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LE OPINIONI

Rischi e opportumità dello sport

Un bambino può essere predisposto alla corsa ma c’è un limite da non superare: quello dell’età

Non è la Bosnia che è irraggiungibile, è l’Italia che annaspa, fa poche accelerazioni, ripartenze, cambi di direzione, ecc. Come per l’atletica leggera, spesso, la debacle è da addebitare all’errata preparazione atletica, e a tecnici incompetenti. Qualche esempio chiarirà meglio. I nostri calciatori fanno almeno tre secondi e sessanta nei 30 mt da fermo? Nello scatto al 90% cinque secondi e cammino per cinque secondi per quattro minuti di seguito, quanti metri coprono, e di questi quattro minuti se ne devono fare cinque serie. Saltano da fermo cm 130/140? E’ mortificante assistere a come si preparano nel calcio

Costruire un atleta

Non perdere mai di vista che l’obiettivo, durante l’infanzia, è fare sport per divertirsi e non per diventare necessariamente dei campioni.

Gli ingredienti per la costruzione di un atleta sono talento, passione, allenamento e costanza.

Il talento senza allenamento resta potenzialità. In tutte le discipline, ad esempio, come nella corsa non bisogna avere fretta. Un bambino può essere predisposto alla corsa ma c’è un limite da non superare: quello dell’età. Nell’atletica iniziare troppo presto, diversamente da sport precoci come il nuoto, può rivelarsi controproducente sia fisicamente che psicologicamente. Ha fatto notizia la bambina di Borghetto Santo Spirito (Savona), Sara Meloni, che a sette anni ha corso i 5mila metri sotto i 20 minuti e i 10mila in poco meno di 45 minuti. Il padre-allenatore ha spiegato che “la corsa è il suo gioco preferito” sottolineando come Sara venga sottoposta a controlli medici periodici che “confermano che è sana”.
Prima di lei aveva fatto il giro del mondo il video di Rudolph Ingram, il bimbo prodigio di Tampa (Florida, Usa), che a 7 anni ha corso i 100 metri piani in 13”48 e che è già stato indicato come l’erede di Usain Bolt. E a quanto pare è un talento anche nel football, sport che pratica insieme all’atletica.

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Guardando le immagini dei loro allenamenti e ascoltandoli parlare si ha l’impressione di avere di fronte non dei bambini che “giocano a correre” ma degli atleti maturi “in miniatura”. Il corpo, però, non è quello di un adulto: muscoli, ossa, tendini vengono “stressati”, invece dovrebbero essere lasciati in pace per svilupparsi in modo armonioso, evitando problemi ad articolazioni, schiena e tendini negli anni futuri.

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Nello sport si migliora con i carichi di lavoro

Una cosa è osservare un talento, altra cosa è coltivarlo: è complicato e difficile. In chiave montessoriana è quel ‘ti aiuto’ volto a sviluppare ciò che il bambino ha dentro. Della storia di Sara Meloni colpisce che i medici abbiano detto che è sana: non vuol dire che se è sana quel carico di lavoro sia adeguato psicologicamente e fisicamente alla sua età.
 

Atleti come Tania Cagnotto e Filippo Tortu

Per un genitore non è impossibile fare l’allenatore del figlio ma serve competenza. Per coltivare un talento occorrono 10mila ore di pratica intenzionale, cioè non la mera ripetizione del gesto ma una pratica in cui oltre all’automatizzazione del gesto, s’inseriscono obiettivi sempre più sfidanti, con situazioni alternative di difficoltà. E questo richiede, appunto, competenza.
 
Un agonismo ‘precoce’ può far male

L’attività sportiva può essere paragonata a una medicina: fa bene nella giusta posologia. Se invece si sbaglia posologia, può diventare dannosa e specialmente nell’età evolutiva il rischio è alto. Serve competenza, deve esserci l’intenzionalità educativa, l’obiettivo è lo sviluppo delle capacità del bambino e non vincere necessariamente. Vorrei evidenziare come molti operatori, spesso, non abbiamo ancora ben chiare le potenzialità dell’attività sportiva giovanile. Sinceramente trovo quest’aspetto e la ‘bellezza’ dell’attività ludico-motoria più appassionanti del campione che vince la medaglia. 
 

