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CRONACA

Ritornano le ruspe, ancora contro la povera gente

Dopo le tragiche demolizioni di case di prima necessità avvenute ultimamente a Quarto, Ischia e Procida, stavolta lo Stato sceglie il Comune di Casal di Principe per accanirsi, giammai nei confronti della grossa speculazione edilizia affaristica ed in odore di camorra, ma contro due famiglie di umili lavoratori sull’orlo dello stato di indigenza e per cui queste abitazioni rappresentano tutta la loro ricchezza e nelle cui quattro mura ci sono cementificati i sacrifici, le privazioni e le sofferenze di una vita intera: assurdo! Infatti per il 2 settembre è prevista la demolizione della casa di mamma Rita, papà Aniello e dei piccoli Tommaso e Luciano, e quella di papà Luigi, mamma Maria e dei loro bambini Angelo e Jacopo che saranno sbattuti per strada senza alcuna umana pietà. Ma possibile che tra tanti immobili della grossa speculazione edilizia che hanno sfregiato e distrutto coste e colline della nostra regione, lo Stato si diverta sempre e solo ad abbattere le case della povera gente costretta ad edificare senza licenza edilizia dalle Istituzioni inadempienti e in un periodo storico in cui tutti ti rassicuravano che solo così potevi costruirti la casa e che non sarebbe mai successo nulla? “Nel 2000 – ha affermato Fabio Stabile – stavamo iniziando a fare le case, abbiamo fatto lo scavo. Ci hanno fermati. Poi dopo 5-6 mesi siamo andati sul Comune di Casal di Principe e ci hanno detto ‘andate avanti non vi preoccupate, non succede niente’. E noi siamo andati avanti. Nel 2005 ci è arrivata una carta di abbattimento”. “Se demoliscono la casa mi uccidono pure a me. Devo morire pure io prima che abbattano la casa, non esiste che mi demoliscono la casa, solo questa tengo! Ne avessi un’altra, i figli possono andare a viverci. Ho fatto sacrifici, loro hanno fatto sacrifici e quando è dopo mi vogliono demolire la casa.? E se a me vogliono demolirla che dovrebbero fare a chi tiene 4 o 5 case?”, ha aggiunto Tommaso Stabile.

Qui a Casal di Principe oltre alla solidarietà del Comitato cittadino contro gli abbattimenti e del Coordinamento dei Comitati a Difesa del Diritto alla Casa della regione Campania, è straordinario l’impegno del sindaco anticamorra Renato Natale il quale da mesi sta cercando in tutti i modi di trovare un’alternativa abitativa per queste due famiglie. E sarà pronto ad autodenunciarsi se non riuscirà a trovare una soluzione, come ha affermato davanti alle nostre telecamere. “La casa non è stato possibile salvarla – ha dichiarato il sindaco di Casal di Principe Renato Natale – , quello che volevamo salvare invece è l’alloggio: le due famiglie sono lì, volevamo dargli un alloggio alternativo. Ci abbiamo provato, ci stiamo provando. Oltre a fare un avviso pubblico per trovare abitazioni, predisponendo anche risorse finanziarie a disposizione, abbiamo poi deciso di passare ai beni confiscati. Abbiamo sollecitato l’Agenzia dei beni confiscati a darcelo in tempi brevi, siamo riusciti ad averli a fine giugno. Però abbiamo dovuto fare dei passaggi: innanzitutto la sanatoria, perché il bene confiscato è abusivo e quello si può sanare. Abbiamo dovuto portare in Consiglio Comunale per la sanatoria, dopodiché dobbiamo fare le verifiche statiche (che abbiamo già ordinato) e le verifiche sismiche che sono in corso. Dopodiché dobbiamo avere l’approvazione di un progetto e avviare i lavori per la trasformazione: ci vorranno circa 100mila euro che abbiamo già messo a bilancio. Questo nella speranza di dare un alloggio soprattutto ai 4 bambini. Non credo che siamo in grado di poterlo fare entro il 2 settembre: abbiamo già detto in passato alla Procura che i tempi erano più lunghi e non credo ce la faremo per il 2, non so come andrà a finire. Allo stato attuale, con l’ultimo ordine della Procura… Finora siamo riusciti ad ottenere una serie di dilazioni perché questa cosa doveva avvenire già ad aprile, poi è stata rinviata… Speravamo che fosse rinviata fino a che non fossero pronte le due abitazioni alternative ma è arrivata questa nota della Procura che ci dice che improrogabilmente il 2 settembre devono demolire. L’ultima strada che mi può restare: se non riesco a dare una soluzione alternativa vuol dire che ho commesso un reato. A me, come amministrazione, la Procura mi dà un ordine che non è la demolizione (che fa la Procura), non è lo sgombero perché questo lo devono fare le forze dell’ordine. L’ordine dato all’amministrazione comunale è quello di dare assistenza sociale ai soggetti fragili, in questo caso i quattro minori. E che tipo di assistenza sociale posso dare ai quattro minori? Non credo possa essere una pacca sulla spalle e dire “vabbuò, nun fa niente. State ‘nmiezz a vije”. La risposta sociale che posso dare a questi minori è quella di dare un’abitazione. Potrei toglierli alla famiglia e affidarli ad una casa famiglia? Non credo che assolverei ai miei compiti di salvaguardia del benessere psicofisico di questi minori. L’unica modalità che mi resta per ridurre i danni, non per evitarli completamente, è quella di dare un alloggio alle famiglie, dare la possibilità a questi bambini di poter stare ancora con i propri genitori sul territorio di Casale, poter andare a scuola dove sono sempre andati, avendo una sicurezza abitativa. Abbiamo ridotto il danno se facciamo questo, ma dato che non riusciremo a farlo entro il 2, vuol dire che io non sono in grado di ottemperare all’ordine della magistratura, incorrendo nel reato previsto dal codice penale che è il reato di mancata osservanza di un ordine del magistrato. Commetterò questo reato. Mi autodenuncerò perché non sono in grado di ottemperare all’ordine della magistratura”. 

A cura del Coordinamento dei Comitati per la Difesa del Diritto alla Casa della regione Campania

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