolando. Perché l’Ischia di oggi non ha bisogno di chi grida “fermi tutti”, ma di chi lavora per farla ripartire. C’è un ambientalismo che difende la natura, e uno che difende solo il proprio ruolo. Quello che dice sempre ‘no’, che protesta per mestiere e non per convinzione, che scambia la partecipazione con il protagonismo. Ma l’isola d’Ischia ha bisogno di mani che costruiscono, non di dita che puntano.

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