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Rispoli: «Turismo straniero in aumento, ma la politica abbia il coraggio di fare scelte ambientali»  

ISCHIA – Dopo gli anni più difficili (2010 – 2014), l’economia turistica isolana sembra riprendere fiato. Il bilancio finale, al termine della stagione, si preannuncia positivo, anche se si tratta di una crescita minimale forse nemmeno completamente ascrivibile a meriti propri del settore. In un contesto nazionale e internazionale favorevole (timidissima ripresa dei consumi, impraticabilità di alcune spiagge del Mediterraneo per le ben note tensioni geopolitiche), l’isola d’Ischia ha sostanzialmente tenuto, pur lontana dai risultati che potrebbe ottenere verso un mercato, quello internazionale, fondamentale ai fini della bilancia dei pagamenti turistici. Ne abbiamo parlato con l’ing. Mario Rispoli, funzionario dell’Azienda di Cura, Soggiorno e Turismo delle isola di Ischia e Procida.

Che bilancio possiamo fare, a stagione turistica quasi conclusa?

«Sicuramente positivo in termini quantitativi. Le presenze sono cresciute, come nel resto dell’Italia. Sul mercato straniero, per noi così importante, registriamo un incremento dell’8 – 9 %, un dato certamente positivo legato alla congiuntura internazionale: dalla guerra in Siria ai conflitti nel Mediterraneo post Libia, dagli attentati in Tunisia a quelli che hanno scosso la Francia. C’è una sorta di timore generalizzato, da cui abbiamo tratto un certo ritorno. Il problema è che sull’isola d’Ischia, su tutti i pernottamenti, la fetta di mercato straniero è solo del 25%. Continuiamo a lavorare molto con gli italiani, i pensionati soprattutto. C’è però un altro dato positivo».
Quale?
«Le strutture alberghiere di target alto, parlo degli hotel a 5 stelle, hanno goduto di un incremento ancora più forte sul mercato straniero. Non solo. Lo hanno avuto anche nel momento di altissima stagione: luglio e agosto. Mesi nei quali gli stranieri tradizionalmente non venivano a Ischia».
L’errore più grande che abbiamo commesso nei confronti del mercato internazionale.
«Ischia possiede ancora dei meravigliosi fattori di attrattiva per un ospite straniero. Ma sotto l’aspetto di certi servizi, e parlo di trasporti e viabilità, è allucinante. A livello di Saigon. La principale negatività che allontana i turisti stranieri dall’isola d’Ischia è il traffico asfissiante, caotico, inaccettabile per una località turistica. Auto e motorini dappertutto, ad ogni ora del giorno e della notte. Una percentuale di incidenti tra le più alte d’Italia. Bisogna intervenire».

Se fosse un amministratore che misure adotterebbe per scoraggiare il traffico automobilistico?

«Ce ne sono tanti. Dalle targhe alterne a zone a traffico limitato sempre più numerose e più ampie. Incentivi  per le auto a trazione elettrica, anche trovare delle alternative al traffico su gomma, insomma sono tanti gli strumenti che un’amministrazione può mettere in campo per contrastare o  contenere il traffico dell’isola. Quello che manca è il coraggio. Basta che arrivino 10 cittadini scatenati che si lamentano di non poter arrivare fin sotto casa con l’auto e i nostri amministratori si guardano bene dall’adottare ogni provvedimento che serva a decongestionare il traffico. I nostri politici hanno paura  di perdere consenso, senza capire che attraverso certe scelte guadagnerebbero altro consenso. Come avviene altrove».

Le scelte sostenibili pagano davvero?

«Non lo dico solo io. Basta farsi un giro. Tutta la nostra classe politica dovrebbe visitare e conoscere le località turistiche virtuose del nostro Paese. A Portofino, ad esempio, devi lasciare l’auto a 20 km. Noi invece continuiamo a essere, tra le isole italiane minori, quella che ha la percentuale più alta di auto e motorini per abitanti».

Siamo a ottobre. Tra qualche settimana metteremo la consueta pietra tombale su una parolina magica come “destagionalizzazione”. Ne parliamo per molti mesi, poi puntualmente ne celebriamo il de profundis. Di chi è la colpa?

«Una situazione drammatica. Siamo arrivati a un punto tale che diventa molto difficile rimettere i cocci insieme, però questo non può diventare un’attenuante per evitare di ripartire o tornare a parlarne. Come? Ci vogliono gli incentivi, bisogna premiare chi incentiva l’occupazione. Iniziamo a fare uno sconto importante sulla tassa dei rifiuti a quelle strutture o esercizi che restano aperti più tempo. Ischia ha una risorsa eccezionale: il termalismo. Perché non farlo a Ischia anche nel periodo invernale?».

Nelle passate settimane si è parlato di un approdo turistico per megayacht a Ischia Ponte. Favorevole o contrario?

«Non sono tanto favorevole. Non vorrei che il caos che si genera sulle strade si riproduca anche a mare. Pensi ai weekend estivi sulle nostre coste, un inferno, un traffico di natanti insostenibile. Non mi sembra una buona idea, il turismo da diporto è già abbastanza. Bisogna cercare di ridurre, non aumentare. Operare dei tagli a quello che c’è e non funziona. O funziona male».
C’è un’amministrazione che ha lavorato bene, magari con più impegno delle altre?
«Spiace constatare che nessuna delle nostre sei amministrazioni abbia adottato politiche ambientalistiche significative. Le uniche che pagano in termini di ricaduta turistica. Cosa c’è nell’immaginario di un turista che sceglie un’isola per le proprie vacanze? Relax, tranquillità, natura e un mare pulito. Secondo lei le trova?
».

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