Atletica leggera

Sinceramente non so veramente da cosa iniziare, vista la quantità di errori (e orrori)che, secondo il mio parere, si attuano da anni nel mondo dell’atletica leggera italiana. Chi ha le competenze, e vuole interpretare questo dato partecipi a qualche corso tecnico e chieda al tecnico di turno del lavoro di cui parla a quali risultati porta nel breve e lungo termine. Vien da piangere vederli farfugliare e annaspare. Mi occupo di preparazione fisica da più 40 anni, basket dal 1979 al 2003 la squadra locale “Cestistica Ischia”, tuttavia mi considero soprattutto un amante di tutto lo sport, in particolar modo dell’atletica leggera che pratico sin dal 1965, lancio del disco e getto del peso. Sono veramente scioccato nel vedere questa strage di atleti, alcuni con un talento eccezionale, massacrati brutalmente da programmazioni atletiche che nulla hanno a che fare con la logica e la scienza.
Lo dico subito, senza tanti giri di parole; secondo me nell’80-90% dei casi gli atleti della nazionale italiana di atletica leggera si allenano troppo e purtroppo anche male.Punto.

Allenatori federali

In tanti anni ho letto di risultati di decine di talenti giovanili che poi, con l’età adulta, sono letteralmente spariti. I ragazzi, dopo le superiori ove normalmente si fanno 2 – 4 allenamenti settimanali, generalmente sono reclutati in qualche arma, come la guardia di finanza, l’aeronautica, ecc. Gli allenatori federali iniziano ad allenarli tutti i giorni poiché oramai sono professionisti. Passano dalle 8 – 10 ore di allenamento settimanali ad almeno 20-30 ore, dato il doppio allenamento al giorno, cioè una media di 4 ore giornaliere per 6/7 giorni a settimana. Questo sistema ha fatto una pulizia del 90% dei nostri talenti giovanili, dal dopoguerra in poi. Secondo me, il nostro organismo non è tarato per gli allenamenti ad alto volume, anche bigiornalieri, senza riposo o quasi, a cui vengono sottoposto quasi tutti gli atleti della nazionale italiana di atletica leggera.

Mantenersi attivi più a lungo senza traumi

Una disciplina “attenta” alle articolazioni, oltre a non usurarle, aiuta a mantenerti attivo più a lungo. La corsa e la bici colpiscono più ginocchia e caviglie, mentre il tennis e le attività in palestra sollecitano maggiormente spalle, gomiti e l’articolazione del polso. Nuoto, bici, ginnastica in acqua o nordic walking sono perfetti per principianti ed esperti: il vantaggio è maggiore per i primi, che possono spingersi fino ai loro limiti, senza procurarsi traumi o lesioni. Nel caso della bici o del nordic walking, ad esempio, puoi applicare questi accorgimenti per aumentare l’intensità dello sforzo. Battere il record di percorrenza su una distanza prestabilita, affrontare un tracciato costellato di dislivelli o, semplicemente, uno più lungo.

Gradualità e giusta intensità

Camminare o correre nella propria soglia del range battito cardiaco; = 220 – età X % intensità allenamento. E’ semplicemente inutile resistere alla fatica di una stremante attività di corsa, col fine di ritornare in forma o dimagrire. Paradossalmente, quello che alla fine si perderà, è al massimo lo stesso grasso di quello consumato correndo o camminando a intensità inferiori. Addirittura, visto che ad un range maggiore del 70% della massima frequenza cardiaca, sono più gli zuccheri ad essere utilizzati come fonte di energia, il nostro organismo aumenterà lo stimolo della fame allo scopo di reintegrare il glicogeno. Mangiando di più, s’ingrassa di più. Infatti, il consumo dell’organismo è:

a riposo, 87% da grassi e 13% da zuccheri;

leggera e breve attività fisica: 50% da grassi e 50% da zuccheri:

attività fisica mediamente intensa e lunga: 70% da grassi e 30% da zuccheri.

  • Insegnante Tecnico, F.I.P.C.F. – C.O.N.I.
  • Preparatore Atletico

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